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Un destino strano e maledetto, John Fante
In Abruzzo un festival per celebrarlo

  
di Giorgia CIPELLI

Queste pagine nascono come una sorta di omaggio di Abruzzo2000

L’Italia lo riscatta. Riscatta le sue doti eccezionali di scrittore che ha saputo raccontare l’emigrazione, l’amore, la disperazione dei falliti. Lui, che in vita di successo non ne ha avuto molto, finalmente avrà il suo momento di gloria dopo la morte.

Un destino strano, sì, strano e maledetto quello di John Fante, ottimo scrittore ma con poche soddisfazioni. Strani casi della vita. Scrittore americano, ma solo per metà. Il sangue è anche in parte italiano. E proprio l’Italia, nell’estate che stiamo salutando, ha voluto omaggiare uno dei suoi tanti talenti. Torricella Peligna, il paese abruzzese che gli ha dato i natali, ha voluto dedicargli un festival. E che festival!

“Il dio di mio padre” è il titolo della rassegna organizzata da Giovanna Di Lello, videomaker già autrice di un documentario su Fante. Il programma ha presentato un concerto di Vinicio Capossela, la proiezione di “Chiedi alla polvere”, film tratto dall’omonimo libro, e la presentazione di “Donne donne” di Marco Vichi, grande fan dello scrittore italoamericano. Perché in molti, come è stato ricordato al festival, hanno amato Fante alla follia. A partire da Charles Bukowski, che lo considerava il suo maestro. In Italia, un nome del calibro di Paolo Virzì ha rivelato che da sempre sogna di girare un film dedicato a John Fante e, di riflesso, a quei racconti italoamericani carichi di rabbia e nostalgia e un’appassionata inadeguatezza a ogni luogo. Anche Francesco De Gregori ama i suoi romanzi. E un outsider della letteratura italiana degli anni ‘80, Pier Vittorio Tondelli, libertino, dissennato e ai limiti della decenza (e dell’indecenza) fu influenzato dal ‘collega’ abruzzese.

È un evento di quelli da ricordare, dunque, se per una volta anche un piccolo centro come Torricella Peligna decide di incensare un suo ‘figlio’ con incontri, reading e concerti. Un gesto dovuto, sicuramente. Perché Fante ha saputo dar voce a chi una voce non aveva, gli emigranti italiani fuggiti in America in cerca di fortuna. Lo scrittore ne ha messo in luce le sofferenze, le umiliazioni subìte in terra americana, le difficoltà nel ricrearsi una nuova vita sempre con appresso quel cognome italiano. Proprio ciò che accade ad Arturo Bandini, lo splendido protagonista di “Aspetta primavera, Bandini” e “Chiedi alla polvere”, i due veri capolavori di Fante. Una scrittura limpida, a tratti autobiografica, che mostra il mondo senza retorica e racconta il desiderio di riscatto del suo grande personaggio Bandini, soffocato in un’America sprofondata nella depressione. Racconta la magia dei grandi incontri che sanno cambiare la vita dal profondo, il rimpianto per le vite che si potevano vivere e invece così non è stato. Una scrittura, insomma, onesta e coraggiosa. Forse anche troppo. E Fante, per avere guadagni sicuri, fu costretto ad allontanarsi dal suo primo amore, la letteratura, per dedicarsi a un altro tipo di scrittura, ovvero le sceneggiature per Hollywood.

Lo scrittore di origini italiane parla spesso, nei suoi romanzi, della terra del padre, Nicola-Nick, che lasciò Torricella, il paesino sperduto tra il lago del Sangro e quello di Casoli, nel 1901. Dunque le sue storie raccontano proprio della difficoltà d’integrazione, del disprezzo dei wasp e una voglia, quasi ossessiva, di riscatto e di assimilarsi completamente al modello americano. Sta di fatto che John Fante tornò in Italia solo una volta, almeno pare, per le riprese di un film che aveva scritto per De Laurentis. Era il 1960, ma giunto sul suolo italiano non scese dall’auto. Ora è diverso. I figli Victoria e Jim hanno preso parte al festival abruzzese in suo onore.

La fama di John Fante, in ogni caso, è destinata a crescere. I giovani stanno imparando a conoscerlo, perché in fondo la vicenda di “Chiedi alla polvere” non si discosta poi molto dai sogni e dai valori di ciascuno, seppure in tempi diversi. Recentemente lo sceneggiatore e regista Robert Towne, che conobbe Fante agli inizi degli anni Settanta, ha realizzato un film, prodotto da Tom Cruise, proprio ispirato al libro, con l’interpretazione di Colin Farrell nel ruolo di Arturo Bandini e Salma Hayek di Camilla Lopez.

 

 

 

 


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