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INDULTO/ Liberitutti, sconti italiani per la stagione calda
  
di Andrea Vale di Luna

L’indulto, ormai legge dello Stato, si può analizzare da diversi punti di vista

L’indulto, ormai legge dello Stato, si può analizzare in alcuni non esaustivi punti:

1.      Le carceri sono piene oltre il possibile. Si arriva anche a 10 persone in una cella; vigono condizioni disumane, da abbrutimento non rieducativo. Quale la soluzione? Liberiamo i carcerati. Questa una prima presunta ragione dell’indulto accolto da Camera e Senato con voto trasversale, invocato in nome del buon senso, della umanità, carità cristiana, con tanto di memoria papale che in Parlamento chiese libertà per i detenuti. Non si può fare a meno di notare come le invocazioni che il Vaticano solleva siano accolte solo in base a convenienza, altrimenti bollate come ingerenza clericale in libero laico Stato. Ma tant’è. Basta prenderne atto.

 

Ma l’indulto risolve davvero questo primo problema? Amaro no è la risposta.

Ne godranno circa 20mila carcerati. Per essere precisi 12.700 detenuti; i restanti quasi 7mila sono sottoposti a misure alternative: detenzione domiciliare, semilibertà, affidamento in prova, dunque non rientranti nel regime carcerario e che quindi non andavano a infoltire quel magma umano del sovraffollamento in nome del quale si è chiesta grazia.

Ma in nome della pura matematica, il conto torna. Le carceri italiane posso ospitare sino a 40mila detenuti, ne contavano 60mila. Dunque liberarne circa 20mila era obbligo morale! Liberata la coscienza dal peso della disumanità che abita le nostre prigioni, la questione è risolta? Proprio per niente! Appena rimandata a nuovi arrivi, sovrabbondanti come sempre e che già in questi primi giorni di liberazione si sono contanti tra coloro che hanno beneficiato dello sconto di pena.

Misure ben più serie e ponderate il legislatore dovrebbe adottare, non soluzioni populiste: non solo il costruire nuove carceri, ma il riformare seriamente la giustizia italiana, garantendo tempi certi per il processo, evitando i troppi arresti di gente chiusa in cella per anni in attesa di una sentenza, trovare soluzioni alternative per i malati, i sieropositivi, i drogati, i clandestini; immaginare pene rieducative, impegnare i detenuti in lavori utili, a loro e alla società. E tanto altro ancora per rendere il periodo della detenzione non una pena tremenda, subdola, doppiamente punitiva per le sue cattive condizioni.

 

2. Beneficiano dell’indulto, con sconto di pena di 3 anni, coloro che hanno commesso sino alla mezzanotte del 2 maggio 2006: omicidio volontario, furto, rapina, reati contro l’amministrazione della giustizia, produzione e spaccio di stupefacenti (solo piccoli spacciatori), peculato e malversazione. Anche i delinquenti recidivi, più volte condannati, impenitenti, al pari di quelli occasionali. Qualcosa lascia sperare che una volta usciti di prigione questi signori non torneranno a delinquere? No. L’indulto ha previsto misure di reintegrazione per i detenuti? No. L’indulto ha pensato a coloro che versano in condizioni di povertà, che una volta usciti di galera non avranno dove andare, dove dormire, di ché mangiare? No. L’indulto ha previsto un risarcimento alle vittime di questi signori tornati in libertà? No.

Migliaia e migliaia di delinquenti si riverseranno nelle strade senza che alcuna misura preventiva sia stata anche solo immaginata. Questo è uno sberleffo al sistema giudiziario italiano, al lavoro delle Forze di Polizia, ai cittadini tutti e ancor più alle vittime.

 

3.Italia dei Valori, Lega Nord, Alleanza Nazionale si sono opposti a questa legge, chiedendo che fossero esclusi dal beneficio di sconto coloro che hanno commesso reato di falso in bilancio, reati contro la pubblica amministrazione e voto di scambio politico-mafioso. Niente di fatto. È stata la volontà trasversale di centrosinistra e la rimanente parte del centrodestra a rendere possibile questo indulto, con buona pace di Previti, ormai uomo libero, e di coloro che, legati alla faccenda Unipol (come ha molto chiaramente indicato l’ex Guardasigilli Castelli) si sono garantiti lo scampato pericolo.

Potranno inoltre beneficiare dello sconto: Callisto Tanzi e Fausto Toma del caso Parmalat; Vanna Marchi e Stefania Nobile se le loro condanne saranno confermate; così anche per Annamaria Franzoni, accusata d’aver assassinato il suo bambino. E ancora, Erika De Nardo, la ragazza di Novi Ligure che uccise madre e fratello, ed il suo complice Omar.

4. Il quarto punto è breve, ma politicamente assai torbido e sconveniente. Il ministro Di Pietro, che tanto ha gridato con megafono alla mano nelle piazza, insultando il Parlamento (banda bassotto è l’epiteto meno grave), con auto-sospensioni poco ortodosse, ed ergendosi a salvator di patria anima pura, con la stessa veemenza è tornato ad indossare i panni del ministro. Senza coraggio, né coerenza. L’indulto è passato per come lui lo ha avversato, ma niente dimissioni. La filosofia spiccia da gran fanfara è “che ci azzeccano … le dimissioni?”.

 

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Questi sono sconti a rendere. Prezzo pesante avrà il conto finale.

 

 

 

 


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