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Olivi salentini. Una storia dalle origini remote |
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I milioni di turisti che si
riversano nel Salento ogni anno, giungono con lo scopo di assaporarne i sapori,
gli odori e di ammirarne l’incredibile paesaggio fatto di sole, mare e vento,
fatto di macchia mediterranea, di cultura e tradizioni, fatto di storia e di
personaggi che ci hanno resi fieri nel mondo. Una delle cose che più
caratterizza i salentini, è certamente il gustoso olio d’oliva che si produce
in queste zone. Il territorio salentino vanta
infatti la presenza di una miriade di alberi d’olivo disseminati qua e là nelle
campagne. Ve ne sono di tutte le forme e grandezze, più o meno contorti, più o
meno giovani, più o meno produttivi. Ma da quanto tempo l’albero d’ulivo fa
bella mostra di sé in Terra d’Otranto e sul globo terrestre in generale? La storia di questa pianta ha
origini remote. Già nel Neolitico, come si è accertato da alcuni reperti
rinvenuti, le olive venivano utilizzate nell’alimentazione. I primi uomini a
coltivarne gli alberi furono i mediorientali. In seguito, tale coltura si
diffuse nei Paesi che si affacciavano sul Mediterraneo. Gli studiosi hanno
fatto risalire i primi frantoi al 5000 a.C., in Palestina e in Siria. La pianta dell’olivo entrò a far
parte della simbologia di alcune religioni, rappresentando la rinascita e la
fertilità, gli alti valori e la pace. Ne sono testimonianza le numerose
citazioni presenti nella Bibbia dove l’olivo e i suoi frutti vengono esaltati.
Come dimenticare il “Monte degli Ulivi” o alcuni passi dell’Antico Testamento?
E come scordare il rametto d’ulivo che stringeva la colomba tornata all’Arca di
Noè dopo il diluvio? Nelle consuetudini cristiane,
tale pianta assume un’importanza non indifferente. L’olio d’oliva, da tempo
immemore, viene utilizzato per la celebrazione di non pochi Sacramenti, e il
rametto d’ulivo è l’emblema incontrastato della Domenica delle Palme. Tra l’altro, l’olio d’oliva è da
sempre usato nella cosmesi, per produrre creme e unguenti dai principi
emollienti e nutritivi, e nella medicina. Anche l’antica Grecia ci parla
dell’olivo. Se gli Ateniesi tornavano da una guerra vincitori, ricevevano un
vasetto d’olio e una corona d’olivo. Durante il dominio romano, tale
tradizione si è radicata e si è sviluppata maggiormente. Difatti, la produzione
del prezioso nettare, così come il commercio e il consumo, subirono un notevole
incremento. Durante la reggenza di Costantino, nel IV secolo d.C., solo a Roma
vi erano 2300 fornitori di olio. Il Salento, già all’epoca di
Augusto, deteneva il primato tra le zone olivetate e la produzione di olio era
ad alti livelli. Al IX e al X secolo risalgono i più antichi oliveti della
zona, dei quali delle tracce permangono tuttora nei dintorni di S. Maria di
Cerrate, nell’Arneo e di S. Maria del Mito. In epoca medievale, Terra
d’Otranto divenne una delle maggiori produttrici ed esportatrice di olio, e ciò
determinò un’intensificazione dei commerci verso i paesi del Mediterraneo. Fu
proprio in quel periodo che a Gallipoli venivano caricate sulle navi migliaia
di botti contenenti il pregiato unguento. Ancora oggi, il settore oleario
nel territorio salentino è molto produttivo e parte dell’economia del tacco
d’Italia si basa su questo. Gli alberi d’olivo forniscono dei frutti preziosi
dai quali si estrapolano diversi tipi di olio. I turisti che vengono a trascorrere le loro vacanze in questa zona, non possono ripartire senza prima aver acquistato qualche bottiglia del tanto decantato nettare salentino. Non solo cartoline, oggettini di ceramica, pietra leccese e magliette con la scritta “Salentu: lu sule, lu mare e lu ientu”, quindi. Ma come souvenir anche, e principalmente, il gustoso olio d’oliva.
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