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Scandali e spie, avanti tutta |
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Puntuale come la rata del mutuo,
come l’influenza d’inverno e come le feste da santificare, l’Italia ritrova ancora una volta il suo ennesimo
scandalo fresco di editoria. Un nuovo scandalo che si affaccia, così
all’improvviso, alla notorietà dei media e del pubblico, che si fa strada oggi
dopo tanti sussurri e tanti piccoli segnali d’allerta, che nasce d’incanto
all’esordio dell’estate dopo una normale gestazione di alcuni mesi, dopo un
discreto torpore, come è d’obbligo che sia per i pensamenti ed i ripensamenti
del Palazzo e dei Palazzi. Puntuale, preciso, pieno di fascino e di mistero
giunge lo scandalo delle spie e degli spioni, lo scandalo dei servizi segreti
da sempre deviati ed indigesti. Lo scandalo dei pedinamenti, delle
intercettazioni, delle schedature di magistrati e giornalisti, di politici e di
uomini di rango. Puntuale e preciso in un momento che non è roseo, in cui si
guarda con ansia ai conti ed ai numeri, ai voti ed ai seggi, al passato ed al
futuro. Ma è l’Italia di oggi e di ieri,
l’Italia che ha sempre voglia, spazio e tempo per l’intrigo ed il sospetto, per
le trame e i trabocchetti. C’è chi spia e chi è spiato, chi parla e chi ascolta
e registra, chi tace e chi briga. Ed in questo c’è tutta l’Italia istituzionale
con le sue prassi, le sue regole, i suoi gossip, i suoi personaggi, con i suoi
segreti e forse con i suoi ricatti. L’Italia degli scandali, di quelli
improvvisi e di quelli a tempo, di quelli che si preannunciano con paginate di
giornali e di quelli che sono da leggere fra le righe di articoletti o di
innocenti interviste. Puntuale e preciso lo scandalo degli spioni piomba così
nel momento di maggior frizione governativa, puntuale e preciso per continuare
a dividere, per creare allarmi, domande inquietanti, per generare tensioni, per
incrementare l’andirivieni nei corridoi del decisionismo politico. Per
additare, incolpare, perseguire. Puntuale per sparigliare le carte, liberare le
fantasie, occupare i primi spazi dell’informazione. E lo scandalo và così sulle ali
del mistero, delle frasi a doppio senso, di quelle velate, di quelle trascritte
fedelmente e di quelle riportate. Avanti con i dossier, con le intercettazioni,
con i faldoni ministeriali, con quelli magistrali e quelli militari. Avanti
tutta dunque. Và così lo scandalo italico dividendo ed alimentando le menti e
le logorroiche enunciazioni dei sostenitori e dei denigratori, di quelli che
guardano fino in fondo a tutte le cose nell’introspezione del pensiero e di
quelli che guardano invece all’utilità del prodotto finale. Và così avanti il
nuovo scandalo, quello degli spioni, lo scandalo dei Pollari e dei Pompa. Và
avanti lo scandalo del mistero, con le
sue storie, le sue menti grigie, le sue gole profonde, con le immancabili
minute ed i segreti archivi, nascosti e custoditi nei palazzi anonimi della
città, chiusi in un computer, utili per l’oggi e per il domani. Ed il Palazzo si indigna.
Puntuale il dilemma: commissione d’inchiesta? Ma sì, che sarà mai una
commissione d’inchiesta! Poco o molto per come la si voglia guardare, per come
la si voglia tirare, stirare, allargare o restringere. Poco o molto rispetto al
Copaco? Ed è qui l’ulteriore amletico dilemma: Copaco o Commissione
d’inchiesta? Ed il politico si interroga e si divide. E con lui l’Italia
attenta e vigile. E lo scandalo ti scoppia così fatalmente fra le mani dopo
poche parole, dopo poche righe di qualche scarna dichiarazione. Lo scandalo
istituzionale per antonomasia, lo scandalo dei sevizi e degli spioni. Ed allora
basta una contromossa efficace, improvvisa, tutta d’attacco. Basta un Generale
che dica: via al segreto professionale, via al segreto militare, eccomi qui,
sono pronto a dire tutto, a portare all’attenzione di tutti la storia segreta
degli ultimi anni. E lo scandalo si ridimensiona così nella sua interezza,
nella sua prepotenza ed alimenta paure e sospetti ancor più di prima. Da lepre
a segugio. Avanti a chi tocca questa
volta, chi sarà il prossimo? Rientra così come d’incanto la
Commissione d’inchiesta, rientrano le dichiarazioni di fuoco di qualche
segretario fin troppo zelante e premuroso di dire la sua. Avanti a chi tocca
ora senza il segreto militare, senza le regole del mondo dei segreti? Ed allora
fuori tutto, fuori sul Libano, fuori su Abu Omar, fuori tutto sull’Afghanistan,
fuori tutto sui rapimenti in Iraq. Fuori tutto sulla vicenda Sgrena e su
qualche altro fatterello passato forse troppo velocemente. Ed il Palazzo
improvvisamente si accartoccia, si ripiega e ripensa. Dov’è lo scandalo ora? Ed
i giornaloni, le grandi firme, le grandi campagne di informazione? Oddio lo
scandalo si è scandalizzato! E così puntuale e preciso torna nell’ombra, torna
nelle paginette interne dei giornali, torna nel virgolettato più delicato ed equidistante.
Un si dice e si sussurra timido, timido. Tutti guardinghi ed attenti. Attenti alle leggi, attenti alle
parole, muti al telefono! Cosa c’è da scandalizzarsi! Si torna così in attesa
di qualche altra circostanza, di qualche altro momento propizio per riaprire e
scavare, per ridare luce, fiato e consistenza ai faldoni, alle soffiate, alle
subordinate, ai piani strategici, per ridare corpo allo scandalo. Per
permettere di sostituire nomi, dirigenti, sigle. E lo scandalo si attenua, si
mimetizza nell’interesse di tutti. Per fare scandalo, per suscitare scandalo,
per minacciare lo scandalo. C’è qualcuno che ancora si scandalizza?
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