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La sicurezza dei cittadini |
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Una manifestazione, quella che si è tenuta il 15 e il 16 dicembre
presso l’Ateneo leccese, di grandissima importanza, non fosse altro che per il
connubio creato tra i suoi organizzatori. Un evento unico per le tematiche
trattate e che per la prima volta hanno informato i nostri cittadini, studenti
e organizzazioni su tematiche di non facile approfondimento. Così la Provincia
di Lecce, nella persona del presidente Giovanni Pellegrino ed in quella
dell’Assessore Carlo Madaro, l’Università di Lecce, nella figura del rettore
Oronzo Limone e l’Associazione contro la Cultura Socio Mafiosa, rappresentata
da Luigi Budano e nota per la propria lotta al racket ed all’usura, in perfetta
comunione d’intenti hanno organizzato il convegno – dibattito: “La sicurezza
dei cittadini tra riforme della giustizia e nuove frontiere delle scienze
forensi”. L’iniziativa si è articolata, alla luce della complessità degli
argomenti, in due giornate di analisi, di studio e di informazione. Nel corso
del primo incontro, quello del 15 dicembre si sono susseguiti i seguenti
interventi: “Terrorismo internazionale e sicurezza: strategie fondate sulla
cooperazione internazionale”, relatore il Sen. Pino Arlacchi, già
sottosegretario delle Nazioni Unite;
“Criminalità, racket e usura”, relatore Luigi Budano, presidente
dell’Associazione contro la Cultura Socio – Mafiosa; “L’ordine e il rischio
della sicurezza”, relatore il prof. Raffaele De Giorgi, docente di Filosofia
del Diritto presso l’Università di Lecce; “Legalità costituzionale e sicurezza”,
relatore il prof. Michele Carducci, docente di Diritto Costituzionale presso
l’Università di Lecce; “Corpi migranti e naufragio della persona giuridica”,
relatore il prof. Marcello Strazzeri, preside della Facoltà di Scienze Sociali
e politiche dell’Università di Lecce. La seconda giornata, quella del 16 dicembre, ha rilevato una
caratterizzazione più marcatamente scientifica ma pur sempre inserita in un
contesto politico e giuridico; gli interventi hanno affrontato temi più vicini
alla concreta lotta alla criminalità ed alla tutela della sicurezza dei
cittadini. I contributi: “Il ruolo della scienza nell’attività di contrasto
alla criminalità”, relatore il T. Col. Luciano Garofano, comandante del R.I.S.
di Parma; “Il prelievo di materiale biologico e gli accertamenti medici
coattivi: la prova penale” relatore il prof. Rossano Adorno, docente di
Procedura Penale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Ateneo leccese; “Il
contrasto alla criminalità organizzata”, relatore il prof. Francesco Mandoi,
Sostituto Procuratore Antimafia; “Sicurezza e privacy alla luce delle riforme
in tema di giustizia; in particolare la banca dati del DNA e le
intercettazioni”, relatore il Sottosegretario alla Giustizia On. Luigi Li
Gotti; “La tutela del dato personale nella società dell’informazione”, relatore
l’avv. Andrea Lisi, esperto di Diritto della Privacy; “La cultura mafiosa nel
Salento”, relatore l’avv. Antonio Pasca, legale dell’Associazione contro la
Cultura Socio – Mafiosa. Tutti i contributi hanno riscosso notevole successo e sono stati
moderati dall’assessore Carlo Madaro e
dalla giornalista leccese Paola Ancora. Il protocollo d’intesa firmato
dall’assessore provinciale Carlo Madaro, dal rettore e dall’Associazione contro
la Cultura Socio – Mafiosa, per l’organizzazione dell’evento, tende al rilancio
della cultura della legalità ed al miglioramento delle condizioni di vita della
cittadinanza, alla proposizione di nuove politiche di informazione che si
attuino attraverso la sinergica collaborazione fra Enti Istituzionali ed
Associazioni. Il ruolo fondamentale dell’Università rende più scientifica
l’analisi di quelle modifiche della giustizia, alcune già apportate ed altre in
fase di attuazione, che hanno aperto un importante dibattito sociale mediatico
sulla ricerca di nuove misure per la lotta alla criminalità. Un dibattito che
apre le proprie porte anche al nostro Salento. Intervista a Luciano
Garofano, comandante del R.I.S. di Parma Scienza e investigazioni, la
tecnologia al servizio della sicurezza Colonnello, qual è il ruolo
ricoperto dalla ricerca scientifica all’interno del percorso investigativo
prima e giuridico poi? Credo che la cronaca e la
casistica ci dimostrino che il ruolo della scienza sia sempre più
indispensabile; ci aspettiamo dalla scienza tutte quelle risposte che
l’indagine tradizionale non è in grado di fornirci. Atteso che gli strumenti
che la scienza ci offre sia sulla scena del crimine sia in laboratorio
risultano essere sempre più efficaci, credo che il futuro ci riservi un maggior
ricorso a queste tecniche. Ciò non significa che abbandoneremo l’indagine
tradizionale, la tecnica scientifica si integrerà offrendo al quadro indiziario
quel valore di certezze che vanno in direzione di una attività investigativa e
processuale più convincente e completa. Immaginiamo che lei goda di una
visione particolareggiata rispetto ai fenomeni malavitosi. Queste realtà come
si combattono oggi? Ci sono margini di miglioramenti in tale lotta? È chiaro che porto acqua al mio mulino. Credo che da
quando ci si è accorti in Italia, veramente un po’ in ritardo rispetto ad altri
paesi, che la scienza può dare un contributo così rilevante la lotta alla
criminalità è decisamente migliorata. Devo dire che auspico soluzioni che
portino a nuovi investimenti affinché più scienziati e più tecnici siano
coinvolti nelle attività investigative prima ed a quelle processuali poi. È una
soluzione che potrebbe agevolare il lavoro sia dei pm che degli avvocati
difensori. In tal modo potremmo fugare tantissime posizioni che nascono su basi
molto spesso soggettive: le testimonianze, i contributi personali, le
confessioni, le collaborazioni dei pentiti. Infine credo che la lotta alla
criminalità possa giovarne, e se sapremo investire nelle professionalità il
panorama sarebbe senza dubbio più positivo. Pino Arlacchi, una lunga storia nella lotta alla criminalità Professore Arlacchi, data la sua
lunga esperienza nella lotta alla criminalità, prima in Italia all’interno
della DIA e poi all’interno delle
agenzie delle Nazioni Unite, quale opinione ha riguardo a quei fenomeni? E
quali sono le politiche di cooperazione internazionale contro il terrorismo e
la malavita organizzata? L’Europa, dopo l’11 settembre,
ha scelto una strada diversa rispetto a quella intrapresa dagli Stati Uniti. Di
fatto ha mantenuto fede alla propria tradizione diplomatica. Questa posizione
si è concretizzata all’insegna di un grande realismo, di un approccio complesso
al terrorismo. In Europa si tiene conto che il terrorismo nasce spesso da
problemi politici, quindi ha ragioni di ordine politico; ci sono anche
dimensioni e ragioni di natura etnica e sociale. L’errore più grande che si può
compiere rispetto al terrorismo è pensare che lo si possa stroncare tout court,
con interventi militari. L’Europa questo errore non lo ha mai fatto; un esempio
valido è quello che vide protagonisti
gli Italiani nella risoluzione del problema dell’Alto Adige; il Regno
Unito oggi dialoga su basi politiche con l’Irlanda del Nord senza più ricorrere
all’uso della forza. L’approccio americano certamente non è migliore di quello
europeo. Pare di capire dalle sue parole
che il ricorso alla guerra preventiva da parte degli Usa, che la loro politica
di esportazione della democrazia sia una impostazione del tutto sbagliata. Mi pare che il fallimento registrato
in Irak sia sotto gli occhi di tutti. L’occupazione è fallita su tutti i
fronti. Gli Americani dovranno ritirarsi dall’Irak venendo sostanzialmente
sconfitti: è stato sbagliato l’intervento, è stata sbagliata la filosofia che
lo ha ispirato, è stato sbagliato il modo di insediarsi in quel paese. È stato
sbagliato tutto, e credo che questa sia una lezione da cui tutti dovranno
imparare qualcosa. Nel corso di questa due giorni per la sicurezza e la legalità
l’Associazione Contro la Cultura Socio Mafiosa le ha conferito la presidenza
onoraria. Con quale spirito ha accettato questo nuovo impegno? L’associazione ha un grande
merito: ha assunto un impegno per la legalità e lo svolge quotidianamente sul
territorio salentino. Devo dire che per me è un grande onore vedere che persone
impegnate alla lotta al racket e all’usura, alla malavita e al malcostume, ad
ogni forma di oppressione, abbiano di me una considerazione tale da nominarmi
presidente onorario. Sono orgoglioso di questo, e mi rendo conto che alla fine
sono queste le cose che contano di più.
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