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FINANZIARIA 2007 - Tasse, tagli, ticket e malcontento generale |
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È difficile prevedere oggi quale
sarà il risultato finale del lungo ed incerto percorso parlamentare che
accompagnerà la Finanziaria 2007 fino alla sua definitiva approvazione. Quali
saranno le strategie che la maggioranza ed il governo riterranno più utili per
licenziare un documento di così forte impatto politico che oggi, da molti
commentatori ed esponenti politici, è ritenuto fondamentale per la durata
stessa del governo Prodi e per il destino di tutta l’Unione. Ma non solo,
perché sarà difficile che la Finanziaria, così come oggi presentata, possa
soddisfare le tante anime del centrosinistra, dare smalto e vigore al mercato,
galvanizzare e risultare ben accetto al mondo della finanza e nel contempo
incontrare un discreto favore nelle famiglie, nei lavoratori, nel mondo
dell’impresa. È difficile prevedere oggi quali
contraccolpi determinerà una eventuale sua strenua difesa o diversamente una
sua possibile rimodulazione in virtù di una tardiva forma di concertazione o di
cedimento, sotto la spinta delle tante lobbies, per arginare un malcontento che
proviene da più parti. Quale effetto sortiranno eventuali accordi fra settori
della maggioranza e dell’opposizione su alcuni specifici emendamenti, se
prevarranno esigenze di chiusura preventiva ad ogni forma di dialogo, se si
ricorrerà ancora una volta allo strumento della fiducia, blindandol’intero
pacchetto legislativo. Oggi ciò che appare certo e del
tutto evidente è la grande lacerazione che questo strumento di programmazione
finanziaria ha determinato nel Paese e conseguentemente le ampie divisioni, i
forti distinguo che si sono registrati. Un ampio dibattito che sembra investire
ogni settore ed ogni ambito produttivo. Giudizi negativi pienamente o
larvatamente espressi in varie forme ma che hanno legato fra loro, seppur con
angolazioni e visuali diverse, economisti di diverse estrazioni, partiti
politici non solo di opposizione, i
Sindaci, soprattutto quelli delle grandi città, l’ANCI, i liberi professionisti
che da poco stanno iniziando a conoscere le proteste di piazza, le astensioni
dal lavoro. Ed ancora le aziende, le
imprese, i commercianti, gli artigiani, gran parte del mondo di Confindustria e
Confcommercio con argomentazioni fortemente negative soprattutto per quanto
riguarda l’ormai famoso cuneo fiscale e soprattutto il trasferimento allo Stato
dei trattamenti di fine rapporto che rischia di mettere letteralmente in
ginocchio le piccole imprese. Forti preoccupazioni che sono state formulate a
più riprese da tutta quell’area moderata che fa riferimento al cosiddetto
fronte dei centristi e che rischia di soccombere così ad un disegno ideale e
politico sicuramente accattivante che viene da una sinistra più attenta a
marcare in senso forte e deciso l’azione politica del governo, ma che
ineluttabilmente ridimensiona fortemente soprattutto il ceto medio. Per ultimo
la bocciatura che è venuta dall’Economist. Un variegato mondo politico,
intellettuale e produttivo che giudica negativamente una manovra che sembra più orientata alla tassazione,
all’imposizione di tickets, al taglio verso gli enti locali. Una visione d’insieme ben
diversa da quella che con enfasi e con puntiglio è stata presentata dal
Ministro dell’Economia e dal Presidente del Consiglio con argomentazioni e
concetti che sembrano difficili da difendere. Una finanziaria concepita,
scritta e propagandata all’insegna dell’equità, della redistribuzione della
ricchezza, dello sviluppo ma che viene avvertita in maniera del tutto diversa
dalle famiglie, dai lavoratori, dal mondo del lavoro. Si percepisce, scorrendo
il corposo dispositivo della manovra nel suo complesso, un forte sacrificio a
cui saranno chiamati larghi settori del Paese per nuove tasse, per una
aumentata imposizione fiscale, per nuovi tickets. A partire da quelli oltremodo
odiosi sulle prestazioni di Pronto Soccorso, sulle visite specialistiche, sugli
esami diagnostici. Tasse che troveranno nuove voci,
nuove motivazioni, nuove formule, nuove e più articolate giustificazioni. Tasse
che risulteranno immediatamente visibili e comprensibili o che scaturiranno
indirettamente per effetto di disposti contenuti nelle varie pieghe della
legge, come ad esempio gli aumenti relativi alla cosiddetta tassa sulle
successioni che anche se di fatto non presente come tale risulterà egualmente
viva ed operante per via di voci oggi nuovamente oggetto di tassazione. Senza
considerare l’avvio delle cosiddette tasse di scopo che fioriranno dalla
fantasia e dalle esigenze dei tanti Comuni italiani o gli aumenti che deriveranno
dai nuovi calcoli degli estimi catastali e che inevitabilmente porteranno ad un
innalzamento dell’ICI od ancora agli aumenti secondari all’innalzamento
dell’IRPEF regionale. Una Finanziaria che si presenta
dunque particolarmente pesante per gran parte delle famiglie italiane e che
invece, diversamente da ciò che doveva risultare, è estremamente timida
nell’affrontare il vero snodo da cui fare ripartire il sistema Paese.
Quello rappresentato dalle riforme a partire
da quella sulle pensioni per dare slancio e fiducia al Paese. Una Finanziaria
che rischia così di fermare il percorso di risanamento del Paese e l’avvio del
superamento di un prolungato e cattivo momento economico che ha investito gran
parte dell’Europa.
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