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L'UE e la politica di vicinato |
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E
pensare che in principio era nata per evitare divisioni. Ma alla prima
conferenza ad alto livello, tenutasi in questi giorni a Bruxelles, tra l’Unione
europea e i Paesi vicini per rafforzare le relazioni nei settori chiave
dell'energia, del commercio estero e della sicurezza, sulla PEV è stato
scontro; sono emersi sostanziali e differenti punti di vista su come sviluppare
la politica di vicinato, a tre anni dal suo lancio. La
PEV (European Neighbourhood Policy) è una politica di vicinato
che intende sviluppare un nuovo concetto strategico in grado di trasformare le
frontiere da linee divisorie in aree di cooperazione, guarda ai Paesi vicini dell’Europa dell’Est, della sponda sud
del Mediterraneo e del Caucaso meridionale che non hanno prospettive di
adesione ed intende, mediante piani d’azione bilaterali basati sui bisogni del
paese vicino interessato e sugli interessi reciproci di quest’ultimo e
dell’Unione, stabilire dei rapporti privilegiati. I piani d’azione fissano un
programma di lavoro per un periodo che va da tre a cinque anni e che riguarda
le riforme politiche ed economiche, il ravvicinamento alla legislazione comunitaria, la partecipazione
a certi programmi comunitari e lo sviluppo e il rafforzamento della
cooperazione e del dialogo. Fin qui tutto bene ma, quando poi di fatto si sono
trovati i rappresentanti a livello ministeriale dei 27 Paesi della Ue e dei 16
Paesi che rappresentano “l'anello di amici”, dall' Ucraina, al Caucaso ai Paesi
del nord Africa, più Libia, Bielorussia e Siria, in qualità di ''osservatori'',
qualcosa ha iniziato a stridere ed una serie di osservazioni ad alta voce si
sono fatte avanti. Puntare di più ai Paesi della cintura dell'Est o a quelli
dell'area del Sud che, secondo il presidente francese Nicolas Sarkozy, dovrebbe
formare il nucleo dell'Unione mediterranea? Ed ancora: la PEV va considerata
anticamera per un futuro allargamento della Ue? Secondo
l'Italia, che la sostiene ''con grande determinazione e convinzione”, la
politica di vicinato della Ue deve ''comportarsi in modo uguale verso i Paesi
dell'Est e del Sud”. ''Bisogna evitare una sciocca e pericolosa competizione
tra Est e Sud'', ha detto il sottosegretario Famiano Crucianelli. ''Sono
evidenti le ragioni di carattere politico, economico e sociale per fare
dell'area del sud e del Mediterraneo una centralità della nostra iniziativa, ma
ciò non deve comportare di trascurare i Paesi dell'Est. È una scelta strategica
quella di costruire relazioni speciali con tutti i Paesi che confinano con la
Ue''. L'Italia ha così chiesto ''una politica più dinamica verso la sponda del
Mediterraneo” ed ha auspicato ''una integrazione piena'' della Libia, ma al
tempo stesso ha insistito sull'importanza di ''legami forti'' con le regioni
del Mar Nero e del Caucaso, tenendo a mente i problemi legati
all’approvvigionamento energetico. Il presidente della Commissione Ue Barroso e
il ministro degli esteri portoghese Luis Amado, presidente di turno del
Consiglio, hanno suggerito di rafforzare la politica di vicinato seguendo il
criterio della ''differenziazione''. D'accordo il ministro degli esteri
spagnolo Miguel Angel Moratinos purché - ha precisato - ''non rappresenti una
discriminazione”. Il ministro degli esteri polacco Anna Fotyga ha insistito
sulla necessità di mantenere lo sguardo ben puntato ad Est, evocando anche la
possibilità di uno sbocco nella famiglia europea per ''l'Ucraina e
probabilmente la Moldavia''. Il ministro britannico agli affari europei, Jim
Murphy, ha sponsorizzato l'ipotesi di una PEV anticamera dell'allargamento.
''Per quei Paesi che cercano una prospettiva più ampia, le porte della Ue
devono restare aperte”, ha detto. Nettamente contrario il suo collega tedesco
Guenter Gloser, per il quale la politica di vicinato ''è un enorme contributo”
alla promozione di sicurezza e prosperità in Europa, ma ''non ha assolutamente
nulla a che fare con una futura prospettiva di ingresso nella Ue''. Sono
evidenti le differenze sostanziali a fronte di una politica che può contare su 12 miliardi di euro di
programmi economici più altri aiuti in cambio di riforme e sviluppo
democratico. I rappresentanti dell’“anello di amici” hanno comunque applaudito
all’iniziativa, che si ripeterà con cadenze probabilmente semestrali, e da
questo primo forum hanno lanciato proposte
e suggerimenti per aumentare il libero scambio e rafforzare la cooperazione
energetica.
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