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IL DIBATTITO sulla SCUOLA/ La scuola, Tremonti, Gelmini e …dintorni
  
di Salvatore AMORELLA*

06-11-08

Placatasi, almeno un po’, la grancassa della protesta contro il vituperato decreto Gelmini, dopo aver letto commenti, analisi sociologiche, panegirici o, viceversa, demonizzazioni sulla stampa di opposto colore politico, consegno a queste poche righe alcune riflessioni che mi vengono dal cuore, come persona che nella scuola vive e lavora da 22 anni, prima come docente e oggi come dirigente scolastico.

La cosa che non finisce di sorprendermi, benché la stessa litania si riproduca ormai da anni, è l’assoluta mancanza di equilibrio, senso di responsabilità, correttezza divulgativa, obiettività in chi ha il compito di informare l’opinione pubblica. La Gelmini, un’onesta trentacinquenne con poca esperienza politica e forse pure professionale e di vita, è stata dipinta come una specie di strega cattiva che vuole male ai bambini, a cui toglie una pluralità di maestri così utili alla formazione del pargoletto. Questa è, evidentemente, una rappresentazione falsata della realtà: si può discutere sulla valenza pedagogica del c.d. “modulo” (tre insegnanti su due classi), ma non si può negare che l’introduzione del suddetto fu una meravigliosa operazione di abilità sindacale, con la quale si moltiplicarono cattedre, in vista di un già annusabile calo demografico. I bambini che prima del 1990 frequentavano le elementari non risultano aver sofferto particolari menomazioni per aver avuto un singolo insegnante o un insegnante prevalente. D’altro canto, giustificare il ritorno all’antico con motivazioni pedagogiche è un altro atto di ipocrisia, dal momento che tutti sanno che è finito il periodo delle vacche grasse, “Pantalone” ha pagato troppo ed ora è in cura dimagrante, che, in uesto caso, qqqqqqqq questo caso, non va di moda tra le maestre, che protestano per rivendicazioni di categoria e non per motivi didattici.

Il ritorno alla valenza giuridica del voto di condotta non è un atto contro il bullismo, come lo si è voluto far passare. In questo ha ragione chi dice che il bullismo non si sconfigge con le sanzioni disciplinari. Il voto di condotta è un atto di giustizia, un premio a chi rispetta le regole, una punizione per chi non le rispetta, come avviene in tutti i Paesi civili del mondo. Il ministro Berlinguer, uno dei più autorevoli responsabili, a mio modo di vedere, del degrado della scuola attuale, privò gli alunni, non proni al potere ma solo disciplinati ed educati, di un elementare riconoscimento, danneggiando anche gli indisciplinati, per cui nessuna forma di correzione educativa è stata più possibile.

Il grembiulino uguale per tutti era un segno di umiltà democratica nell’Italia disastrata del dopoguerra; oggi è un segno di ribellione verso un consumismo sfrenato, che distingue i bambini in base al capo di abbigliamento che indossano.

Questo è il decreto Gelmini, di cui, peraltro, la Gelmini è stata solo la promotrice, dal momento che la responsabilità della sua adozione è di tutto il Governo.

Quale riforma della scuola si intravede in questo provvedimento? Il filosofo Gentile, autore di una vera riforma, per  quei tempi rivoluzionaria, si starà rivoltando nella tomba.

Contro questo provvedimento di piccolo cabotaggio e di buon senso “contadino” si sono occupate scuole, usate spranghe, si è violata la legge nelle più disparate forme e si invoca addirittura un ridicolo referendum.

Invece, il buon Tremonti, ministro dell’Economia, il vero responsabile di una serie di tagli, spesso indiscriminati, al settore dell’istruzione (e non solo), ha subìto solo un flebile sibilo della protesta. I risparmi sono sacrosanti, alcuni accorpamenti pure, ma se si risparmia bisogna pure dire dove vanno a finire questi risparmi; non si può risparmiare sulla ricerca, sui laboratori, su una spesa che è già ridotta all’osso.

Del resto, bisognerebbe dare il tempo al Governo di spiegare come vuole utilizzare i risparmi, dal momento che sull’università nulla è stato ancora deciso. Però, in Italia abbiamo inventato la protesta preventiva, una specialità che non trova riscontri in Europa. C’è poi, non nel decreto Gelmini ma in un altro decreto, un piano di ridimensionamento anche del numero delle ore di lezione negli istituti di ogni ordine e grado, in ossequio al risparmio ma anche, nei fatti, al principio che non si può stare sei o sette ore nei banchi ad ascoltare una lezione frontale. È questo il vero motivo per cui quasi tutti gli studenti scioperano, occupano, autogestiscono: si devono prendere una salutare pausa dall’aggressione didattica della scuola. Ma intanto, vengono usati dai docenti per sostenere le proprie rivendicazioni di categoria (mantenere il “posto” intatto, con la stessa materia, nella stessa scuola, con le stesse classi, con le stesse abulie e insoddisfazioni, anche economiche, di sempre): i poveri studenti non capiscono che meno ore, su materie più mirate, fanno solo i loro interessi.

Allora, in conclusione, è giusto dire che bisogna confrontarsi prima di prendere decisioni, ma queste decisioni bisogna prenderle, per poi magari contestarle.

Contestare ciò che non c’è è sintomo o di malafede o di imbecillità; nell’uno e nell’altro caso non c’è molto da stare allegri.

 

 

*Preside del Liceo Scientifico “Monticelli” di Brindisiuesti risparmiqqqusto ha ragione chi qq

 

 


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