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Grecìa salentina: un'isola cultura elletica tra passato e futuro

  
di Luigi TRAVERSO

Grecìa salentina: un’isola di cultura ellenica tra passato e futuro

La Puglia, nell’immaginario del turista-tipo è associata immancabilmente ai trulli, al castello federiciano di Castel del Monte o alla Cattedrale di Trani. In realtà questa straordinaria regione offre un patrimonio di monumenti, tradizioni ed un mosaico linguistico ineguagliabile, che va ben al di là delle immagini stereotipe del turismo di massa. La nostra regione da sempre esposta a migrazioni ed invasioni di popoli di varia provenienza per la sua posizione geografica, ha conservato, infatti, fino ai giorni nostri testimonianza di questa varietà di culture, non solo nelle testimonianze monumentali ed archeologiche, ma anche nella lingua e nelle sue tradizioni.

Particolarmente significativa e vitale è l’isola culturale ellenofona, dove in ben nove comuni ai quali si è aggiunto ora Carpignano, si parla ancora la lingua grika. Le origini di questo idioma affondano nella storia millenaria della grecità occidentale.

I comuni di quest’ area, sono Calimera, Castrignano, Corigliano, Martano, Martignano, Melpignano, Soleto, Sternatìa e Zollino e formano attualmente un Unione di comuni.

Si tratta di un’area culturale e linguistica che si estende a pochi chilometri a Sud di Lecce e che costituisce quel che resta di una zona ben più vasta che comprendeva gran parte del Salento e che le vicissitudini storiche hanno progressivamente ridotto di estensione. 

La legislazione nazionale in materia, recependo il dettato della Costituzione e le Direttive comunitarie, si propone di favorire la conservazione e la valorizzazione di queste minoranze linguistiche; in funzione di questo obiettivo si offerta agli alunni delle scuole dell’obbligo la possibilità di studiare la lingua grika in comparazione con quella neogreca.

A questa possibilità si aggiungono una serie di proposte culturali come corsi serali ed iniziative di scambio culturale con la Grecia per riannodare antichi rapporti tra i due popoli. Quest’anno, inoltre, il grìko ha avuto un importante riconoscimento a livello universitario con l’istituzione di un Master specifico.

Sulle origini della misteriosa lingua del Salento si è concentrata fin dall’Ottocento l’attenzione di eminenti studiosi come il Rohlfs ed il Parlangeli che hanno cercato di individuare il periodo d’origine di questa antica lingua. L’uno facendola risalire al periodo al periodo bizantino (VI-XI sec. d. C.), l’altro ben più indietro nel tempo, cioè al periodo omerico (IX-VIII sec: a C.). A sostegno di quest’ultima tesi ci sono alcuni termini presenti nei poemi di Omero, che scompaiono nel greco classico, ma riaffiorano inspiegabilmente nella lingua grecanica del Salento.

Altrettanto accreditata nel mondo scientifico è l’ipotesi di una origine più recente collegata ad un fenomeno migratorio di notevoli proporzioni prodottosi nella Puglia bizantina tra IX e XI sec. d. C. in conseguenza della rifondazione e conseguente trasferimento di genti parlanti greco dall’Anatolia alla nostra regione; un fenomeno noto come seconda colonizzazione per distinguerlo da quello promosso dai Greci a partire dall’VIII sec. a.C.

Qualunque sia l’ipotesi filologicamente più corretta è indubbio che la vicinanza del Salento ed il comune substrato culturale ha favorito da sempre fenomeni di scambio linguistico e culturale tra il Tallone d’Italia e la Grecia, fino a quando con la conquista turca di Costantinopoli nel 1452 si assistette ancora una volta ad una massiccia emigrazione di popolazioni balcaniche in Puglia per sfuggire alle persecuzioni ottomane.

La lingua non costituisce l’unica specificità della Grecìa; ad essa si aggiungono la particolare tipologia delle abitazioni tradizionale, le cosiddette “case a corte”. Il rito cristiano ortodosso, qui diffuso fino alla fine del Settecento, nonostante le accanite persecuzioni dei secoli passati, è stato di recente “rivitalizzato” nell’ambito dei migliorati rapporti tra le autorità religiose cattoliche e il Patriarcato ortodosso d’Italia; in questo contesto si è verificata la concessione alle comunità ortodosse di chiese per l’esercizio delle proprie funzioni liturgiche e si è assistito  al ritorno del monachesimo di matrice bizantina, specialmente in Calabria. 

Studi specifici sui costumi, hanno permesso di ricostruire le fogge dei costumi indossate da queste popolazioni salentine fino agli inizi del secolo scorso, mentre le ricerche sulla produzione letteraria ne ha messo in evidenza la qualità espressiva, l’originalità e la vitalità praticamente fino ai giorni nostri.

Particolarmente originali sono le poesie composte e recitate in occasione dei funerali per esprimere il dolore  per la perdita di una persona della comunità (myrologhia).

Il griko è pervenuto fino a noi, anche se “imbastardito” da contaminazioni con il dialetto romanzo, dopo aver superato secoli di emarginazione talvolta di vera e propria persecuzione.

La politica di “ricattolicizzazione” dei Normanni prima, degli Angioini più tardi, ma soprattutto la “stretta” repressiva della Controriforma verso la metà del Cinquecento hanno messo a dura prova la capacità di resistenza di questa cultura. Una stagione particolarmente fiorente per queste comunità fu rappresentato dal periodo federiciano, durante il quale giunse al suo apice il prestigio del più importante monastero italo-greco di Puglia, San Nicola di Càsole, presso Otranto. In questo monastero, vera e propria “casa dello studente” ante litteram per le possibilità di accoglienza offerte a studiosi e studenti itineranti, furono realizzati pregiati manoscritti miniati, mentre dotti poeti diedero vita ad una produzione poetica originale che va sotto il nome di “scuola di Otranto”.

L’ultimo periodo difficile nella millenaria storia di questa regione è stato rappresentato dal Ventennio Fascista che ha condannato la Grecìa ad in destino di isolamento ed emarginazione proibendo anche l’uso del Griko a favore dell’idioma nazionale.

Proprio l’isolamento geografico, l’economia agro-pastorale prevalente ed il tradizionalismo della struttura sociale, hanno favorito la sopravvivenza di questo patrimonio linguistico e culturale. Quest’ultimo, superata la pressione uniformante dell’italiano diffuso dai mezzi di comunicazione di massa, affronta oggi la difficile sfida della “globalizzazione”. Nell’ultimo decennio, tuttavia, si è assistito ad un ripensamento da parte di molte “minoranze” linguistiche sul proprio passato e sulle proprie radici culturali; una sorta di reazione ai modelli dominanti imposti dalla cultura di massa.

Questa tendenza si è affermata anche nella Grecìa Salentina, accompagnandosi ad una vera e propria “scoperta” da parte del turismo culturale.

Un tipo di turismo tipico di un viaggiatore non solo culturalmente curioso ma attratto dalle “valenze” umane di comunità che accolgono il visitatore con un’affabilità ed un’ospitalità ormai scomparse nelle grandi città.

Forme nuove di accoglienza turistica come il bed and breakfast e gli agriturismi in antiche masserie fortificate, cominciano a diffondersi anche qui per rispondere alle esigenze di questo tipo di turismo esigente e colto. Sembrano essersi, finalmente, creati i presupposti per uno sviluppo economico basato sul binomio agricoltura-turismo che potrebbe portare non solo benessere alle popolazioni locali, ma anche favorire la conservazione e valorizzazione di questo preziosissimo patrimonio culturale.

Luigi Traverso

 

 

 


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