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Scandali e spie, avanti tutta
  
di Francesco CACCETTA

Puntuale come la rata del mutuo, come l’influenza d’inverno e come le feste da santificare, l’Italia ancora una volta si ritro

Puntuale come la rata del mutuo, come l’influenza d’inverno e come le feste da santificare, l’Italia  ritrova ancora una volta il suo ennesimo scandalo fresco di editoria. Un nuovo scandalo che si affaccia, così all’improvviso, alla notorietà dei media e del pubblico, che si fa strada oggi dopo tanti sussurri e tanti piccoli segnali d’allerta, che nasce d’incanto all’esordio dell’estate dopo una normale gestazione di alcuni mesi, dopo un discreto torpore, come è d’obbligo che sia per i pensamenti ed i ripensamenti del Palazzo e dei Palazzi. Puntuale, preciso, pieno di fascino e di mistero giunge lo scandalo delle spie e degli spioni, lo scandalo dei servizi segreti da sempre deviati ed indigesti. Lo scandalo dei pedinamenti, delle intercettazioni, delle schedature di magistrati e giornalisti, di politici e di uomini di rango. Puntuale e preciso in un momento che non è roseo, in cui si guarda con ansia ai conti ed ai numeri, ai voti ed ai seggi, al passato ed al futuro.

Ma è l’Italia di oggi e di ieri, l’Italia che ha sempre voglia, spazio e tempo per l’intrigo ed il sospetto, per le trame e i trabocchetti. C’è chi spia e chi è spiato, chi parla e chi ascolta e registra, chi tace e chi briga. Ed in questo c’è tutta l’Italia istituzionale con le sue prassi, le sue regole, i suoi gossip, i suoi personaggi, con i suoi segreti e forse con i suoi ricatti. L’Italia degli scandali, di quelli improvvisi e di quelli a tempo, di quelli che si preannunciano con paginate di giornali e di quelli che sono da leggere fra le righe di articoletti o di innocenti interviste. Puntuale e preciso lo scandalo degli spioni piomba così nel momento di maggior frizione governativa, puntuale e preciso per continuare a dividere, per creare allarmi, domande inquietanti, per generare tensioni, per incrementare l’andirivieni nei corridoi del decisionismo politico. Per additare, incolpare, perseguire. Puntuale per sparigliare le carte, liberare le fantasie, occupare i primi spazi dell’informazione.

E lo scandalo và così sulle ali del mistero, delle frasi a doppio senso, di quelle velate, di quelle trascritte fedelmente e di quelle riportate. Avanti con i dossier, con le intercettazioni, con i faldoni ministeriali, con quelli magistrali e quelli militari. Avanti tutta dunque. Và così lo scandalo italico dividendo ed alimentando le menti e le logorroiche enunciazioni dei sostenitori e dei denigratori, di quelli che guardano fino in fondo a tutte le cose nell’introspezione del pensiero e di quelli che guardano invece all’utilità del prodotto finale. Và così avanti il nuovo scandalo, quello degli spioni, lo scandalo dei Pollari e dei Pompa. Và avanti lo scandalo del  mistero, con le sue storie, le sue menti grigie, le sue gole profonde, con le immancabili minute ed i segreti archivi, nascosti e custoditi nei palazzi anonimi della città, chiusi in un computer, utili per l’oggi e per il domani.

Ed il Palazzo si indigna. Puntuale il dilemma: commissione d’inchiesta? Ma sì, che sarà mai una commissione d’inchiesta! Poco o molto per come la si voglia guardare, per come la si voglia tirare, stirare, allargare o restringere. Poco o molto rispetto al Copaco? Ed è qui l’ulteriore amletico dilemma: Copaco o Commissione d’inchiesta? Ed il politico si interroga e si divide. E con lui l’Italia attenta e vigile. E lo scandalo ti scoppia così fatalmente fra le mani dopo poche parole, dopo poche righe di qualche scarna dichiarazione. Lo scandalo istituzionale per antonomasia, lo scandalo dei sevizi e degli spioni. Ed allora basta una contromossa efficace, improvvisa, tutta d’attacco. Basta un Generale che dica: via al segreto professionale, via al segreto militare, eccomi qui, sono pronto a dire tutto, a portare all’attenzione di tutti la storia segreta degli ultimi anni. E lo scandalo si ridimensiona così nella sua interezza, nella sua prepotenza ed alimenta paure e sospetti ancor più di prima. Da lepre a segugio. Avanti a  chi tocca questa volta, chi sarà il prossimo?

Rientra così come d’incanto la Commissione d’inchiesta, rientrano le dichiarazioni di fuoco di qualche segretario fin troppo zelante e premuroso di dire la sua. Avanti a chi tocca ora senza il segreto militare, senza le regole del mondo dei segreti? Ed allora fuori tutto, fuori sul Libano, fuori su Abu Omar, fuori tutto sull’Afghanistan, fuori tutto sui rapimenti in Iraq. Fuori tutto sulla vicenda Sgrena e su qualche altro fatterello passato forse troppo velocemente. Ed il Palazzo improvvisamente si accartoccia, si ripiega e ripensa. Dov’è lo scandalo ora? Ed i giornaloni, le grandi firme, le grandi campagne di informazione? Oddio lo scandalo si è scandalizzato! E così puntuale e preciso torna nell’ombra, torna nelle paginette interne dei giornali, torna nel virgolettato più delicato ed equidistante. Un si dice e si sussurra timido, timido. Tutti guardinghi ed attenti.

Attenti alle leggi, attenti alle parole, muti al telefono! Cosa c’è da scandalizzarsi! Si torna così in attesa di qualche altra circostanza, di qualche altro momento propizio per riaprire e scavare, per ridare luce, fiato e consistenza ai faldoni, alle soffiate, alle subordinate, ai piani strategici, per ridare corpo allo scandalo. Per permettere di sostituire nomi, dirigenti, sigle. E lo scandalo si attenua, si mimetizza nell’interesse di tutti. Per fare scandalo, per suscitare scandalo, per minacciare lo scandalo. C’è qualcuno che ancora si scandalizza?

 

 

 


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