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Educare ai media per sviluppare un approccio critico |
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Siamo circondati. La comunicazione con l’aiuto dei nuovi supporti
tecnologici ed informatici invade la nostra vita. Internet ha permesso a
chiunque di pubblicare, diffondere, pubblicizzare idee, prodotti, soluzioni, in
una sola parola la rete ha permesso a tutti di comunicare. Questo apre la
riflessione sui concetti di media e di democrazia. Tutti coloro che hanno
accesso (cosa ben differente dal possesso e dal corretto utilizzo) alle nuove
tecnologie sono in grado di valutarne criticamente il contenuto? La Commissione europea ha avviato un’indagine
per promuovere l’educazione ai media proprio perchè “L’educazione ai media ha
un’importanza decisiva per sapersi muovere nel nuovo mondo di contenuti
accessibile a tutti in banda larga, in qualsiasi momento e ovunque” come
afferma Viviane Reding, commissario responsabile della società
dell’informazione e dei media. “Mi auguro quindi che la consultazione avviata
oggi permetta di evidenziare le buone pratiche a livello europeo e di
raccogliere idee per iniziative future”. Una questione fondamentale verso la
quale un’istituzione come la Comunità europea non poteva non rivolgere
l’attenzione. L’attuale potenzialità dei mezzi di comunicazione costituisce un tema
d’interesse sul campo politico, democratico ed educativo. Educare ai mass media
significa educare alla democrazia. L’educazione ai media coinvolge tutti i
mezzi di comunicazione, dalla televisione al cinema, dalla radio alla musica,
dalla stampa ai videogiochi e a internet e alle altre nuove tecnologie di
comunicazione digitale. Servirà a far prendere consapevolezza del potere che
essi esercitano nel nostro quotidiano, a comprendere che l’utilizzo di luoghi
comuni condiziona le nostre scelte ed ad aiutare i cittadini allo sviluppo di
senso critico. Lo strumento scelto per la consultazione è un questionario,
disponibile on-line, promosso su scala europea, per ottenere il parere degli
addetti ai lavori: organizzazioni del settore dei media, istituti di istruzione
formale e non formale, produttori e fornitori di contenuti, istituzioni
culturali e istituti di ricerca, autorità di regolamentazione e associazioni di
cittadini e di consumatori. È diviso in quattro parti: la prima contiene
domande generali sull’educazione ai media, mentre le altre tre raccolgono
informazioni su iniziative e progetti riguardanti le comunicazioni commerciali,
i film e il mondo on-line. Le risposte dovranno essere inviate entro il 15
dicembre e all’inizio del 2007 sarà redatto un documento che terrà conto delle
proposte e dei suggerimenti pervenuti. Alcune riflessioni sono necessarie. La
democrazia è un valore universale, ma non lo è e non lo è la sua pratica. Accade nel 2006 che la democrazia, le cronache di questi giorni lo
ricordano tristemente, non solo non abbia casa in molti Stati del mondo ma che
lì dove c’è una costituzione a garanzia, addirittura arretri, facendo di
diritti e di doveri pesi e misure differenti. Accade che l’accesso alla
comunicazione che è una condizione per la democrazia spesso non è garantito. Ma
andiamo oltre, perché non solo un governo democratico deve garantire l’accesso
ma deve vigilare sul possesso e sull’utilizzo dei mezzi di comunicazione.
Questo fa la differenza. Allora vorremmo che l’Europa, questo edificio in
crescita, sia sì democratico e partecipato ma che nella sua pratica di
democrazia a volte non scordi che tutti i suoi membri non hanno ancora
democraticamente raggiunto lo stesso livello.
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