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Sette chili in sette giorni
Democrazia a dieta dimagrante   
di Giuseppe FLORIO

Sette chili in sette giorni

Con la crisi avviata e conclusa in una sola settimana, il Presidente della Provincia di Brindisi Michele Errico conia una nuova formula politica negativa: i “sette chili in sette giorni” di cui la stessa essenza della democrazia è ulteriormente dimagrita. Per coloro – ci si augura: la maggioranza – i quali trovano stucchevoli le schermaglie allestite intorno ai centri del potere, riassumeremo in breve l’ennesimo strappo procurato ai vertici dell’amministrazione provinciale brindisina. Era, invero, nell’aria da tempo che i due principali partiti sostenitori della maggioranza (DS e Margherita) avessero intenzione di sostituire gli assessori Somma e Roma, tesserati dei rispettivi partiti ma presenti nella giunta in quota Errico, dunque non aderentemente rispondenti ai tipici diktat ### delle segreterie. Aleggiava inoltre il sospetto che i maggiorenti palesi o occulti di quei partiti volessero porre le condizioni per aprire, oltre alle procedure formali di un rimpasto, anche le vertenze per ridiscutere le convenzioni energetiche, tema di primaria importanza anche economica, visto però come fumo negli occhi dal Presidente Errico.

Accade che, per avviare l’apertura di un confronto sulla sostituzione dei due amministratori invisi, la segreteria provinciale dei DS commette un vistoso errore tattico ed insieme un’inadempienza formale: chiedendo che le deleghe assessorili venissero rimesse nelle mani dei partiti politici di provenienza, hanno di fatto esposto il fianco ad un attacco senza precedenti che Errico ha prontamente sferrato. Il capo dell’amministrazione firma i decreti di revoca delle deleghe agli assessori graditi ai partiti; informa i mass media prima che i consiglieri o i propri collaboratori; rilascia interviste al curaro, in cui appella senza mezzi termini gli antagonisti come “lazzaroni”; rovescia contumelie su parlamentari ed esponenti politici talvolta più ignari che rei. Rivendicando a gran voce il primato del diritto sulla politica, egli ha argomentato furiosamente sull’illecito perpetrato dai partiti ai danni del popolo sovrano, evocato ad arte ma mai interpellato dallo stesso Presidente.

Il vero assente di questa vicenda resta infatti il cittadino, il quale assiste basito alla pantomima tra chi (le organizzazioni politiche) tutela gli interessi di una ristrettissima elite socio-economica in nome di un presunto mandato di rappresentanza, e chi (i demagoghi dell’antipolitica) proclama i principi della generalità e dell’astrattezza per fare il bello e il cattivo tempo, ignorando le più elementari norme della democrazia rappresentativa. La conclusione è che a sette giorni sette dal disastro Errico placa la sua furia, reintegra gli assessori, torna d’amore e d’accordo con l’oggetto dei suoi strali. Tutto sembra aver trovato una nuova ragione di quiete, se non fosse che la Signora Democrazia, turbata dalla situazione, sottoposta a strappi ed accelerazioni improvvise, digiuna da una settimana di vuoto del diritto, appare consunta, lacera, esangue.

 

 

 


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