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Alle origini dell'Iperspazialismo |
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Il Movimento Iperspazialista,
oltre che in altre regioni italiane, ha avuto episodi di significativa caratura
espositiva anche in terra abruzzese e molisana. Ne dà ampia ed approfondita
testimonianza un interessante libro-catalogo edito da Artechiara, (pubblicato
in occasione della mostra allestita a cura di Leo Strozzieri nella Sala
Corradino D’Ascanio di Popoli in provincia di Pescara). Il volume, intitolato “Movimento
Iperspazialista e sue radici storiche”, si propone di “storicizzare” le origini
culturali, gli sviluppi, l’apporto dei suoi protagonisti e il ruolo che
complessivamente questo movimento ha interpretato e svolto dal 1966, anno del
primo “manifesto”, cui hanno fatto seguito altri documenti teorici, ultimo dei
quali il “Manifesto dell’arte sacra iperspazialista” pubblicato nel 2.000, in
occasione del Giubileo. L’Iperspazialismo, che continua
il percorso iniziato da Lucio Fontana con il celebre “Manifiesto blanco”, è
interprete di una visione ampliata dello spazio favorita dai progressi
scientifici, tecnologici e telematici, particolarmente attenta, in una sorta di
proclamato neo-umanesimo, all’individuo quale frammento cosciente
dell’universo. Come scrive Maurizio Vitiello, “nuove concezioni dello spazio
fisico e fenomenico sottolineano l’urgenza di modificare il rapporto tra uomo e
spazio e gli eclettici iperspazialisti dicono la loro, facendo pegno alle
precedenti acquisizioni della storia dell’arte e di tutti i movimenti del
Novecento”. Oltre ad opere di maestri
storici, come Lucio Fontana, Antonio Fiore, Franco Giuli, Luigi Faccioli,
Edgardo Mannucci, Luigi Veronesi e Umberto Mastroianni, vengono presi in
considerazione lavori degli attuali componenti del movimento, Luisa Bergamini,
Alessandro Carlini, Maria Pia Daidone, Andrea P. Damiani, Ergilia Di Teodoro,
Cesare Iezzi, Ettore Le Donne, Giuseppe Masciarelli, Antonio Paciocco,
Alessandro Perinelli; tutti artisti impegnati, con percorsi formali ed esiti
linguistici diversi a trovare terreno comune in una “intenzione” di rassodare
la presenza, nel vasto territorio dell’arte e della comunicazione, di tematiche
e poetiche condivise. Come afferma Janus, questi
artisti “hanno operato una rottura nel tessuto variopinto e variegato dell’arte
italiana, si sono inseriti, direi quasi insidiosamente, con un linguaggio più
eclettico nel più recente dibattito estetico, come accade tutte le volte che
diverse personalità autonome si confrontano tra loro … passano nelle loro opere
molte idee, quelle dello spazio, che circonda la materia e la dilata, quelle
della materia, che diventa vorticosa e incandescente”. Per l’occasione è stato
presentato al pubblico un nuovo manifesto del movimento, mentre Ettore Le Donne
ha eseguito la Scacchiera iperspazialista
che, ad imitazione della scacchiera surrealista a tutti nota, reca le immagini
dei protagonisti di questa che non è soltanto un’avventura artistica e
culturale, ma un modo concreto di interpretare l’essenza della contemporaneità.
Infatti, tutti i firmatari del nuovo documento teorico sono consapevoli che,
dopo l’homo sapiens, sarà la volta
dell’homo cosmicus, la cui memoria
spaziale è iscritta nei suoi cromosomi.
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