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Terrorismo e criminalità: più fermezza
  
di Carlo SAVINI

(Numero 13 Anno V 1-15 Agosto 2005)

Terrorismo e criminalità: più fermezza

Abbiamo già tanta criminalità interna cui far fronte. A tutto ciò si aggiunge con emergenza straordinaria le minacce di terrorismo e con emergenza divenuta ordinaria la criminalità extracomunitaria alimentata con i sempre intensi sbarchi di clandestini sulle nostre coste meridionali. È vero che i nostri Servizi di Pubblica Sicurezza, Carabinieri e Guardie di Finanza cercano  di controllare, prevenire e reprimere tale criminalità; ma nonostante questo la situazione è sempre grave. A questo stato ormai endemico di cose occorre far fronte con maggiore fermezza.

Ben lungi dal condividere le posizioni leghiste e di estrema destra, non possiamo fare a meno di chiedere, come concittadini, piani e strategie ben più severe di controllo, visto anche – come detto – il crescente pericolo di attentati. Ciò che si richiede non è uno Stato di polizia, ma uno Stato di garanzia senza nessuna debolezza di garantismi di facciata. A mali estremi, estremi rimedi che non ledono comunque i  nostri diritti democratici e di libertà e il diritto dovere di solidarietà verso tanta indigenza dei Paesi più poveri da cui muovono grandi esodi verso l’illusorio Eldorado dell’Europa e dell’Italia come può apparire dalle immagini televisive captate ormai in tutto il mondo.

L’umanitarismo solidale è doveroso, cristiano, democratico, ma non può essere sfruttato per chi se ne approfitta. Il nostro legalitarismo non può e non deve essere sfruttato come debolezza. Occorrono controlli più rafforzati, più rigidi controlli della immigrazione clandestina e dei luoghi dove si formano concentrazioni di extracomunitari, non escludendo, con il dovuto rispetto, moschee e scuole coraniche dove troppe volte si annidano le basi di reclutamento di terroristi. Allo stesso modo ciò deve avvenire per le zone di concentramento di nomadi da cui partono fenomeni di piccola e media criminalità sfruttando anche e soprattutto i minori. Occorre più sicurezza, rafforzando le forze in campo dotandole di mezzi adeguati.

È esiziale un controllo maggiore per quanto possibile documentato dei vari o presunti o autodichiarati rifugiati politici.

Per gli extracomunitari con permesso di soggiorno, al primo reato commesso si dichiari la perdita del permesso stesso e la espulsione immediata; per quelli clandestini in attesa di regolarizzazione, al primo reato immediata espulsione e consegna alla Giustizia dei Paesi d’origine. Questo il maggiore deterrente.

La carcerazione nel nostro Paese, a parte i costi sociali, aggrava ancora di più la già problematica situazione di sovraffollamento del nostro sistema penitenziario. I sospetti comprovati a vario titolo, vanno immediatamente fermati, indagati, espulsi senza dilazioni di tempo, qualunque sia la loro posizione, ruolo, attività. Se – come dimostrato a Londra – i nuovi kamikaze e altri autori di attentati sono anche cittadini naturalizzati europei, di origini arabe o asiatiche, appare necessario, ad opinione della maggioranza di italiani e non solo di leghisti, ripristinare il controllo di identità alle frontiere anche in Italia, nonostante il parere diverso di parte del Governo e di forze politiche demagogicamente legalitarie. Non è in questione la democrazia, ma la  sicurezza. Se come riconoscono il Ministro degli Interni e il SISMI, l’Italia è a rischio, prima o poi, di attentati terroristici, nessun garantismo di forma e nessuna motivazione di evitare facili allarmismi. Bisogna “evitare il senso psicologico di limitazioni delle libertà” o non piuttosto “dare maggior senso psicologico di sicurezza” dalla criminalità e dal terrorismo? Paura ed esasperazione stanno raggiungendo i limiti di sopportabilità. Ne prendano atto il Governo, il Parlamento, i partiti politici, i magistrati.

“Noi vinceremo il terrorismo”, ha affermato Tony Blair dopo gli attentati di Londra che si aggiungono a quelli di Madrid e di altri luoghi. Ci sembra semplicistico e non allontana i pericoli,  anche se non dobbiamo lasciarci prendere dal panico perché questa è la strategia del terrorismo che si avvale anche dell’enfasi di rilievo data dai mezzi di comunicazione di massa che ravviva l’arma del fanatismo.

Sia ben chiaro che siamo, come sempre, disponibili ad usare metodi democratici, ad ospitare ed aiutare i più bisognosi fra le cui maglie si annidano anche criminali e terroristi, ma dobbiamo chiedere correttezza, lealtà, rispetto delle nostre leggi, del civismo comportamentale, della nostra fede, usi e costumi, come noi li rispettiamo agli altri. E sia altrettanto chiaro che non intendiamo fare di tutt’erba un fascio. Molti, tanti, forse la maggior parte di extracomunitari sono persone per bene, alla ricerca di riscatto dal loro stato di indigenza; ma fra loro ci sono purtroppo anche non pochi malintenzionati e per questo dobbiamo accertare tale differenza con ogni mezzo legale. Dobbiamo poter distinguere, sapere con certezza con chi abbiamo a che fare, su chi possiamo contare fra islamici autenticamente moderati con cui relazionarci armonicamente per rapporti umani, culturali, lavorativi, commerciali, tanto importanti per il Mezzogiorno d’Italia e per i Paesi euromediterranei, nel reciproco processo di integrazione pacifica e nel reciproco rispetto di civiltà, religioni, usi e costumi, nei nostri intenti sinceri e generosi di solidarietà. L’importante è chiarezza, fermezza, sicurezza per tutti.

 

 


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