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Nessun Presepio, solo librerie |
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Boicottare Ikea. È la parola
d’ordine di questi giorni. A tirarla fuori, vari rappresentanti
dell’opposizione e del clero. Una vera e propria dichiarazione di guerra nei
confronti del gigante dell’arredamento svedese che ha deciso di non mettere in
vendita alcun simbolo religioso, presepio compreso, perché estraneo alla
tradizione profondamente laica della Scandinavia. Insomma, la proposta è di non
andare più a far spese in una delle catene d’arredamento più forti d’Europa perché,
fra una libreria “modello Billy” e una poltrona “modello Poäng”, non potremmo
mettere nel carrello anche un presepe “modello Vätikan”. Alfredo Mantovano di An e
Gaetano Quagliarello di Forza Italia sostengono che il pregiudizio
antireligioso in realtà sia solo anti-cattolico, considerando che l’Ikea
pullula di giardini zen e sculture etniche che rimandano evidentemente a
tradizioni religiose specifiche. Il capogruppo dell’Udc alla camera, Luca
Volontè, intravede dietro la politica di marketing del colosso scandinavo
oscure trame del fondamentalismo islamico per “sradicare le radici
dell’identità cristiana”. E, per finire, il vescovo Tommaso Girelli,
responsabile per l’educazione cattolica aggiunge che “piuttosto che escludere
qualcosa, sarebbe meglio vendere tutto”. Il vescovo, insomma, auspica una “par condicio dello scaffale” che
salvaguardi insieme la stella cometa e la mezzaluna. Per tutta risposta, Dorina
Bianchi, della Margherita, insinua un dubbio: “Se questo è un processo alla
secolarizzazione del paese, perché non dare un’occhiata ai programmi trasmessi
dalle reti dell’azienda che fa capo al loro leader, pieni di spettacoli dal
contenuto di dubbio gusto anche in fascia protetta?”. Al di là delle polemiche su una
questione di lana caprina che rasenta il grottesco, quello che duole, in questa
pastoia natalizia, è che ancora una volta i dilemmi religiosi siano usati in
modo pretestuoso per fare battaglie politiche. Con il non trascurabile effetto
collaterale di rinfocolare un clima d’intolleranza inter-razziale e
inter-religioso laddove, alla luce delle infuocate discussioni su crocifissi,
burqa, guerre sante, e sciabole di Maometto, servirebbero distensione e
comprensione reciproca. Non ultimo, questa diatriba
implica in modo perverso un vero e proprio invito al consumismo: il presepio
come il panettone. Un altro prodotto che non può mancare sulla tavola del bravo
cittadino occidentale. La religione rischia di diventare un ricatto morale:
compra il presepio altrimenti non sei un vero credente. E se Ikea non ce l’ha
rivolgiti a un altro rivenditore. Per quanto sia un
laico, la tentazione di ricordare un episodio centrale del Vangelo secondo
Marco è forte. Un tale, incontrato Gesù lungo la strada, si prostrò di fronte
al lui e gli chiese: “Cosa devo fare per ottenere la vita eterna?”. “Vendi tutto quello che hai, dallo ai poveri, poi vieni e
seguimi”, gli rispose il Maestro. I suoi presunti
successori invitano a comprare quello che non si ha. Qualcosa non quadra.
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