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Politica energetica: ancora no al nucleare? |
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Nei programmi del Governo
relativamente alla politica dell’energia, come si sa, è una priorità l’avvio
del programma nucleare. Questo significa che entro la legislatura è volontà del
Governo di consolidare i progetti esecutivi di un certo numero di centrali
nucleari. Questo programma è, ormai, essenziale per raggiungere una maggiore
autonomia nella produzione di energia in ottemperanza al protocollo di Kyoto
relativamente alle emissioni ritenute dannose per l’ambiente. Diamo per buona la teoria di
Kyoto e che le emissioni di CO2 siano davvero nocive per l’atmosfera e che
siano responsabili dell’effetto serra, pane quotidiano degli ambientalisti, con
la differenza che quelli veri, all’estero, accettano e convivono da decenni con
le centrali nucleari, miglior fonte energetica in assoluto, mentre quelli
fanatici, paranoici e ipocriti, quelli “nostrani” (definizione che in alcune
zone d’Italia viene data al salame, come titolo di qualità, e non è questo il
caso) dopo una iniziale parvenza di positiva considerazione, ricominciano con
le contestazioni sui siti e sulle consultazioni popolari. La contestazione dei
siti è stupida, perché per realizzare una centrale “sicura” bisogna individuare
delle aree con ben precise caratteristiche: se consideriamo che il 70% del
territorio è montuoso o collinare e che buona parte di esso è a forte rischio
sismico, già si intuisce che le zone dove realizzare delle centrali sono poche;
quelle realizzate, ma poi disattivate, sono, come noto, due nel Piemonte e due
nel Lazio. Non sappiamo se sarà possibile riattivarne qualcuna, ma altre
bisogna locarle in altri siti. E quali possono essere le aree idonee? Non
abbiamo molto da scegliere, tra queste vi è sicuramente la Puglia. E si tratta
di scelte motivate proprio dalla morfologia del territorio. Lo stesso discorso vale anche
per i siti di stoccaggio delle scorie radioattive. Ora ricominciano a levarsi
le voci allarmistiche e denigratorie relativamente alla loro realizzazione,
adducendo banali motivazioni, come la presenza di Cerano e delle altre centrali
di Brindisi, la scusa dell’“abbiamo già dato”, di puntare sulle energie
rinnovabili (e riempirci di ventilatori e pannelli fotovoltaici). Ovviamente
per sostenere certe argomentazioni bisogna agitare degli spauracchi, la
pericolosità, le emissioni nocive alla salute, l’inquinamento del territorio e
chi più ne ha, più ne metta. Chi la fa da padrone sull’argomento è la profonda
ignoranza in materia di gran parte della popolazione, che diventa facile preda
di paure paragonabili a quelle degli albori della civiltà, quando tutto quello
che non si capiva veniva deificato, in positivo o in negativo. Oggi parlare di nucleare, sia
come centrali sia come depositi di scorie radioattive, sembra sia parlare di
guerra atomica, di una divinità terrificante che ci punirebbe terribilmente se
non rispettata. Parlano di radiazioni quando Cerano emette più radioattività di
una centrale nucleare della stessa potenza (che non emette agenti inquinanti),
e con enorme inquinamento dell’ambiente. Gridano alla catastrofe per qualche
lieve inconveniente tecnico che si verifica all’estero in centrali in uso,
quando questi “incidenti” emettono meno radioattività del porfido di piazza San
Pietro a Roma o del granito presente in molte delle nostre case, per non
parlare del tufo e simili con cui sono costruite moltissime abitazioni, e non
solo, del Salento. E queste contestazioni partono da parlamentari o ex
parlamentari (per fortuna) riciclati che cavalcano la tigre della non conoscenza
della materia e ne approfittano per insinuare dubbi e paure. Personaggi che, da
come ne parlano, o non sanno di cosa stanno parlando o sono in totale malafede
e cercano solo facili consensi in prossimità di campagne elettorali. Tutto nel
totale disinteresse del bene della Nazione. Oggi il nucleare è una evenienza
irrinunciabile, non procedere significa rendere ancora più precario il percorso
della ripresa economica dell’Italia, renderci sempre più dipendenti da altri
per l’energia, essere sempre sotto scacco e …pagare a caro prezzo quello che
potremmo produrre in casa creando anche posti di lavoro. Come se le centrali
della Francia, ad esempio, fossero meno pericolose perché oltre confine, anche
se di pochi kilometri! E pretendere la consultazione popolare
è assurdo, perché per esprimere un parere bisogna conoscere, e la gente, sul
nucleare, non sa nulla o quasi, a tutti i livelli di cultura e classe sociale,
e pensare di fare il bene del Paese con una consultazione popolare locale sul
fare o non fare un impianto atomico è assurda pretesa, oltreché spreco di tempo
e di denaro pubblico. È come per la spazzatura a Napoli, dove dando retta alle
frattaglie pseudoambientaliste (!?!) che contestavano si sono persi anni,
miliardi e faccia. Il bene di Napoli e della Nazione è stato la decisione di
“decidere” quali fossero gli atti necessari. È stato fatto e la vergogna è
finita. Per il nucleare vale lo stesso discorso: scelte ponderate in base ai
criteri di valutazione imposti dalle norme di sicurezza, individuare i siti per
le centrali e i depositi e AGIRE! Senza preoccuparci del manipoli di
contestatori, di no global, di verdi fuori e rossi dentro e delle varie
personalità, politici ed ex politici, che, non avendo nulla da dire lo dicono
con proclami. Catastrofistici.
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