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Il comune verso la bancarotta? |
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Più volte, negli ultimi tempi, è
rimbalzata la notizia di una potenziale esposizione debitoria del Comune, per somme da capogiro, causata da tutta
una serie di contenziosi in atto, che potrebbe compromettere la tenuta
economico-finanziaria dell’Ente. Allo stato attuale, il maggior
esborso monetario sarebbe quello relativo ad un contenzioso tra il Comune e tre
tecnici. Con la Sentenza n.1000/08 il Tribunale di Lecce ha, in primo grado,
condannato definitivamente l’Amministrazione a versare ai ricorrenti
una somma di circa 340 mila
euro, oltre ai relativi interessi e alla rivalutazione monetaria.
All’origine del contenzioso un progetto risalente agli anni ‘80 riguardante la
realizzazione di una “Struttura polifunzionale di sostegno alle imprese minori
artigianali e turistiche” locata in “Contrada Palane”. Opera mai realizzata e che,
nonostante i vari interventi dall’intento esplicativo, molti cittadini non sono
ancora riusciti a comprendere. All’uopo invitiamo l’allora Assessore Regionale
Avv. Cesare Lia a fornirci chiarimenti. Lei è entrato in Consiglio Comunale nel 1978 e in Consiglio Regionale
nel 1983, dal 1986 al 1995 ha ricoperto ininterrottamente la carica di
Assessore Regionale occupandosi di più ambiti: Lavori Pubblici, Agricoltura,
Ambiente, Affari Generali, Personale, Turismo, Sport e Cultura. Posizione che,
certamente, le avrà permesso di maturare competenze e conoscenze relative
all’intera situazione dell’Ente Regione. Può aiutarci a comprendere meglio
progetto e finalità? “Il progetto dell’insediamento
turistico-commerciale-artigianale che doveva sorgere a “Palane” rientrava
nell’ambito dei PIM, cioè dei “Piani di Intervento nel Mediterraneo”. Tali
Piani erano una risorsa dell’allora
Comunità Economica Europea, oggi UE, che all’ingresso nel suo interno di
Grecia, Spagna e Portogallo avvertì, con straordinaria preveggenza e
lungimiranza, l’esigenza di far fronte agli squilibri che si sarebbero creati
al suo interno, soprattutto in ambito agricolo-commerciale. Con l’ingresso di
Paesi a vocazione fortemente agricola, entravano nel mercato comunitario
maggiori quantità di prodotti, quali ad esempio l’olio e il vino, di cui queste
Nazioni erano grandi produttrici e che,
fino ad allora, erano stati appannaggio esclusivo dell’Italia, soprattutto Meridionale. Pertanto, già
prevedendo, per il mercato italiano, l’inevitabile collasso, la CEE stanziò
svariati miliardi di lire per il PIM, cioè per un piano che potesse, attraverso
il ripensamento e la riconversione delle iniziative agricole, dei terreni e
delle colture, ovviare alla situazione. Noi come Regione Puglia usufruimmo di
gran parte di questi fondi, chiedendo, inoltre, alla CEE di inserire nelle
proprie Politiche il turismo, fino ad allora completamente bandito. Quella fu,
in assoluto, la prima volta in cui la CEE si occupò di turismo. Finalità della
nostra istanza era offrire agli agricoltori un’alternativa di riconversione
valida come, appunto, quella dell’agriturismo. Avemmo risorse per finanziare
molti progetti e sistemare alcune realtà. Mi preme sottolineare che erano tutti
soldi a fondo perduto, in quanto destinati alla riconversione agricola. Sempre
in quell’ambito si finanziò il rifacimento di tutte le strade di campagna,
intervento, per fortuna, realizzato anche a Tricase. A Specchia fu finanziato
il recupero di Cardigliano che era, notoriamente, una struttura agricola in
disuso, in altre zone gli interventi
riguardarono il recupero di castelli ed altre costruzioni d’epoca sempre a
scopo turistico. A Tricase fu prevista una realtà transfrontaliera,
cioè un complesso turistico-commerciale- artigianale per la ricezione turistica
e il commercio di prodotti dell’artigianato e dell’agricoltura locale. Un
centro analogo doveva sorgere a Corfù, in Grecia (ecco perché transfrontaliero)
in modo da collegare, poi, con un mezzo veloce le due sponde. L’idea era quella
di spostare per due, tre giorni sulle nostre coste i turisti che, da tutto il mondo, si recavano a Corfù. All’epoca,
atterravano, ogni giorno, nell’isola greca circa 200 mila persone, che vi
trascorrevano 15 giorni di vacanza. Trasferire sulle nostre sponde quelle
persone per un breve periodo da dedicare allo shopping tanto condiviso non era
certo un’idea azzardata, anche perché lo shopping italiano era molto accorsato
ed era un forte stimolo, oltre che
l’unico modo, per spostare questi turisti. Furono quindi stanziate delle somme
per i “progetti di massima”, i quali, una volta messi su carta dovevano essere
esaminati da una commissione apposita e poi, eventualmente, approvati. Se
approvati venivano realizzati. Queste somme sono rimaste per lungo tempo
inutilizzate. Negli intenti regionali il progetto era improntato sulla
falsariga di quello che è un villaggio turistico, cioè una struttura in grado
di ospitare le persone e di fornirli servizi ed esercizi commerciali. Nello
specifico la peculiarità era dare priorità alla vendita di prodotti agricoli e
artigianali locali. È facile immaginare il flusso economico che ne sarebbe
derivato e la forte ricaduta in termini occupazionali. Il progetto è stato
quindi redatto e presentato, non so come, non avendo, poi, più seguito la
vicenda perchè non più consigliere regionale”.
In merito riportiamo di seguito
parte della Sentenza del Tribunale sopra citata: “la Regione Puglia con nota
del 23/05/96……….omissis……….richiedeva
al predetto ente, la delibera n 221/88 e le parcelle dei professionisti. La
richiesta veniva successivamente reiterata dalla Regione Puglia con nota del
05/03/98……………omissis………….Dalle
emergenze processuali è risultato che lo stato della pratica è rimasto sospeso
a causa dell’inerzia del comune di Tricase che ha omesso di richiedere le
parcelle dei professionisti, corredate dal visto di congruità dell’Ordine di
riferimento, e di trasmetterle, unitamente alla delibera n. 221/88, alla
Regione Puglia per l’erogazione del finanziamento, come era stato richiesto dal
predetto ente”.
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