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Educare ai media per sviluppare un approccio critico
  
di Ilaria NICOLAZZO

Siamo circondati

Siamo circondati. La comunicazione con l’aiuto dei nuovi supporti tecnologici ed informatici invade la nostra vita. Internet ha permesso a chiunque di pubblicare, diffondere, pubblicizzare idee, prodotti, soluzioni, in una sola parola la rete ha permesso a tutti di comunicare. Questo apre la riflessione sui concetti di media e di democrazia. Tutti coloro che hanno accesso (cosa ben differente dal possesso e dal corretto utilizzo) alle nuove tecnologie sono in grado di valutarne criticamente il contenuto? La  Commissione europea ha avviato un’indagine per promuovere l’educazione ai media proprio perchè “L’educazione ai media ha un’importanza decisiva per sapersi muovere nel nuovo mondo di contenuti accessibile a tutti in banda larga, in qualsiasi momento e ovunque” come afferma Viviane Reding, commissario responsabile della società dell’informazione e dei media. “Mi auguro quindi che la consultazione avviata oggi permetta di evidenziare le buone pratiche a livello europeo e di raccogliere idee per iniziative future”. Una questione fondamentale verso la quale un’istituzione come la Comunità europea non poteva non rivolgere l’attenzione.

L’attuale potenzialità dei mezzi di comunicazione costituisce un tema d’interesse sul campo politico, democratico ed educativo. Educare ai mass media significa educare alla democrazia. L’educazione ai media coinvolge tutti i mezzi di comunicazione, dalla televisione al cinema, dalla radio alla musica, dalla stampa ai videogiochi e a internet e alle altre nuove tecnologie di comunicazione digitale. Servirà a far prendere consapevolezza del potere che essi esercitano nel nostro quotidiano, a comprendere che l’utilizzo di luoghi comuni condiziona le nostre scelte ed ad aiutare i cittadini allo sviluppo di senso critico. Lo strumento scelto per la consultazione è un questionario, disponibile on-line, promosso su scala europea, per ottenere il parere degli addetti ai lavori: organizzazioni del settore dei media, istituti di istruzione formale e non formale, produttori e fornitori di contenuti, istituzioni culturali e istituti di ricerca, autorità di regolamentazione e associazioni di cittadini e di consumatori. È diviso in quattro parti: la prima contiene domande generali sull’educazione ai media, mentre le altre tre raccolgono informazioni su iniziative e progetti riguardanti le comunicazioni commerciali, i film e il mondo on-line. Le risposte dovranno essere inviate entro il 15 dicembre e all’inizio del 2007 sarà redatto un documento che terrà conto delle proposte e dei suggerimenti pervenuti. Alcune riflessioni sono necessarie. La democrazia è un valore universale, ma non lo è e non lo è la sua pratica.

Accade nel 2006 che la democrazia, le cronache di questi giorni lo ricordano tristemente, non solo non abbia casa in molti Stati del mondo ma che lì dove c’è una costituzione a garanzia, addirittura arretri, facendo di diritti e di doveri pesi e misure differenti. Accade che l’accesso alla comunicazione che è una condizione per la democrazia spesso non è garantito. Ma andiamo oltre, perché non solo un governo democratico deve garantire l’accesso ma deve vigilare sul possesso e sull’utilizzo dei mezzi di comunicazione. Questo fa la differenza. Allora vorremmo che l’Europa, questo edificio in crescita, sia sì democratico e partecipato ma che nella sua pratica di democrazia a volte non scordi che tutti i suoi membri non hanno ancora democraticamente raggiunto lo stesso livello.

 

 

 


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