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Una Tarantola da psichiatria |
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Quando ho valutato negativamente
l’iniziativa presa da più parti soprattutto, dalla sinistra politica pugliese,
di intitolare la manifestazione canora e folkloristica di Melpignano alla
“Tarantola”, oltre alle mie reminiscenze infantili, ricordavo di aver letto
qualcosa di negativo sull’argomento. Ho cercato ed ho ritrovato quanto era
stato oggetto di mia curiosità nel passato. Ve lo ripropongo: “Tarantismo - Nevrosi che regnò in Italia dal
XVI al XVII secolo, e particolarmente nella Puglia, dove succedono anche
oggigiorno (parliamo del 1887), se stiamo agli autori locali, casi non
infrequenti. Essa è prodotta dalla morsicatura della tarantola, specie di ragno
comune nella Terra d’ Otranto, non che di altri insetti, e propagasi per
imitazione. Il Professore Salvatore De
Renzi, il quale se ne occupò di proposito, ritiene che il veleno della
tarantola abbia una tal quale analogia con quello della vipera, e manifesti
specialmente la sua azione sul nervo trisplancnico e sue dipendenze. Difatti
noi vediamo negli affetti di tarantismo, dopo uno stato di inquietudine
accompagnato da acerbo dolore, apparire l’affanno di respiro ed una specie di
torpore nel sistema muscolare, mentre il sistema nervoso mostrasi
soverchiamente eccitato. Parrebbe che una sorta di prevenzione, l’esaltamento
della fantasia, ed in uno l’età delle violente passioni, abbiano la loro parte
nella produzione di simile infermità. Si usa curarla mediante la
musica e particolarmente colla musica da ballo, in seguito alla quale gli
individui affetti danzano sino a cadere spossati di fatica, e molli di sudore
profuso, da cui ritraggono un notevolissimo vantaggio. Secondo alcuni, la malattia
stessa sarebbe specialmente caratterizzata da un’inevitabile tendenza al
ballare ed allo sfrenato desiderio di udir musica. Ma se noi stiamo alla relazione
di autori degni di fede, fra i quali il Migliari, conviene piuttosto credere,
essere la danza l’effetto del cruciante dolore, donde la smania che, al pari di
quel che succede in altre nevralgie, spinge l’individuo a movimenti abnormi, ad
un saltellamento che viene poi vieppiù eccitato, sino a raggiungere un grado d’
esaltazione dalla musica chiamata in soccorso. Nel trattamento di questa
malattia venne pure raccomandata l’ammoniaca, e non v’ha dubbio che con una
cura energicamente diaforetica si possono ottenere risultati pratici forse
eguali a quelli che si hanno mediante la musica. (Gerolamo Boccardo Nuova
Enciclopedia Italiana, UTET 1887, vol. XXI, pag. 909).” Appare chiarissimo che già dal
1887 veniva dato alla Tarantola il termine negativo di manifestazione non
popolare ma di una categoria di persona invasate e schizofreniche. Perché
allora passare per “popolare” una cosa che nel passato non apparteneva al
popolo ma che il popolo guardava con somma diffidenza e preoccupazione, come
una vera e propria malattia? Perché, poi, far passare per
salentina una manifestazione circoscritta alla zona di Galatina e ricorrente
solamente durante la festa dei SS. Pietro e Paolo, ritenuti patroni e guaritori
della malattia stessa? Se si ha bisogno di lanciare un
prodotto locale, che rappresenti il Salento, che sia veramente popolare, che
abbia la caratteristica del folklore e della nostra tradizione, termine più
appropriato e rispondente al vero non c’è che “PIZZICA”, ossia musica di popolo, con canti collettivi di
lavoratori dei campi, ballate festaiole di comitiva. Pizzica, come tarantella,
come tamburellata. Perché “Tarantola” che non si avvicina neppure a
“tarantella”, sinonimo di “ballata”, “allegra e festosa manifestazione
popolare”, che certamente non si ballava nei palazzi dei Winspeare né dei
Savoia (o meglio dire dei nobili dell’epoca? Faccio il nome dei Winspeare
perché quel Francesco, nobile d’alto lignaggio, ove è diventato comunista e
sostenitore della Tarantola perché la moda culturale lo porta ad abiurare
persino i propri antenati) ma nelle piazze, negli orti retrostanti le case,
sulle aie dei contadini. Manifestazione allegra, non gravata da significati
pesanti, fastidiosi e negativi come quelli che può indurre a riscoprire chi,
avvicinandosi alla nostra cultura, va a leggere sui testi cosa era la tarantola
e perché simile manifestazione veniva praticata durante la festività
galatinese. Orbene, se ad una manifestazione
popolare, necessaria per l’ immagine della provincia di Lecce soprattutto sul
piano turistico, si vuole dare un nome appropriato, dignitoso, attinente alle
consuetudini della nostra civiltà contadina, la si chiami “PIZZICA” e non
“TARANTOLA” e si crei anche la fondazione, si innalzino anche monumenti
equestri e non in tutte le piazze del mondo, sicuri di rappresentare degnamente
e significativamente il nobile popolo della Terra d’Otranto, che tale ballo ha
praticato da Lecce a S. Maria di Leuca, dalla stessa Galatina a Torre Paduli,
tralasciando i morsi velenosi della taranta o le sfide guasconesche della notte
di S.Rocco, sicuri di equiparare la nostra provincia ad una stato di briosa
allegria e non di folle malattia. *Già Assessore Regionale al Turismo
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