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Le primarie in Puglia: obiettivo mancato
  
di Luigi DE LEO

IL FLOP DELLE PRIMARIE IN PUGLIA

Il risultato delle Primarie svoltesi domenica 16 gennaio u.s., iniziativa voluta dal centro-sinistra, ha stabilito che a sfidare il Governatore uscente Raffaele Fitto alla presidenza della Regione Puglia, sarà l’on.Nichi Vendola e non, diversamente dai pronostici della vigilia, l’economista Francesco Boccia. A questo appuntamento abbiamo guardato un po’ tutti con attenzione, in quanto si è trattato del primo esperimento praticato in Italia anche se limitato alla regione Puglia.

L’esito finale è stato analizzato in modo differente da vari esponenti politici e non dello schieramento di centro-sinistra e molte perplessità hanno riguardato il meccanismo di votazione non risultato sufficientemente idoneo agli obiettivi che si volevano raggiungere. A tal proposito, il politologo Giovanni Sabbatucci ha avuto modo di osservare che il tentativo di sottrarre alle burocrazie partitiche la scelta dei candidati si rivelerà poco efficace perché creerà più problemi proprio per la mancanza nel nostro Paese di una tradizione delle primarie presente, invece, da sempre, negli USA, la patria in cui queste sono nate. Infatti, l’esperimento pugliese, poiché non supportato da procedure e regole ben definite, ha evidenziato tutti i limiti. Il fatto che gli elettori delle primarie si siano qualificati come tali alla vigilia del voto, previo pagamento della quota di un euro, ha favorito, non già il corpo dei potenziali elettori, ma la parte attiva della base di quei partiti interessati all’affermazione delle proprie ragioni trascurando di considerare l’interesse dello schieramento di cui fanno parte. La scelta dell’on.Vendola, di cui non sono in discussione le qualità politiche e professionali, non può non chiamare alle loro responsabilità principalmente i partiti (DS, Margherita, SDI) per il fallimento della loro linea, per essere stati i sostenitori della candidatura Boccia.

Parlare di “una grande manifestazione di libertà, un bagno di democrazia”, così come hanno fatto alcuni esponenti del centro-sinistra, è sembrata più una forzatura nel momento in cui hanno voluto enfatizzare una circostanza che non c’è stata. Opposti, invece, i giudizi dei rappresentanti della Casa delle Libertà, i quali hanno visto nella sconfitta di Boccia un regolamento di conti che si è consumato all’interno della Grande Alleanza Democratica (Gad) causato dal rapporto conflittuale tra le varie componenti politiche. Il disagio maggiore, tuttavia, è vissuto dalla componente dei cattolici-democratici (ex popolari) e da quella dei socialisti di area riformista, poiché ad essere sconfitto è stato il loro progetto a vantaggio di un disegno politico e quindi di un candidato che affonda le sue radici nella sinistra radicale e antagonista. Ancora una volta, dunque, queste forze devono prendere atto del ruolo marginale che hanno all’interno della coalizione  non avendo la forza di incidere sulle scelte.

Pertanto, dalle primarie pugliesi è venuto fuori un verdetto che vede mortificato l’indirizzo della politica moderata, riconducibile ai valori propri della cultura cattolica-laica-riformista che è incompatibile con quella di chi non si riconosce in quel sano popolarismo che si incentra sulla persona che ripudia le estremizzazioni, che esalta il bene comune.

Nell’attuale momento di grande confusione della vita politica c’è la necessità di una rilettura della storia passata per trarre da questa ogni utile insegnamento al fine di riconsiderare le scelte che i nostri uomini illuminati hanno compiuto all’indomani del dopoguerra e senza le quali nel nostro Paese non si sarebbe potuta affermare la democrazia e con essa la pace e lo sviluppo sociale.

 

 

 

 


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