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DONNE nella STORIA d'ITALIA/ Dacia Maraini
Dal campo di concentramento al successo internazionale

  
di Martina VOGRIC

DACIA MARAINI, L’OTTIMISMO NELLA SCRITTURA

Dacia Maraini, una delle più famose scrittrici italiane e la più tradotta all’estero, nasce a Fiesole il 13 novembre 1936 dall’etnologo Fosco Maraini e dalla pittrice Topazia Alliata, la prima che portò Dacia verso la letteratura, attraverso le favole che le raccontava da piccina e che la figlia assaporava con sempre più fervore.

Desideroso di lasciare l’Italia fascista, Fosco si fa trasferire in Giappone, dove vive con la sua famiglia dal 1938 al 1947, ma, per aver negato l’adesione alla Repubblica di Salò, vengono trasferiti in un campo di concentramento dal quale tutta la famiglia si salva grazie all’arrivo degli americani;

ma l’esperienza della prigionia lasciò, come ovviamente sempre accade, un segno indelebile negli animi di chi l’aveva vissuto, e Dacia, molti anni dopo, quando aveva già imparato a confidare alla carta le sue più intime emozioni, riaffronta il dolore e lo strazio di quegli anni nella raccolta di poesie “Mangiami pure”, edito nel 1978.

Al ritorno in Italia e al trasferimento in Sicilia corrisponde un periodo ancora segnato dalla povertà e dal difficile adattamento al nuovo ambiente, dal quale la scrittrice si separa quando nel 1954 decide di seguire il padre a Roma, trasferimento che segnò il suo ingresso ufficiale nel mondo letterario nazionale. A Roma infatti Dacia ha la possibilità di entrare in contatto con i personaggi più influenti di quel mondo che tanto la affascinava, primo fra tutti Alberto Moravia, che, nel 1962, lascia la moglie Elsa Morante per lei.

Nello stesso anno viene pubblicato il suo primo romanzo, “ La vacanza”, seguito da “L’età del malessere”, che ottiene il premio internazionale degli editori Formentor, e “A memoria”.

In questo periodo Dacia comincia a interessarsi al teatro e dal 1967 collabora con gruppi sperimentali romani, fino a quando, dalla metà degli anni ‘60, comincia lei stessa a scrivere testi teatrali.

Anno fondamentale nella storia della vita della scrittrice, oltre che nella storia d’Italia, è il 1973, quando, insieme a Lù Leone, Francesca Pansa, Maricla Boggio e altre, fonda il teatro della Maddalena, il primo teatro interamente gestito e diretto da donne.

Ormai la scrittura di Dacia, che inizialmente le permise di superare il senso di alienazione che sentiva, è finalizzata ad esprimere i cambiamenti politici e sociali che in quegli anni stavano sconvolgendo il mondo, scuotendo le fondamenta della società e svegliando una cultura diversa.

Nel 1990, dopo molti altri romanzi e raccolte poetiche, esce “La lunga vita di Marianna Ucrìa”, romanzo storico attraverso il quale Dacia Maraini aveva intenzione di trasmettere un’idea profonda e sensuale della Sicilia; il romanzo, accolto favorevolmente da pubblico e critica, vince il prestigioso premio Campiello, oltre al premio “Libro dell’anno 1990”, ottenuto anche grazie ad un clamoroso successo internazionale.

Tuttora Dacia Maraini si occupa con passione di letteratura e teatro, considerato sempre il luogo ideale per esprimere problematiche sociali e politiche; scrive per quotidiani e soprattutto viaggia moltissimo, seguendo e partecipando a spettacoli suoi e di altri, continuando a segnare la storia della grande letteratura italiana e mondiale.

 

 


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