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FINANZIARIA 2007 - Tasse, tagli, ticket e malcontento generale
  
di Francesco CACCETTA

Tagli, tasse e ticket

È difficile prevedere oggi quale sarà il risultato finale del lungo ed incerto percorso parlamentare che accompagnerà la Finanziaria 2007 fino alla sua definitiva approvazione. Quali saranno le strategie che la maggioranza ed il governo riterranno più utili per licenziare un documento di così forte impatto politico che oggi, da molti commentatori ed esponenti politici, è ritenuto fondamentale per la durata stessa del governo Prodi e per il destino di tutta l’Unione. Ma non solo, perché sarà difficile che la Finanziaria, così come oggi presentata, possa soddisfare le tante anime del centrosinistra, dare smalto e vigore al mercato, galvanizzare e risultare ben accetto al mondo della finanza e nel contempo incontrare un discreto favore nelle famiglie, nei lavoratori, nel mondo dell’impresa.

È difficile prevedere oggi quali contraccolpi determinerà una eventuale sua strenua difesa o diversamente una sua possibile rimodulazione in virtù di una tardiva forma di concertazione o di cedimento, sotto la spinta delle tante lobbies, per arginare un malcontento che proviene da più parti. Quale effetto sortiranno eventuali accordi fra settori della maggioranza e dell’opposizione su alcuni specifici emendamenti, se prevarranno esigenze di chiusura preventiva ad ogni forma di dialogo, se si ricorrerà ancora una volta allo strumento della fiducia, blindandol’intero pacchetto legislativo.

Oggi ciò che appare certo e del tutto evidente è la grande lacerazione che questo strumento di programmazione finanziaria ha determinato nel Paese e conseguentemente le ampie divisioni, i forti distinguo che si sono registrati. Un ampio dibattito che sembra investire ogni settore ed ogni ambito produttivo. Giudizi negativi pienamente o larvatamente espressi in varie forme ma che hanno legato fra loro, seppur con angolazioni e visuali diverse, economisti di diverse estrazioni, partiti politici non solo di opposizione,  i Sindaci, soprattutto quelli delle grandi città, l’ANCI, i liberi professionisti che da poco stanno iniziando a conoscere le proteste di piazza, le astensioni dal lavoro.

Ed ancora le aziende, le imprese, i commercianti, gli artigiani, gran parte del mondo di Confindustria e Confcommercio con argomentazioni fortemente negative soprattutto per quanto riguarda l’ormai famoso cuneo fiscale e soprattutto il trasferimento allo Stato dei trattamenti di fine rapporto che rischia di mettere letteralmente in ginocchio le piccole imprese. Forti preoccupazioni che sono state formulate a più riprese da tutta quell’area moderata che fa riferimento al cosiddetto fronte dei centristi e che rischia di soccombere così ad un disegno ideale e politico sicuramente accattivante che viene da una sinistra più attenta a marcare in senso forte e deciso l’azione politica del governo, ma che ineluttabilmente ridimensiona fortemente soprattutto il ceto medio. Per ultimo la bocciatura che è venuta dall’Economist. Un variegato mondo politico, intellettuale e produttivo che giudica negativamente una manovra  che sembra più orientata alla tassazione, all’imposizione di tickets, al taglio verso gli enti locali.

Una visione d’insieme ben diversa da quella che con enfasi e con puntiglio è stata presentata dal Ministro dell’Economia e dal Presidente del Consiglio con argomentazioni e concetti che sembrano difficili da difendere. Una finanziaria concepita, scritta e propagandata all’insegna dell’equità, della redistribuzione della ricchezza, dello sviluppo ma che viene avvertita in maniera del tutto diversa dalle famiglie, dai lavoratori, dal mondo del lavoro. Si percepisce, scorrendo il corposo dispositivo della manovra nel suo complesso, un forte sacrificio a cui saranno chiamati larghi settori del Paese per nuove tasse, per una aumentata imposizione fiscale, per nuovi tickets. A partire da quelli oltremodo odiosi sulle prestazioni di Pronto Soccorso, sulle visite specialistiche, sugli esami diagnostici.

Tasse che troveranno nuove voci, nuove motivazioni, nuove formule, nuove e più articolate giustificazioni. Tasse che risulteranno immediatamente visibili e comprensibili o che scaturiranno indirettamente per effetto di disposti contenuti nelle varie pieghe della legge, come ad esempio gli aumenti relativi alla cosiddetta tassa sulle successioni che anche se di fatto non presente come tale risulterà egualmente viva ed operante per via di voci oggi nuovamente oggetto di tassazione. Senza considerare l’avvio delle cosiddette tasse di scopo che fioriranno dalla fantasia e dalle esigenze dei tanti Comuni italiani o gli aumenti che deriveranno dai nuovi calcoli degli estimi catastali e che inevitabilmente porteranno ad un innalzamento dell’ICI od ancora agli aumenti secondari all’innalzamento dell’IRPEF regionale.

Una Finanziaria che si presenta dunque particolarmente pesante per gran parte delle famiglie italiane e che invece, diversamente da ciò che doveva risultare, è estremamente timida nell’affrontare il vero snodo da cui fare ripartire il sistema Paese. Quello  rappresentato dalle riforme a partire da quella sulle pensioni per dare slancio e fiducia al Paese. Una Finanziaria che rischia così di fermare il percorso di risanamento del Paese e l’avvio del superamento di un prolungato e cattivo momento economico che ha investito gran parte dell’Europa.

 

 

 


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