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Si scoprono nuovi ex terroristi nei gangli del potere statale italiano
  
di Valeria BRUNO

In uno schiaffo di qualche mese fa, datato giugno 2006, parlando (e criticando)) la nomina di un ex terrorista alla segreteria

In uno schiaffo di qualche mese fa, datato giugno 2006, parlando (e criticando)) la nomina di un ex terrorista alla segreteria della presidenza della Camera dei Deputati (per chi non lo ricordasse: Sergio D’Elia), chiudemmo il breve corsivo con una provocatoria domanda: chiedendoci quale altro futuro politico era sarcasticamente prevedibile, immaginammo un Caruso quale Ministro dell’Interno. Se tale previsione ci apparve allora a tal punto indicibile da segnalarla come paradosso, i fatti svelati in questi giorni ci smentiscono, pur troppo dolorosamente. Non fu affatto previsione paradossale, ma para-normale.

È salito all’onore delle cronache il nome di un uomo che del Viminale è parte attiva: segretario particolare del Sottosegretario all’Interno Francesco Bonato in quota Rifondazione Comunista. Tale Roberto Del Bello (classe 1960) è un ex brigatista finito in carcere nel 1981, condannato con sentenza definitiva per banda armata a quattro anni e sette mesi di reclusione, regolarmente scontati. Il Del Bello fu coinvolto nell’ambito dell’inchiesta sul sequestro e l’uccisione dell’ingegner Taliercio, uno dei più spietati delitti terroristici delle Br. In casa del “Nicola” (questo il nome in codice del compagno Del Bello) al momento dell’arresto, furono trovati <annotazioni su persone, numeri di targa, ecc. riferiti a magistrati, avvocati e carabinieri impegnati nella lotta al terrorismo, annotazioni e schedature costituenti l’ossatura della controinformazione utilizzata dal sodalizio eversivo per i suoi piani, appunti sulla lotta armata e sulle Cellule comuniste combattenti, un manuale del guerrigliero, volantini (…)> - così si legge nella sentenza.

Sono proprio le Forze dell’Ordine oggi a denunciare il loro grave disappunto per la nomina istituzionale del ‘Nicola’, attendendo da parte di Romano Prodi la revoca delle deleghe al sottosegretario Bonati.

Riesplosa la polemica sulla presenza di ex brigatisti nei gangli del potere statale, ritornano, come sul caso d’Elia, le repliche e gli appelli alla giustizia dai conti pagati, alla libertà d’essere comuni cittadini con pari diritti anche se con un passato pesante, alla limpidezza degli intenti presenti ed estraneità ai fatti cruenti.

Ma di “opportunità politiche” i portatori dell’ovvio moralismo non sanno parlare, né sanno spiegare perché tali perniciose operazioni politiche vengano fatte in gran segreto (pare che neppure il Ministro Amato conoscere l’oscuro passato di Del Bello prima che scoppiasse il caso). Quale normalità vi sia nel far sedere ai piani alti del Viminale un ex terrorista, stentiamo ad intravedere.

La vita può offrire mille occasioni per riscattare se stessi, con umiltà e buona coscienza. Se il senso delle istituzioni ed il rispetto degli elettori ha ancora un qualche valore nel nostro Paese, si renderà forse opportuno trovare vere ragioni al proprio operare, una più forte consapevolezza delle proprie scelte e non blande giustificazioni in nome di una uguaglianza di diritti che tutto equipara e concede.

Per partecipare ad una gara d’appalto, un imprenditore deve dimostrare, documentare, la propria estraneità alla malavita. Per entrare nelle Forze Armate occorre essere incensurati e incensurata la parentela diretta. Per entrare nel Governo italiano basta aprire la giusta porta, senza alcuna limitazione, senza alcun filtro etico, senza alcuna morale.

 

 


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