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Olivi salentini. Una storia dalle origini remote

  
di Valentina VANTAGGIATO

OLIVI SALENTINI

I milioni di turisti che si riversano nel Salento ogni anno, giungono con lo scopo di assaporarne i sapori, gli odori e di ammirarne l’incredibile paesaggio fatto di sole, mare e vento, fatto di macchia mediterranea, di cultura e tradizioni, fatto di storia e di personaggi che ci hanno resi fieri nel mondo.

Una delle cose che più caratterizza i salentini, è certamente il gustoso olio d’oliva che si produce in queste zone.

Il territorio salentino vanta infatti la presenza di una miriade di alberi d’olivo disseminati qua e là nelle campagne. Ve ne sono di tutte le forme e grandezze, più o meno contorti, più o meno giovani, più o meno produttivi. Ma da quanto tempo l’albero d’ulivo fa bella mostra di sé in Terra d’Otranto e sul globo terrestre in generale?

La storia di questa pianta ha origini remote. Già nel Neolitico, come si è accertato da alcuni reperti rinvenuti, le olive venivano utilizzate nell’alimentazione. I primi uomini a coltivarne gli alberi furono i mediorientali. In seguito, tale coltura si diffuse nei Paesi che si affacciavano sul Mediterraneo. Gli studiosi hanno fatto risalire i primi frantoi al 5000 a.C., in Palestina e in Siria.

La pianta dell’olivo entrò a far parte della simbologia di alcune religioni, rappresentando la rinascita e la fertilità, gli alti valori e la pace. Ne sono testimonianza le numerose citazioni presenti nella Bibbia dove l’olivo e i suoi frutti vengono esaltati. Come dimenticare il “Monte degli Ulivi” o alcuni passi dell’Antico Testamento? E come scordare il rametto d’ulivo che stringeva la colomba tornata all’Arca di Noè dopo il diluvio?

Nelle consuetudini cristiane, tale pianta assume un’importanza non indifferente. L’olio d’oliva, da tempo immemore, viene utilizzato per la celebrazione di non pochi Sacramenti, e il rametto d’ulivo è l’emblema incontrastato della Domenica delle Palme.

Tra l’altro, l’olio d’oliva è da sempre usato nella cosmesi, per produrre creme e unguenti dai principi emollienti e nutritivi, e nella medicina. Anche l’antica Grecia ci parla dell’olivo. Se gli Ateniesi tornavano da una guerra vincitori, ricevevano un vasetto d’olio e una corona d’olivo.

Durante il dominio romano, tale tradizione si è radicata e si è sviluppata maggiormente. Difatti, la produzione del prezioso nettare, così come il commercio e il consumo, subirono un notevole incremento. Durante la reggenza di Costantino, nel IV secolo d.C., solo a Roma vi erano 2300 fornitori di olio.

Il Salento, già all’epoca di Augusto, deteneva il primato tra le zone olivetate e la produzione di olio era ad alti livelli. Al IX e al X secolo risalgono i più antichi oliveti della zona, dei quali delle tracce permangono tuttora nei dintorni di S. Maria di Cerrate, nell’Arneo e di S. Maria del Mito.

In epoca medievale, Terra d’Otranto divenne una delle maggiori produttrici ed esportatrice di olio, e ciò determinò un’intensificazione dei commerci verso i paesi del Mediterraneo. Fu proprio in quel periodo che a Gallipoli venivano caricate sulle navi migliaia di botti contenenti il pregiato unguento.

Ancora oggi, il settore oleario nel territorio salentino è molto produttivo e parte dell’economia del tacco d’Italia si basa su questo. Gli alberi d’olivo forniscono dei frutti preziosi dai quali si estrapolano diversi tipi di olio.

I turisti che vengono a trascorrere le loro vacanze in questa zona, non possono ripartire senza prima aver acquistato qualche bottiglia del tanto decantato nettare salentino. Non solo cartoline, oggettini di ceramica, pietra leccese e magliette con la scritta “Salentu: lu sule, lu mare e lu ientu”, quindi. Ma come souvenir anche, e principalmente, il gustoso olio d’oliva.

 

 


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