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LO SCHIAFFO/ Chi è la più bella del reame?
  
di bruva

Sfogliando il fior della ventura, amica, a volte avversa, si contano i petali dai mille colori

Sfogliando il fior della ventura - amica, a volte avversa - si contano i petali dai mille colori. Cadenoncade – cadenoncade … non che sia la casualità a decidere gli accadimenti, che qui ben altro strale incalza sulla sciagurata italica avventura. Magia sorniona di una strega pazza che semina sortilegi fin troppo previsti, quelli di Senatori dalla vita lunga, che incarnano la figura di improvvidi sciamani del prodismo – lì c’è Andreotti che in un sol colpo salva il governo e smonta gli odiati Dico; là appare l’ingrigita figura di quel che fu la Nobel Montalcini, che di lei il mistero più grave è come faccia a stare ancor su e non perché lo faccia. E che dire degli oppositori assenti, coloro che dovrebbero brigare affinché il petalo del “cada” infine abbia il sopravvento e sono i primi invece a smetter di sfogliare. Triste fiore questo Parlamento, già avvizzito e morto, puzza eppur finge di indignarsi per il tanfo emanato. Non mancano ragioni, in tanto amaro stato, di ridere di quelli che si appellano al “senso di responsabilità”, per criticare e riportar nei ranghi i pochi dissenzienti dalla falsità di questa politica in picco verso gli abissi.

La vera maga che tiene su tutto il baraccone, non sarà per caso la regina assente? Colei che detiene il terzo potere e che quando occorre fa capolino sui giornali per portare tempesta? Foto imbarazzanti, conversazioni indecenti, uomini potenti indagati senza neppure essere avvisati, fantomatiche liste di spiati eccellenti che montano scenari tremendi di un Paese in preda al golpe. Chi ha il potere in pugno e muove le fila della politica al collasso? Corre il pensiero e vola verso l’impellente necessità di cancellare la Riforma Castelli, prima che giunga il 31 luglio ed entri in vigore. E chissà che poi non si possa por fine alla farsa di questo rinsecchito parlamento.

Solo una notizia porta luce: la Corte di Cassazione ha decretato la libertà dei giornalisti di criticare anche la più intoccabile del regno – (annullata la condanna a sei mesi di reclusione comminata a Vittorio Feltri per ‘diffamazione’, avendo criticato con sapida ironia uno dei pm di Mani pulite nel 1999).  Recita la storica sentenza: “I giornali devono fare i cani da guardia di ogni potere, incluso quello giudiziario”. Capita di sentirsi in uno Stato libero.

 

 


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