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La congiura delle armi |
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È fuori dubbio che esista di
fatto una discriminazione, nel nostro Paese, verso i possessori di armi; dagli
anni ‘70 e più precisamente dal 1975, anno che vide i natali della Legge 110
sul controllo degli armamenti privati in Italia, si sono susseguite una serie
sempre più vasta di discriminazioni verso chi ha avuto l’idea insana, a detta
di tanti, di detenere presso la propria abitazione, delle armi da fuoco. Gli anni ‘70 vengono ricordati
purtroppo anche per gli efferati attacchi allo Stato ad opera delle Brigate
Rosse, il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, al tempo non più attuale,
venne integrato con l’emanazione della Legge 110/75, per limitare e meglio
controllare la circolazione privata “legale” di armi…. abbiamo messo
volutamente legale tra virgolette in quanto fino ad oggi, nessuno pensa
al mercato di armi parallelo… il mercato nero delle armi, dove chiunque di noi
può venirne facilmente in possesso. Non si riesce a capire il
perché, secondo tanti, l’indisponibilità di armi al cittadino equivalga in
qualche modo all’indisponibilità di armi per la malavita, la discriminazione
nasce da qui quando di fatto non è così, basti pensare ad una inchiesta trasmessa
in un noto programma nazionale, nella quale un giornalista sotto mentite
spoglie, riusciva a procurarsi armi, nella fattispecie pistole ed armi da
guerra, pistole cioè in dotazione agli operatori di P.S. e questo nelle più grandi
città italiane, con pochi soldi, ovviamente in quartieri poco raccomandabili…è
andato, ha chiesto e nel giro di pochissimo tempo aveva già i contatti e le
armi. Ma allora perché esiste questa
discriminazione? Esiste una minoranza di personaggi, direttori di telegiornali,
quotidiani o quant’altro che addita e paragona il possessore di porto d’armi ad
un probabile serial killer, in una configurazione degna di un trattato di
psicoanalisi, un maniaco schizoide, lucido, il più delle volte intelligente ed
erudito, magari con qualche complesso di inferiorità che, grazie ad un apparato
legislativo troppo permissivo, viene troppo facilmente in possesso dei titoli
necessari ad acquistare, detenere ed usare armi da fuoco. Un criminale quindi, un pazzo
paragonabile a quanti se ne sentono in televisione, gente che uccide per mezzo
delle armi, non ultimo il fatto di quel ragazzo milanese che, in seguito
all’uccisione della moglie, della sua vicina di casa e di altri passanti, si è
rivolto l’arma contro se stesso…un diverso, gettato in pasto all’opinione
pubblica, affamata di bersagli e di vittime sacrificali sulle quali scaricare
le proprie ansie e frustrazioni. Ultimamente la cronaca nera dei
nostri telegiornali è stata macchiata da qualche omicidio ad opera di normali
cittadini che all’improvviso, quasi come in preda a pazzia o a raptus omicida,
hanno ucciso appunto, per mezzo di armi legittimamente detenute… i nuovi
mostri. L’arma è la demoniaca
personificazione del male, così come il suo possessore fino a quando, certo,
questa non serva a salvaguardare la vita del prossimo o ad evitare una strage,
nel qual caso viene benedetta tra preghiere ed incensi nella speranza di un
impeccabile funzionamento della sua meccanica ideata e concepita per dare la
morte. Ma allora è l’arma che uccide o
è solo un tramite che permette all’uomo di uccidere? Nell’immaginario
collettivo è l’arma che uccide, ed allora via a leggi sempre più severe, non
pensando che l’essere armato è un diritto del cittadino libero, come disse
qualcuno viviamo in una società dove quando le armi sono fuorilegge, solo i
fuorilegge hanno le armi. Ed è vero, invece si continua a demonizzare le armi,
e non ad esempio i coltelli da cucina di quei due ragazzi di Novi Ligure,
utilizzati per tagliare a pezzi la mamma ed il fratellino. Perché non mettere
al bando allora tutti i coltelli da cucina ? forse perché la destinazione d’uso
è differente? eppure sono stati mezzi tramite i quali si è compiuto un
omicidio…e cosa dire allora delle automobili..miliardi di incidenti e di morti
a danno di giovani incoscienti in preda all’alcool o peggio ancora sotto
l’effetto di droghe, grazie alle quali gli stessi per l’ebbrezza della velocità
si suicidano ed uccidono innocenti….in ultimo, il privato cittadino che visti i
precedenti viene arrestato quando, armato, difende la propria proprietà privata
o la vita dei propri cari da aggressori che diventano immediatamente, come per
magia, vittime della società per mano
del pazzo che ricorre alle armi, quando, nell’esercizio delle loro
scorribande, si sono visti ferire o uccidere a fronte di una legge che il più delle
volte non li avrebbe nemmeno mandati in galera….questo è il nostro “bel Paese” Bisognerebbe
finirla con le discriminazioni, detenere legalmente armi è un diritto dei
cittadini liberi, non poterle detenere significa dittatura, significa non
libertà….gli incidenti accadono ed accadranno ancora, l’uccidere o il togliersi
la vita può essere un atto freddamente calcolato e ragionato .. una semplice
scelta, discutibile certamente ma una scelta per la quale, lo strumento che la
porterà a termine è semplicemente irrilevante, sia esso una pistola, un
coltello o un’auto in corsa perché non è l’arma che colpisce…ma la mano che la
impugna, forse la stessa mano che vende droga ai nostri giovani, invitandoli a
disintegrarsi con i loro mezzi sulle nostre strade.
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