|
|
|
|
Accerchiamenti internazionali: Russia e Stati Uniti, con il fiato sul collo |
|
|
Russia e Stati Uniti hanno ormai
adottato la stessa strategia di politica internazionale: accerchiare il
contendente, estendendo la propria sfera di influenza nelle zone limitrofe e
negli Stati confinanti. Far sentire il proprio fiato sul collo all’oppositore è
prova di potenza, ma, a lungo andare, finisce per diventare una causa di
instabilità e di tensioni internazionali. L’allargamento della Nato ad
est, lo scudo spaziale di Washington ormai prossimo a Varsavia e la pronta
difesa occidentale della Georgia ne sono la prova. Lo stesso fanno adesso i vertici
diplomatici di Mosca, che negli ultimi mesi hanno riallacciato i contatti con
molti Stati latinoamericani, tra i quali in particolar modo il Venezuela di
Hugo Chavez. Alla base del dialogo c’è
soprattutto la volontà di instaurare una duratura cooperazione militare: il
Venezuela vuole ammodernare l’esercito mentre in Russia non disdegnano una
spinta propulsiva alla industria bellica interna, con il risultato che il
governo di Caracas acquista armi russe con ingenti capitali prestati da Mosca. L’altro fronte del dialogo è
basato sulla questione energetica. Il Venezuela è ricco di gas e di petrolio, e
gli Stati Uniti continuano ad essere il più grande importatore. Mosca vuole
accedere ad una parte cospicua delle risorse energetiche di Caracas, sfruttando
Gazprom per intavolare una cooperazione strategica bilaterale anche in questo
ambito: convenzioni, intese economiche, finanziamenti a fondo perduto stanno
rilanciando la produzione venezuelana. Queste mosse, a prima vista economiche,
servono al Cremlino per rispondere al frenetico attivismo degli Stati caucasici
vicini a Washington e per attrarre consensi in Sud America. Oltre a Cuba e Venezuela,
partner ormai storici di Mosca, altri Stati stanno entrando stabilmente
nell’orbita russa: in primis il Nicaragua che ha riconosciuto (unico Stato al
mondo insieme alla Russia) Abkhazia e Ossezia del Sud, poi la Bolivia con cui
si inizia a parlare di accordi energetici e infine la Colombia che continua a
fare shopping di armi a Mosca e sugli Urali. Il panorama geopolitico
dell’America Latina sta cambiando rapidamente, a quasi due secoli dalla
dottrina Monroe, che cacciò gli europei dalle colonie sudamericane ridando
l’America agli americani. Lo stesso Medvedev nel vertice con Chavez di
settembre ha affermato che nei dintorni di Cuba sta nascendo una “nuova
dinamica geopolitica”, una dinamica che provoca Washington e che porta il
Cremlino ad usare gas, petrolio e armi come strumenti di Realpolitik per
estendere la propria influenza strategica e diplomatica nel continente
sudamericano.
|
|
|
|
|