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Lo scandalo non è la bestemmia, ma la TV spazzatura |
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Isola dei Famosi. Esasperato
dalla fame forzata e da compagni d’avventura che darebbero ai nervi al più
santo fra i santi, il povero Massimo Ceccherini, l’attore toscano noto per
altro per la sua divertente intemperanza, si è lasciato sfuggire una bestemmia,
che fra tutte è la più classica. Non è tanto rilevante qui far sapere a chi,
fra i lettori, non ha seguito le innumerevoli polemiche dei giorni passati
quale sia stato il santo o la vergine tirati in ballo dal sanguigno
toscanaccio, quanto esprimere il proprio rammarico per una televisione pubblica
che si ostina a precipitare verso abissi sublimi di banalità e noia, che
squalificano qualsiasi stima per l’intelligenza dei telespettatori e dei contribuenti.
Sono più di venti anni, dall’ingresso nell’etere di Retequattro, che la Rai insegue
modelli e stili proposti dalla tv commerciale e il risultato è stato un
duopolio asfissiante e un appiattimento verso il basso dei palinsesti
nazionali. Pettegolezzi di bassa lega, improbabili sceneggiate fra fidanzati
spacciate per vere, ma preparate a tavolino, interviste strappalacrime a gente
comune inspiegabilmente pronta a mettere in piazza i propri drammi personali, cosce
e karaoke senza riguardo per l’estetica, servizi para-giornalistici su
chirurgia correttiva e sulle diete più alla moda, ricostruzioni morbose degli
omicidi à la page: devono apparire essenziali questi temi ai dirigenti di viale
Mazzini se sono disposti a inserirli in ogni programma, indipendentemente da
fasce orarie e target di riferimento. Il malefico polpettone mediatico
profetizzato dall’apocalittica coppia Enrico Ghezzi-Marco Giusti straborda ormai
dai nostri schermi anche quando sono spenti. La forza della televisione sta
proprio nella capillarità orizzontale con cui penetra nella società italiana.
Bisognerebbe ritrovare la voglia di scelte radicali, la fiducia nella capacità
critica del pubblico e il coraggio di abbandonare i famosi su quell’isola che
non ci è mai appartenuta. Che li ripeschi qualcun altro e ritornino in Italia
sui gommoni. Preferiamo una penisola di sconosciuti che abbiano ancora una
parvenza d’umanità, storie autentiche da raccontare, e la voglia di inventarsi
un futuro diverso.
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