|
|
|
|
Grecìa salentina: un'isola cultura elletica tra passato e futuro |
|
|
La Puglia, nell’immaginario del
turista-tipo è associata immancabilmente ai trulli, al castello federiciano di
Castel del Monte o alla Cattedrale di Trani. In realtà questa straordinaria regione
offre un patrimonio di monumenti, tradizioni ed un mosaico linguistico
ineguagliabile, che va ben al di là delle immagini stereotipe del turismo di
massa. La nostra regione da sempre esposta a migrazioni ed invasioni di popoli
di varia provenienza per la sua posizione geografica, ha conservato, infatti,
fino ai giorni nostri testimonianza di questa varietà di culture, non solo
nelle testimonianze monumentali ed archeologiche, ma anche nella lingua e nelle
sue tradizioni. Particolarmente significativa e vitale è l’isola
culturale ellenofona, dove in ben nove comuni ai quali si è aggiunto ora
Carpignano, si parla ancora la lingua grika. Le origini di questo idioma
affondano nella storia millenaria della grecità occidentale. I comuni
di quest’ area, sono Calimera, Castrignano, Corigliano, Martano, Martignano,
Melpignano, Soleto, Sternatìa e Zollino e formano attualmente un Unione di
comuni. Si
tratta di un’area culturale e linguistica che si estende a pochi chilometri a
Sud di Lecce e che costituisce quel che resta di una zona ben più vasta che
comprendeva gran parte del Salento e che le vicissitudini storiche hanno
progressivamente ridotto di estensione.
La
legislazione nazionale in materia, recependo il dettato della Costituzione e le
Direttive comunitarie, si propone di favorire la conservazione e la
valorizzazione di queste minoranze linguistiche; in funzione di questo
obiettivo si offerta agli alunni delle scuole dell’obbligo la possibilità di
studiare la lingua grika in comparazione con quella neogreca. A questa
possibilità si aggiungono una serie di proposte culturali come corsi serali ed
iniziative di scambio culturale con la Grecia per riannodare antichi rapporti
tra i due popoli. Quest’anno, inoltre, il grìko ha avuto un importante
riconoscimento a livello universitario con l’istituzione di un Master
specifico. Sulle origini della misteriosa lingua del Salento
si è concentrata fin dall’Ottocento l’attenzione di eminenti studiosi come il
Rohlfs ed il Parlangeli che hanno cercato di individuare il periodo d’origine
di questa antica lingua. L’uno facendola risalire al periodo al periodo
bizantino (VI-XI sec. d. C.), l’altro ben più indietro nel tempo, cioè al
periodo omerico (IX-VIII sec: a C.). A sostegno di quest’ultima tesi ci sono
alcuni termini presenti nei poemi di Omero, che scompaiono nel greco classico,
ma riaffiorano inspiegabilmente nella lingua grecanica del Salento. Altrettanto accreditata nel mondo scientifico è l’ipotesi
di una origine più recente collegata ad un fenomeno migratorio di notevoli
proporzioni prodottosi nella Puglia bizantina tra IX e XI sec. d. C. in
conseguenza della rifondazione e conseguente trasferimento di genti parlanti
greco dall’Anatolia alla nostra regione; un fenomeno noto come seconda
colonizzazione per distinguerlo da quello promosso dai Greci a partire
dall’VIII sec. a.C. Qualunque
sia l’ipotesi filologicamente più corretta è indubbio che la vicinanza del
Salento ed il comune substrato culturale ha favorito da sempre fenomeni di
scambio linguistico e culturale tra il Tallone d’Italia e la Grecia, fino a
quando con la conquista turca di Costantinopoli nel 1452 si assistette ancora
una volta ad una massiccia emigrazione di popolazioni balcaniche in Puglia per
sfuggire alle persecuzioni ottomane. La lingua non costituisce l’unica specificità della
Grecìa; ad essa si aggiungono la particolare tipologia delle abitazioni
tradizionale, le cosiddette “case a corte”. Il rito cristiano ortodosso, qui
diffuso fino alla fine del Settecento, nonostante le accanite persecuzioni dei
secoli passati, è stato di recente “rivitalizzato” nell’ambito dei migliorati
rapporti tra le autorità religiose cattoliche e il Patriarcato ortodosso
d’Italia; in questo contesto si è verificata la concessione alle comunità
ortodosse di chiese per l’esercizio delle proprie funzioni liturgiche e si è
assistito al ritorno del monachesimo di
matrice bizantina, specialmente in Calabria.
Studi specifici sui costumi, hanno permesso di ricostruire
le fogge dei costumi indossate da queste popolazioni salentine fino agli inizi
del secolo scorso, mentre le ricerche sulla produzione letteraria ne ha messo
in evidenza la qualità espressiva, l’originalità e la vitalità praticamente
fino ai giorni nostri. Particolarmente originali sono le poesie composte e recitate
in occasione dei funerali per esprimere il dolore per la perdita di una persona della comunità (myrologhia). Il griko è pervenuto fino a noi, anche se “imbastardito”
da contaminazioni con il dialetto romanzo, dopo aver superato secoli di
emarginazione talvolta di vera e propria persecuzione. La politica di “ricattolicizzazione” dei Normanni prima,
degli Angioini più tardi, ma soprattutto la “stretta” repressiva della
Controriforma verso la metà del Cinquecento hanno messo a dura prova la
capacità di resistenza di questa cultura. Una stagione particolarmente fiorente
per queste comunità fu rappresentato dal periodo federiciano, durante il quale
giunse al suo apice il prestigio del più importante monastero italo-greco di
Puglia, San Nicola di Càsole, presso Otranto. In questo monastero, vera e
propria “casa dello studente” ante
litteram per le possibilità di accoglienza offerte a studiosi e studenti
itineranti, furono realizzati pregiati manoscritti miniati, mentre dotti poeti
diedero vita ad una produzione poetica originale che va sotto il nome di
“scuola di Otranto”. L’ultimo periodo difficile nella millenaria storia di
questa regione è stato rappresentato dal Ventennio Fascista che ha condannato
la Grecìa ad in destino di isolamento ed emarginazione proibendo anche l’uso
del Griko a favore dell’idioma nazionale. Proprio l’isolamento geografico, l’economia agro-pastorale
prevalente ed il tradizionalismo della struttura sociale, hanno favorito la
sopravvivenza di questo patrimonio linguistico e culturale. Quest’ultimo,
superata la pressione uniformante dell’italiano diffuso dai mezzi di
comunicazione di massa, affronta oggi la difficile sfida della
“globalizzazione”. Nell’ultimo decennio, tuttavia, si è assistito ad un
ripensamento da parte di molte “minoranze” linguistiche sul proprio passato e
sulle proprie radici culturali; una sorta di reazione ai modelli dominanti
imposti dalla cultura di massa. Questa tendenza si è affermata anche nella Grecìa
Salentina, accompagnandosi ad una vera e propria “scoperta” da parte del
turismo culturale. Un tipo di turismo tipico di un viaggiatore non solo
culturalmente curioso ma attratto dalle “valenze” umane di comunità che
accolgono il visitatore con un’affabilità ed un’ospitalità ormai scomparse
nelle grandi città. Forme nuove di accoglienza turistica come il bed and
breakfast e gli agriturismi in antiche masserie fortificate, cominciano a
diffondersi anche qui per rispondere alle esigenze di questo tipo di turismo
esigente e colto. Sembrano essersi, finalmente, creati i presupposti per uno
sviluppo economico basato sul binomio agricoltura-turismo che potrebbe portare
non solo benessere alle popolazioni locali, ma anche favorire la conservazione
e valorizzazione di questo preziosissimo patrimonio culturale. Luigi
Traverso
|
|
|
|
|