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INDULTO/ Liberitutti, sconti italiani per la stagione calda |
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L’indulto, ormai legge dello Stato, si può analizzare in alcuni
non esaustivi punti: 1.
Le
carceri sono piene oltre il possibile. Si arriva anche a 10 persone in una
cella; vigono condizioni disumane, da abbrutimento non rieducativo. Quale la
soluzione? Liberiamo i carcerati. Questa una prima presunta ragione dell’indulto
accolto da Camera e Senato con voto trasversale, invocato in nome del buon
senso, della umanità, carità cristiana, con tanto di memoria papale che in
Parlamento chiese libertà per i detenuti. Non si può fare a meno di notare come
le invocazioni che il Vaticano solleva siano accolte solo in base a
convenienza, altrimenti bollate come ingerenza clericale in libero laico Stato.
Ma tant’è. Basta prenderne atto. Ma l’indulto risolve davvero questo primo problema? Amaro no
è la risposta. Ne godranno circa 20mila carcerati. Per essere precisi
12.700 detenuti; i restanti quasi 7mila sono sottoposti a misure alternative:
detenzione domiciliare, semilibertà, affidamento in prova, dunque non
rientranti nel regime carcerario e che quindi non andavano a infoltire quel
magma umano del sovraffollamento in nome del quale si è chiesta grazia. Ma in nome della pura matematica, il conto torna. Le carceri
italiane posso ospitare sino a 40mila detenuti, ne contavano 60mila. Dunque liberarne
circa 20mila era obbligo morale! Liberata la coscienza dal peso della
disumanità che abita le nostre prigioni, la questione è risolta? Proprio per
niente! Appena rimandata a nuovi arrivi, sovrabbondanti come sempre e che già
in questi primi giorni di liberazione si sono contanti tra coloro che hanno
beneficiato dello sconto di pena. Misure ben più serie e ponderate il legislatore dovrebbe
adottare, non soluzioni populiste: non solo il costruire nuove carceri, ma il
riformare seriamente la giustizia italiana, garantendo tempi certi per il
processo, evitando i troppi arresti di gente chiusa in cella per anni in attesa
di una sentenza, trovare soluzioni alternative per i malati, i sieropositivi, i
drogati, i clandestini; immaginare pene rieducative, impegnare i detenuti in
lavori utili, a loro e alla società. E tanto altro ancora per rendere il
periodo della detenzione non una pena tremenda, subdola, doppiamente punitiva
per le sue cattive condizioni. 2. Beneficiano dell’indulto, con sconto di pena di 3 anni,
coloro che hanno commesso sino alla mezzanotte del 2 maggio 2006: omicidio
volontario, furto, rapina, reati contro l’amministrazione della giustizia, produzione
e spaccio di stupefacenti (solo piccoli spacciatori), peculato e malversazione.
Anche i delinquenti recidivi, più volte condannati, impenitenti, al pari di
quelli occasionali. Qualcosa lascia sperare che una volta usciti di prigione
questi signori non torneranno a delinquere? No. L’indulto ha previsto misure di
reintegrazione per i detenuti? No. L’indulto ha pensato a coloro che versano in
condizioni di povertà, che una volta usciti di galera non avranno dove andare,
dove dormire, di ché mangiare? No. L’indulto ha previsto un risarcimento alle
vittime di questi signori tornati in libertà? No. Migliaia e migliaia di delinquenti si riverseranno nelle
strade senza che alcuna misura preventiva sia stata anche solo immaginata. Questo
è uno sberleffo al sistema giudiziario italiano, al lavoro delle Forze di Polizia,
ai cittadini tutti e ancor più alle vittime. 3.Italia dei Valori, Lega Nord, Alleanza Nazionale si sono
opposti a questa legge, chiedendo che fossero esclusi dal beneficio di sconto
coloro che hanno commesso reato di falso in bilancio, reati contro la pubblica
amministrazione e voto di scambio politico-mafioso. Niente di fatto. È stata la
volontà trasversale di centrosinistra e la rimanente parte del centrodestra a
rendere possibile questo indulto, con buona pace di Previti, ormai uomo libero,
e di coloro che, legati alla faccenda Unipol (come ha molto chiaramente
indicato l’ex Guardasigilli Castelli) si sono garantiti lo scampato pericolo. Potranno inoltre beneficiare dello sconto: Callisto Tanzi
e Fausto Toma del caso Parmalat; Vanna Marchi e Stefania Nobile se le loro
condanne saranno confermate; così anche per Annamaria Franzoni, accusata d’aver
assassinato il suo bambino. E ancora, Erika De Nardo, la ragazza di Novi Ligure
che uccise madre e fratello, ed il suo complice Omar. 4. Il quarto punto è breve, ma politicamente assai torbido
e sconveniente. Il ministro Di Pietro, che tanto ha gridato con megafono alla
mano nelle piazza, insultando il Parlamento (banda bassotto è l’epiteto meno
grave), con auto-sospensioni poco ortodosse, ed ergendosi a salvator di patria
anima pura, con la stessa veemenza è tornato ad indossare i panni del ministro.
Senza coraggio, né coerenza. L’indulto è passato per come lui lo ha avversato,
ma niente dimissioni. La filosofia spiccia da gran fanfara è “che ci azzeccano …
le dimissioni?”. Venghino signori, venghino. Offresi mercanzie con sconti d’occasione.
Svendita di serietà e coerenza, responsabilità a brandelli e straccetti di
politica reale. Opportunità personale sovrabbondante a piccoli prezzi. Se piccola
è la propria dignità, il senso etico e morale. Questi sono sconti a rendere. Prezzo pesante avrà il conto
finale.
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