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L'illusione di Internet |
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Internet è ormai una realtà
matura ed affermata usata tutti i giorni da milioni di utenti sia privati che
imprese. Si conoscono più o meno le sue potenzialità nello scambio di
informazioni e nel campo economico, mentre quando alcuni anni fa Internet era
agli albori ci si era fatti prendere dalla euforia e ci si immaginava cose
strabilianti. Fra le tante illusioni di quel periodo resiste quella della
immaterialità che garantirebbe la Rete delle Reti. Ora, indubbiamente Internet
ha la possibilità di ridurre alcuni scambi fisici, per esempio una e-mail al
posto di lettera, una ricerca via web al posto di polverosi cataloghi, una
videoconferenza al posto di uno spostamento fisico per incontrare una persona,
però ed è quello che sfugge a molti, Internet è una infrastruttura materiale.
Tutta questa immaterialità di cui si è spesso favoleggiato non la riusciamo a
vedere in un computer attaccato ad una linea telefonica, fissa o mobile che
sia. Cosa c’è di più materiale di un computer? Che è anche difficile da
smaltire, peggio di un’automobile. Un mobile per esempio lo si può bruciare, un
computer no. A parte queste considerazioni di tipo ecologico, bisogna
considerare che Internet presuppone una infrastruttura telefonica composta da
cavi, centraline, satelliti, antenne, ecc. E non solo, produrre un computer
richiede un gran numero di impianti che tanto immateriali non sono. Ulteriori considerazioni si
possono fare sul consumo di carta. Si è detto che il computer avrebbe ridotto
il consumo di carta perché si sarebbe letto a schermo, ma non credo che questo
sia successo, anzi grazie alla stampante che facilita la riproduzione su carta
si è assistito ad una crescita dei consumi di carta. Spesso capita di scaricare
file piuttosto lunghi da Internet e di stamparseli per leggersi con calma, per
esempio, comodamente seduti in poltrona, avendo tra l’altro la possibilità di
sottolineare comodamente. Dal punto di vista del business
si era favoleggiato che Internet riducendo i costi di transazione avrebbe permesso
uno snellimento delle organizzazioni fino all’ideale un uomo, un’impresa. Ciò
non è avvenuto e non poteva avvenire. E qui ritorna il concetto della
materialità. Su Internet si potrà anche vendere un bene a migliaia di
chilometri di distanza, e ricevere un pagamento via banca, ma ci sarà la ovvia
di necessità di produrre quel bene, impacchettarlo e spedirlo all’acquirente.
Alla fine si tratta di un versione moderna e più efficiente delle vendite
postali. Naturalmente ci sarà bisogno di magazzini e mezzi di trasporto che
proprio immateriali non sono. Anche la vendita di musica via
Internet che è quanto di più vicino all’immaterialità presuppone una
infrastruttura per riprodurla, come l’Ipod dell’Apple o i tanti lettori Mp3 o
di nuovo il computer, di supporti per memorizzarla come la memoria dei vari
lettori o i Cd. Indubbiamente si è smaterializzata la distribuzione di musica
riducendo i costi di distribuzione e di immagazzinamento. O meglio si è
sostituita una materialità ad un’altra, perché come detto prima Internet
presuppone l’esistenza di una rete telefonica, quindi la musica viaggerà
attraverso la rete telefonica al posto dei Cd su camion. Più o meno la stessa cosa si può
dire dell’e-book che non è mai riuscito a sfondare per ovvi motivi di costo e
sia perché non garantisce la flessibilità di un libro. Immaginate che vi caschi
a terra un costoso lettore di e-book e un libro: chi dei due sopravvivrà? Naturalmente non vogliamo dire
che Internet non sia utile, anzi è molto utile, la utilizziamo quasi ogni
giorno, ma guardando i grovigli di fili del mio computer e le pile di carta
stampata tanta immaterialità non si riesce a vederla.
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