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Influenza aviaria: la psicosi dell'informazione |
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Fermate i polli! Hanno due gambe
e due braccia, sanno comporre frasi di senso compiuto e lanciano fasi del tipo:
“l’influenza aviaria è arrivata anche in ...”. Per rimanere immuni da questa
terribile influenza la regola primaria è: stare lontani dalla televisione.
Infatti un’esposizione troppo accentuata potrebbe causare dei danni
irreparabili al sistema immunitario, che come molti sapranno è facilmente
influenzabile e condizionabile dal nostro stesso stato d’animo. Sorridere,
davvero fa bene. Ma ahinoi, in questi ultimi giorni il sorriso mancherà di
certo ai milioni di italiani che si sintonizzano sui vari Tg che stampano lì
sul monitor come prima notizia: l’influenza aviaria dei polli. I lanci sono
molti simili a questo: <Trovati morti un pollo e una gallina in Grecia.
Risultano positivi al test dell’aviaria>. Soffermiamoci per un attimo su
un titolo come questo che somiglia a molti dei titoli che ci tartassano in
questi giorni: è un influenza che colpisce i polli, o comunque volatili,
l’uomo ingerendo carne dei medesimi, se
malati, potrebbe essere anch’esso colpito da tale flagello. Quanti esseri umani
ad oggi (data in cui scriviamo, 24 ottobre) sono stati colpiti? Sono stati
intossicati da carne infetta? Nessuno. Eppure i media mondiali stanno contando,
come farebbe un bimbo con le sue figurine dei calciatori tutti i polli, le
galline, le anatre, i fenicotteri e i gabbiani che sono morti con una diligenza
sconcertante, sappiamo quanti polli sono morti in Grecia, ma non sappiamo che
un altro soldato italiano è morto in Afghanistan, si
chiamava Michele Sanfilippo, siciliano, 34 anni. Non aveva l’aviaria. Ci sarebbe da chiedere, alle
varie redazioni, i nomi di questi poveri volatili, e se per caso sono stati
sepolti degnamente, oppure barbaramente bruciati. Come del resto, molti servizi
in maniera sfacciata mostrano, senza curarsi di urtare la sensibilità di tutti
i vegetariani, che in quel momento sono davanti allo schermo: ecco quintalate
di volatili e pennuti, che vengono accatastati e bruciati, senza ritegno, che
queste immagini serviranno a digerire meglio il pranzo o la cena, che nel
frattempo nella nostra casetta stiamo consumando? Vi diamo un altro lancio: “Per
l’influenza dei polli controlli più rigidi, ma niente psicosi avvertono le
autorità”. Allora ci chiediamo: se i controlli si irrigidiscono vuol dire che
c’è un rischio. Ma un rischio non tale da dover generare una psicosi. Ma se il
rischio non è tale e dovremmo solo avere fiducia nelle autorità preposte al
controllo, perché ogni giorno dobbiamo tenere il conto delle galline che
muoiono in Irlanda o in Turchia?
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