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Parlamentari d'oro
  
di Elio RICCHIUTO

Bello è parlar di Patria e santa Libertà …

Parlamentare italiano: dopo 35 mesi di attività pensione d’oro

Lavoratore italiano: dopo 35 anni di attività pensione incerta e da fame

 

Bello è parlar di Patria e santa Libertà …. “e quanno a panza è chiena ‘o fatto po’ passà! Ma quanno è vacante a panza e nun tiene e magnà, te schiaffe ngoppa a panza a patria e a libertà”.

L’aforisma, recitato da un intelligente e colto amico napoletano, ha riassunto e commentato l’invito al patriottismo che il nostro Presidente Ciampi ha rivolto agli italiani. Paradossale l’invito al patriottismo, paradossale l’invito dei nostri politici ad una maggiore competitività, a maggiori consumi mentre si profilano riduzioni delle pensioni già da tempo stagnanti, degli stipendi e delle paghe.

Che in Italia si predichi “male” e si razzoli bene (parafrasando un noto adagio popolare) è un fatto entrato a far parte integrante del DNA della classe politica di questa nostra Italia ormai prossima al collasso economico. Che l’Italia sia sempre più povera, che aziende floride, ben gestite, tecnologicamente avanzate, presenti con le proprie esportazioni in tutto il mondo, sono oggi costrette a ridurre le lavorazioni, a chiudere o, per sopravvivere, a trasferirsi in altri Paesi è un fatto ormai noto e tristemente attuale. Che la Cina, l’India e quant’altri hanno invaso i nostri mercati con ogni sorta di mercanzia a costi inferiori del 70-80% rispetto ai prezzi delle merci da noi prodotte è un fatto sotto gli occhi di tutti e tale da mettere in seria crisi le nostre aziende. Che l’Italia con incredibile rapidità ha perso gran parte dei mercati esteri perché non competitiva, ma anche perché poco credibile per essere sotto l’usbergo di uno Stato assente, che non promuove la ricerca, che non innova, burocratico ed abilissimo solo nella capacità impositiva che strozza ogni possibilità di rendere agili e competitive le nostre aziende non è una recente novità... ... ... Ed allora ecco, in una situazione drammatica come quella che si sta vivendo, si è costretti a sorbire il predicozzo del nostro Capo dello Stato che invita al patriottismo. E vorremmo chiedere a questo nostro stimato Presidente a quale patriottismo devono sentirsi ispirati i cittadini italiani, e in difesa di quale Stato. Forse dello Stato che dimentica, che non innova, che non garantisce, che impoverisce giorno dopo giorno i propri concittadini mentre elargisce e garantisce solo lauti stipendi e privilegi alla classe politica e dirigenziale di una Italia che assiste sempre più, e spesso vergognandosi, a stupide, inutili e mortificanti diatribe dei nostri politici alle ribalte televisive dove si esibiscono con supponenza, più spesso con arroganza, nelle vetrine di “Porta a Porta”, “Punto e a capo”, “Ballarò” e via discorrendo. Per questi signori il Capo dello Stato chiede agli italiani sacrifici e patriottismo, per i signori che hanno prodotto una povertà dilagante, continuamente in crescita e che vede i benestanti di ieri diventare oggi poveri e questo senza scomporsi, senza esercitare l’intelligenza, la capacità di arginare quanto accade come se il decadimento, l’impoverimento, il degrado politico e morale della nostra Nazione facesse parte dell’ineluttabile destino. L’invito del Presidente al patriottismo, sollecitato dall’alto del Colle dove vive da Re con un costo, pare, tre o quattro volte più alto di quello del Presidente americano Bush. E così i vari dirigenti del Quirinale, da un milione di euro l’anno. O del Primo dirigente della Banca d’Italia che supera di gran lunga quello della Federal Reserve, o i privilegi riservati agli ex Presidenti della Repubblica, del Senato e della Camera (sarebbe interessante sapere perché all’ex Presidente della Camera è riservato ufficio, segreteria, auto e scorta).

E mentre si elargisce tutto questo, la povertà aumenta; mentre si spreca il denaro pubblico, si chiede agli italiani di essere patriottici, di essere più competitivi mentre le pensioni, gli stipendi, le paghe non sono più sufficienti a garantire l’acquisto dei beni necessari alla sopravvivenza.

Si predica bene ma si razzola veramente male. Paradossale è il fatto che un parlamentare dopo 35 mesi di attività ha diritto alla pensione, mentre si obbligano i cittadini a 35 anni di contributi (solo per ora!), con pensioni, alla fine di una vita laboriosa, al limite della sopravvivenza. Al contrario, l’esercito dei nostri parlamentari tra tocchi, ritocchi, rimborsi, indennità varie, raggiunge la ragguardevole cifra mensile di circa 20mila euro pari a circa 40 milioni delle vecchie, gloriose lire. Ai quali naturalmente vanno aggiunti vari “fringe benefit”: dal telefonino cellulare, agli aerei, ai treni, metropolitane, autostrade, teatri, cinema, assicurazioni varie, ed auto blu con autista e scorte varie. Un quadro poco edificante per gli italiani se si pensa che questa nostra classe politica non ha nemmeno il pudore di evitare l’ostentazione di quanto loro elargito copiosamente, considerando il tutto loro dovuto perché cittadini eletti dal popolo e quindi di “Classe A”.

 Da oggi e fino alle elezioni politiche assisteremo alla feroce battaglia di questi signori per la conquista della famosa poltrona: sapranno sicuramente, dalle vetrine mediatiche, imbonire gli italiani promettendo un’Italia nuova, ricca e prosperosa, dove i giovani troveranno lavoro e grandi possibilità per il loro futuro. E questo avverrà da tutte le parti: bianchi, rossi, verdi, da destra e da sinistra, con dichiarazioni e contratti firmati con gli italiani, con visi suadenti, espressioni sicure e confortanti. Da quelle vetrine mediatiche l’Italia avrà le soluzioni a tutti i problemi: intanto continuando a pagare il canone TV per concedere loro la possibilità di continuare a blaterare.

Un fatto è certo, il Popolo italiano non sentirà mai un parlamentare dissociarsi o dirsi non d’accordo allorché, quasi sempre in sordina, in Parlamento si aumentano il proprio stipendio. E che siano verdi, bianchi, rossi, di destra o di sinistra, sono tutti d’accordo, anche se l’aumento che di solito si accordano, rappresenta il triplo o il quadruplo della pensione sociale di uno di quei tanti poveri italiani che stentano a sopravvivere e ai quali si chiede patriottismo e sacrifici.

Così come il primo atto del nuovo Presidente della Regione Puglia è stato quello di aumentare gli assessorati, le varie presidenze e soprattutto gli stipendi di tutti: sempre e comunque in nome del popolo pugliese che li ha votati. Per non pagare il tiket sanitario in Puglia, nuovo atto della Presidenza, occorre non superare il reddito annuo di 20mila euro, vale a dire molto meno di quanto costa al contribuente italiano un deputato nell’arco di un mese. Credo che a questo punto ogni commento sia veramente ridicolo e superfluo.  Si predica bene e si razzola male!

E così lo Stato, per il quale si reclama un patriottismo più sentito, non ha mai fatto sapere agli italiani quanto costa ogni anno far mangiare gratis, nel ristorante di Montecitorio, tutta la classe politica italiana (630 politici oltre ad un esercito di portaborse); quanto costa la Camera dei Deputati, il Senato, il Quirinale, le residenze estive, invernali, etc, etc, etc. Sarebbe interessante far conoscere ai cittadini e rendere di pubblico dominio quanto costa ad ogni contribuente mantenere un simile apparato e i lussi e le ricchezze nei quali vivono Presidenti, politici, dirigenti tutti dei vari apparati politici del nostro Paese. Sarebbe interessante far sapere che solo Montecitorio (con 1900 dipendenti) costa agli italiani più del bilancio dello Stato della Mongolia, il doppio del prodotto totale di San Marino. Così il Sole 24ore ha stimato che la spesa complessiva dell’apparato politico italiano per i suoi 630 deputati costa al contribuente 2,3milioni di euro l’anno per ogni deputato eletto (per un assurdo totale di circa 1.300miliardi di vecchie, gloriose lire!). Stima certamente inferiore a quella reale.

Sarebbe forse democratico cominciare dall’alto a fare del patriottismo riducendosi i propri emolumenti, evitando lussi inutili, i tanti sprechi di danaro pubblico di vario tipo? Una riduzione che, se fatta, risolverebbe certamente molti problemi di povertà, di ricerca nei vari campi della scienza o devolverla in sussidi idonei atti a scongiurare l’indigenza dei concittadini al limite della sopravvivenza. Una riduzione che servirebbe a dare l’esempio, a dare un segnale che i tempi duri richiedono ma anche un segno che per una volta, una sola volta, il Popolo italiano si trova di fronte ad una classe dirigente capace, responsabile, democratica e soprattutto civile. È un’utopia! Di questo l’Italia è cosciente, perché mai i nostri politici rinunceranno ai tanti privilegi, sicuri come sono che nessuno mai potrà togliere loro ciò che si sono ampiamente accreditato in nome del Popolo italiano che li ha eletti. I nostri migliori professionisti, la nostra migliore gioventù, i nostri migliori cervelli, le nostre prestigiose aziende abbandonano l’Italia portando altrove preparazione, intelligenze, capacità scientifiche, capacità organizzative e commerciali.

Noi rimarremo qui, a lottare pagando i lussi dei nostri politici che viaggeranno comunque in lussuose macchine e in lussuosi panfili esibendo impunemente le loro scarpe pagate migliaia di euro e questo per sottolineare il loro patriottismo, naturalmente! E alla faccia e sulla pelle di noi tutti.

 

 


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