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Politica energetica: ancora no al nucleare?
  
di Loris GASTALDO

ANCORA NO AL NUCLEARE

Nei programmi del Governo relativamente alla politica dell’energia, come si sa, è una priorità l’avvio del programma nucleare. Questo significa che entro la legislatura è volontà del Governo di consolidare i progetti esecutivi di un certo numero di centrali nucleari. Questo programma è, ormai, essenziale per raggiungere una maggiore autonomia nella produzione di energia in ottemperanza al protocollo di Kyoto relativamente alle emissioni ritenute dannose per l’ambiente.

Diamo per buona la teoria di Kyoto e che le emissioni di CO2 siano davvero nocive per l’atmosfera e che siano responsabili dell’effetto serra, pane quotidiano degli ambientalisti, con la differenza che quelli veri, all’estero, accettano e convivono da decenni con le centrali nucleari, miglior fonte energetica in assoluto, mentre quelli fanatici, paranoici e ipocriti, quelli “nostrani” (definizione che in alcune zone d’Italia viene data al salame, come titolo di qualità, e non è questo il caso) dopo una iniziale parvenza di positiva considerazione, ricominciano con le contestazioni sui siti e sulle consultazioni popolari. La contestazione dei siti è stupida, perché per realizzare una centrale “sicura” bisogna individuare delle aree con ben precise caratteristiche: se consideriamo che il 70% del territorio è montuoso o collinare e che buona parte di esso è a forte rischio sismico, già si intuisce che le zone dove realizzare delle centrali sono poche; quelle realizzate, ma poi disattivate, sono, come noto, due nel Piemonte e due nel Lazio. Non sappiamo se sarà possibile riattivarne qualcuna, ma altre bisogna locarle in altri siti. E quali possono essere le aree idonee? Non abbiamo molto da scegliere, tra queste vi è sicuramente la Puglia. E si tratta di scelte motivate proprio dalla morfologia del territorio.

Lo stesso discorso vale anche per i siti di stoccaggio delle scorie radioattive. Ora ricominciano a levarsi le voci allarmistiche e denigratorie relativamente alla loro realizzazione, adducendo banali motivazioni, come la presenza di Cerano e delle altre centrali di Brindisi, la scusa dell’“abbiamo già dato”, di puntare sulle energie rinnovabili (e riempirci di ventilatori e pannelli fotovoltaici). Ovviamente per sostenere certe argomentazioni bisogna agitare degli spauracchi, la pericolosità, le emissioni nocive alla salute, l’inquinamento del territorio e chi più ne ha, più ne metta. Chi la fa da padrone sull’argomento è la profonda ignoranza in materia di gran parte della popolazione, che diventa facile preda di paure paragonabili a quelle degli albori della civiltà, quando tutto quello che non si capiva veniva deificato, in positivo o in negativo.

Oggi parlare di nucleare, sia come centrali sia come depositi di scorie radioattive, sembra sia parlare di guerra atomica, di una divinità terrificante che ci punirebbe terribilmente se non rispettata. Parlano di radiazioni quando Cerano emette più radioattività di una centrale nucleare della stessa potenza (che non emette agenti inquinanti), e con enorme inquinamento dell’ambiente. Gridano alla catastrofe per qualche lieve inconveniente tecnico che si verifica all’estero in centrali in uso, quando questi “incidenti” emettono meno radioattività del porfido di piazza San Pietro a Roma o del granito presente in molte delle nostre case, per non parlare del tufo e simili con cui sono costruite moltissime abitazioni, e non solo, del Salento. E queste contestazioni partono da parlamentari o ex parlamentari (per fortuna) riciclati che cavalcano la tigre della non conoscenza della materia e ne approfittano per insinuare dubbi e paure. Personaggi che, da come ne parlano, o non sanno di cosa stanno parlando o sono in totale malafede e cercano solo facili consensi in prossimità di campagne elettorali. Tutto nel totale disinteresse del bene della Nazione. Oggi il nucleare è una evenienza irrinunciabile, non procedere significa rendere ancora più precario il percorso della ripresa economica dell’Italia, renderci sempre più dipendenti da altri per l’energia, essere sempre sotto scacco e …pagare a caro prezzo quello che potremmo produrre in casa creando anche posti di lavoro. Come se le centrali della Francia, ad esempio, fossero meno pericolose perché oltre confine, anche se di pochi kilometri!

E pretendere la consultazione popolare è assurdo, perché per esprimere un parere bisogna conoscere, e la gente, sul nucleare, non sa nulla o quasi, a tutti i livelli di cultura e classe sociale, e pensare di fare il bene del Paese con una consultazione popolare locale sul fare o non fare un impianto atomico è assurda pretesa, oltreché spreco di tempo e di denaro pubblico. È come per la spazzatura a Napoli, dove dando retta alle frattaglie pseudoambientaliste (!?!) che contestavano si sono persi anni, miliardi e faccia. Il bene di Napoli e della Nazione è stato la decisione di “decidere” quali fossero gli atti necessari. È stato fatto e la vergogna è finita. Per il nucleare vale lo stesso discorso: scelte ponderate in base ai criteri di valutazione imposti dalle norme di sicurezza, individuare i siti per le centrali e i depositi e AGIRE! Senza preoccuparci del manipoli di contestatori, di no global, di verdi fuori e rossi dentro e delle varie personalità, politici ed ex politici, che, non avendo nulla da dire lo dicono con proclami. Catastrofistici.

 

 

 


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