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Oriana Fallaci, morta non in pace con il mondo |
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Via Oriana Fallaci. Come i morti importanti, i personaggi
illustri. Lei forse avrebbe riso o sorriso amaro di questa sua Firenze che
ancora la rinnega. Non importa se già nel 2006 una strada porterà il suo nome;
a scorno degli attuali amministratori potrà accadere in un altro decennio. Ma
accadrà, e numerose saranno le città d’Italia che le intitoleranno vie.
Questione di toponomastica, e di civiltà. Firenze è un’altra cosa però. È la città che la vide
bimba, trecce strette nascondiglio di segreti. È la città che di lei ha gioito
per i successi di giornalista e scrittrice amata nel mondo. È la Firenze rossa
che l’ha ripudiata quando le sue parole sono divenute lama feroce contro una
sinistra stolta. È la città che ha scelto come sua tomba - forse perché gli spiriti
aleggiano nel luogo che ultimo ne vide il corpo. Forse perché così la ‘sua’
Firenze sarebbe stata per sempre, rendendo meno melanconica la morte. Sapevamo che sarebbe morta. E non per le minacce terribili
che da più parti l’hanno offesa, non per quell’odio cieco e orrendo che ha
cercato di piegarla. Contro tutto questo lei sapeva difendersi, con la sua
fermezza, intelligenza, con la scrittura e con l’amore. È stata molto amata
Oriana Fallaci. Migliaia di lettere gliene davano testimonianza. Ha saputo
incarnare il pensiero di tanta parte di mondo, uomini e donne, rimasto prima
taciuto, sin’anche inesplorato. Con lei esploso in un fiero grido di rabbia. Ci ha lasciati orfani del suo pensiero, della sua audacia,
della sua forza intellettuale. Orfani del suo talento, della sua veggenza. Di
lei un giorno si dirà dell’opere e vita nei testi di scuola, si studieranno i
suoi libri nei corsi di giornalismo, la si ricorderà fiorentina illustre e
tremenda, fiera Savonarola. Via Oriana Fallaci, morta non in pace con il mondo. Forse
con Dio sì. “Io non temo di morire. Se uno muore vuol dire che è
nato, che è uscito dal niente. Io temo il niente, il non esserci, il dover dire
di non esserci stati, se pure per caso.” (tratto da “Lettera a un bambino mai nato”)
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