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In ricordo di Bruno Volpe |
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Se Mesagne potesse disporre di un immaginario modesto
pantheon dei propri ascendenti, Bruno Volpe, scomparso nello scorso uggioso
Settembre, ne occuperebbe uno spazio perché costretto, malvolentieri, dalla
propria biografia, ma vi starebbe da solo, in una stanzetta illuminata, con
sincera autosufficienza. La storia della sua vita era stata quella del suo
elettrocardiogramma; piena di picchi che ne avevano caratterizzato il carattere
appunto sanguigno nel bene e nel male, addirittura cruento con chi gli si
parava innanzi per avversarlo, ovviamente cordiale con il compagno; ingaggiava
dispute che tramutava in duelli simbolici ma efferati, o stringeva vincoli
saldissimi di sodalizi che o avrebbe mantenuto fino alla fine o avrebbe rotto
per sempre. Proprio il pugnace cuore gli è stato infine infedele. Un uomo di tal fatta vive circondato da amici – non molti
– ma vive solo, e muore solo. Ci fa specie, dunque, l’onore riservatogli
dall’Amministrazione Comunale che gli ha allestito l’Aula Consiliare come
camera ardente; e i discorsi infiorati di retorica che avrebbero suscitato la
sua più burbera ironia. Egli non usava recarsi ai funerali e quindi immaginiamo
che, se avesse potuto, si sarebbe laicamente rifiutato di presenziare alla stolida
cerimonia in pompa magna; certamente non vi avrebbe voluto nessuno. Forse
avrebbe voluto salutare i vecchi e nuovi compagni socialisti raccontando ancora
una volta la sua significativa esperienza di partigiano, le storie di Radio
Bari, la morte del figlio di Tommaso Fiore spirato praticamente tra le sue
braccia, le origini ed il lungo percorso di combattente ed amministratore
socialista. Vogliamo allora immaginarlo sornione dietro ai baffi d’antan, mentre ascolta l’adorata musica
classica e sorseggia le pagine dei suoi mille e mille libri. E ride di noi che
lo piangiamo. Urrah!
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