elenco articoli 

Lo spazialismo fantastico di Osvaldo Licini

  
di Michele DE LUCA

Una mostra nella città natale e ad Ascoli Piceno a cinquant’anni dalla morte

Una mostra nella città natale e ad Ascoli Piceno a cinquant’anni dalla morte

 

 

È ormai trascorso mezzo secolo dalla morte di Osvaldo Licini (Monte Vidon Corrado 1894 - 1958), uno dei grandi della pittura italiana del ventesimo secolo, amico di Giorgio Morandi e Amedeo Modigliani. Studente all’Accademia di Bologna, Osvaldo è compagno di corso di Morandi, che ricorderà sempre con grande stima ed affetto: “Ci siamo abbeverati al primo Cubismo e abbiamo combattuto per il Futurismo”. Nel 1914 si reca a Firenze per continuare gli studi, ma vi rimane per poco tempo, richiamato alla dura realtà dallo scoppio della guerra in cui è arruolato, ma due anni dopo viene ferito e può rientrare dal fronte; è questa l’occasione che gli permette, una volta guarito, di recarsi a Parigi, dove incontra Picasso, Cocteau, Cendrars, Kisling e Modigliani, che gli fa un ritratto. Questo disegno è molto amato da Licini, che lo considera l’affettuoso omaggio di un amico oltre che di un collega, che gli scriveva: “Caro Licini, la nostalgia dell’Italia, mio primo amore, mi avvicina a te”. L’artista marchigiano appende l’opera nel proprio studio; nel 1920 però “una donna che mi ha amato e mi ha odiato – scriveva – probabilmente per gelosia, sicuramente per vendetta, appicca il fuoco alla stanza, distruggendo con essa anche il prezioso ritratto di Modì.

     È un “aneddoto”, ricordato dalla bella rivista “Stile Arte” di giugno, che ci immette nel “mondo” di questo grande artista, i cui primi dipinti si collocano in ambito naturalista, mentre del futurismo, con cui ebbe contatti a Modena, recano evidente traccia i Racconti di Bruto del 1917; è negli anni Trenta, poi, che si pone la sua fondamentale esperienza astratta (del 1938 è il dipinto Memorie d’oltretomba che è conservato alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma), arricchita dalla frequentazione con il gruppo Abstraction-Création. Elementi distintivi del suo registro espressivo, a partire da allora, furono una spazialità fantastica e una vena di sottile e misterioso lirismo, in immagini che assumono talvolta valenze surrealiste e si arricchiscono di valenze simboliche, come nelle serie Amalasunte, Olandesi volanti, Angeli ribelli, Notturni.   
     Osvaldo Licini, pittore di vibrante e visionaria poeticità che affascina come un’icona angelicata ricca di valenze simboliche, che ha saputo ricondurre in un contesto europeo il richiamo fortissimo delle radici locali, della sua terra natale amata e sempre centrale nel suo percorso artistico da “errante” pittore europeo, viene ricordato in una imponente mostra dislocata nelle due sedi di Ascoli Piceno (Polo di Sant’Agostino) e del Centro Studi Licini di Monte Vidon Corrado, a cura di Stefano Papetti, Elena Pontiggia e Enrica Torelli Landini; per l’occasione Silvana Editoriale ha pubblicato uno splendido ed esaustivo catalogo in due volumi. Con questa esposizione si intende fare il punto sulla produzione pittorica del maestro piceno riunendo, oltre a quelli già presenti nella galleria Licini, circa sessanta dipinti provenienti da numerosi musei italiani e stranieri. Artista che tocca i vertici dell’arte italiana del Novecento, Licini si è fatto portatore di una ricerca solitaria ed appartata e di soluzioni figurative e spaziali inconsuete. Il suo ricercare l'anima della pittura lo porta ad “errare” in diversi centri culturali, a cominciare da Bologna e a Parigi, dove – come si diceva - frequenta i milieu culturali d’avanguardia. Qui la sua poetica pittorica trova immediato consenso (espone in tre “Salons d’Automne” ed in altrettanti “Salons des Indipéndants”), ma il suo spirito irrequieto lo spinge a tornare, nel 1926, insieme alla pittrice svedese Nanny Hellström, sposata un anno prima, a Monte Vidon Corrado dove lui decise di vivere nutrendosi della bellezza della natura e dell'ambiente in stretto, costante, fervido scambio culturale con i più

     Formatosi in ambito figurativo e successivamente affascinato dalle battaglie futuriste, Licini giunge ad una sensibilità astratta fatta di una figuratività del tutto lirica e pura, mediata ed arricchita dal costante riferimento alle sue radici. A queste si rifà nell’essenzialità del colore e del segno, culminata poi nella scarnificazione totale delle forme, come in una sorta di purificazione avvenuta alla luce del suo ritorno al natio borgo selvaggio dove ha sostanzialmente vissuto la sua esperienza esistenziale ed artistica mantenendo una fitta rete di contatti epistolari con intellettuali dell'epoca, aggiornandosi e rielaborando secondo il suo temperamento forte le istanze artistiche contemporanee. La malinconia metafisica incrociata con quella storica lo fa sentire vicino, dal punto di vista pittorico, a Paul Klee mentre, da quello della produzione letteraria e poetica, nella quale fu anche prolifico, lo conduce nella direzione di Baudelaire e Rimbaud, mediando con un linguaggio spesso gergale l’attitudine trasgressiva del nichilismo futurista verso la linea delle avanguardie più libere.
     Così, per rendere omaggio ad un artista che ha saputo portare il sentimento della propria terra ben oltre i confini regionali e nazionali, l’Amministrazione Comunale di Ascoli Piceno, sin dal 2000, si è impegnata nell’acquisizione di circa settanta opere di Osvaldo Licini, comprendenti dipinti di varie epoche, disegni e studi preparatori che hanno trovato una loro sistemazione nella Galleria d’Arte Contemporanea intitolata al pittore marchigiano, l’unico museo pubblico a lui interamente dedicato. E d’altro canto, l’Amministrazione di Monte Vidon Corrado si è impegnata ad acquistare la casa natale dell'artista che è diventata un Centro Studi liciniani dove sono permanentemente esposti oltre sessanta disegni donati al Comune dalla Collezione Hellström. I disegni sono particolarmente importanti nel corpus liciniano, “il sismografo, per così dire, delle idee immediate”, come scrive Giuseppe Marchiori: quelli conservati preso il Centro Studi offrono diacronicamente un percorso in tutte e tre le fasi, quella figurativa degli anni Venti, quella geometrico-astratta degli anni Trenta e quella del figurativismo fantastico degli anni Quaranta e Cinquanta.
      In mostra  ad Ascoli anche i risultati relativi al suo modus operandi che hanno rivelato l'utilizzo da parte di Licini, che spesso nel tempo rielaborava i suoi dipinti, di tele del periodo figurativo per comporre opere più tarde. Grazie alle indagini diagnostiche è stato così possibile evidenziare la complessa elaborazione dei suoi dipinti e giungere ad una più attenta definizione cronologica della produzione liciniana portando un grande contributo di novità a quanto finora asserito dagli studiosi in merito alla datazione dei suoi dipinti. La seconda mostra, al Centro Studi Licini, porta l’attenzione soprattutto sul primo Licini e per la prima volta approfondisce anche temi affettivi e più privati che ebbero un riflesso culturale importante sulla sua opera. Si tratta di un’esposizione documentaria, fotografica e pittorica incentrata sulle opere di paesaggio, naturale e umano, realizzate dal Maestro soprattutto nel primo periodo figurativo della sua intensa attività artistica.

 

 

 


elenco articoli