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Referendum Elettorale: un possibile rimedio alla difficoltà di governare in Italia
  
di Mery ALBERTINI

Governabilità – leaders dei due poli – referendum elettorale

Il problema della governabilità è tra i più gravi che l’Italia abbia mai conosciuto sin dagli albori della Repubblica. Si tratta, infatti, di uno di quei problemi che persino in piena estate, quando la politica e i lavori parlamentari rallentano, alimenta, al contrario, lo scontro politico e stimola la classe dirigente ad elaborare delle soluzioni adatte.

Da più parti viene additata l’attuale legge elettorale come la causa principale della difficoltà a governare nel nostro Paese, in quanto avrebbe consentito l’elezione in Parlamento di deputati appartenenti a piccoli partiti i quali però sono in grado di esercitare pressioni tali sui maggiori partiti di governo da condizionarne, talvolta anche in senso negativo, l’attività politica.

Tra le iniziative più significative di modifica dell’attuale assetto legislativo occupa un posto di rilievo la campagna referendaria promossa da Giovanni Guzzetta e Mario Segni, rispettivamente  Presidente e Coordinatore del Comitato Promotore dei Referendum Elettorali. I quesiti referendari, che in questi giorni i volontari del Comitato Promotore stanno illustrando ai cittadini in alcune delle principali città italiane per la raccolta delle firme, sono tre: i primi due riguardano la Camera e il Senato ed intendono introdurre una norma che attribuisca il premio di maggioranza esclusivamente alla singola lista elettorale che abbia preso più voti e non più  alla coalizione di liste, sino ad ora formate anche da piccoli partiti scarsamente rappresentativi che però, dopo l’elezione dei loro candidati, realizzavano le loro rivendicazioni spesso attraverso la minaccia di abbandonare la coalizione; secondo la visione di Guzzetta, la novità legislativa contenuta nel referendum, attraverso l’introduzione di tale divieto, dovrebbe fare in modo che i vari partiti costituiscano prima delle elezioni, se lo ritengono necessario, un’unica lista che comporterà sia un’assunzione di responsabilità politica qualora, in seguito, qualcuno degli elementi facenti parte la lista decida di fuoriuscirne, sia, soprattutto, la nascita di un autentico bipartitismo in Italia. Inoltre per evitare che nei due rami del Parlamento entrino dei partiti poco rappresentativi il referendum intende introdurre due nuove soglie di sbarramento: del 4% per quanto riguarda la Camera, mentre dell’8% al Senato. Il terzo quesito, invece, si propone di diminuire il potere dei capilista che potendosi candidare, grazie alle attuali norme, in più collegi, o addirittura in tutti, una volta eletti possono decidere della sorte degli altri componenti della lista rinunciando, per esempio, ad uno dei seggi derivatogli dall’elezione in un collegio per attribuirlo al candidato che occupa il posto immediatamente successivo, creando così una situazione di squilibrio e di dipendenza

Naturalmente i partiti minori si sentono minacciati dalla possibilità concreta che le disposizioni contenute nei tre quesiti referendari possano, nel futuro, trovare attuazione, eppure, la consapevolezza che il perdurare di una situazione d’instabilità degli esecutivi non potrà che aggravare i problemi già esistenti, ha spinto molti uomini e donne del panorama politico italiano, di entrambi gli schieramenti, a sottoscrivere il referendum: alcuni addirittura hanno avuto un ruolo attivo attraverso la partecipazione al Comitato Promotore, come, solo per citare alcuni nomi, Gianni Alemanno, Renato Brunetta, Adriana Poli Bortone, Stefania Prestigiacomo per il centrodestra,  Antonio Bassolino,  Massimo Cacciari, Arturo Parisi, Giovanna Melandri per il centrosinistra. Ma questa scelta trasversale non ha riguardato soltanto il mondo politico ma anche settori dell’imprenditoria con la partecipazione, sempre nel Comitato Promotore, di Riccardo Illy, e del mondo dell’informazione con il giornalista economico Oscar Giannino e il noto giornalista televisivo Gad Lerner.

Per quanto, invece, riguarda il futuro leader del Partito Democratico, Walter Veltroni, questi sta mantenendo un atteggiamento che si potrebbe definire “ermetico”, dal momento che ha dichiarato di condividere il contenuto dei referendum, ma di non poterli sottoscrivere per non turbare la stabilità del governo e gli equilibri nel nascente Pd: a detta degli analisti, tale atteggiamento di Veltroni potrebbe essere interpretato come il tentativo di non scontentare le minoranze radicali interne al centrosinistra. Appare, invece, più chiara la posizione del segretario di An Gianfranco Fini che ha invece posto la propria firma per la riuscita del referendum.

L’esito positivo del referendum e il conseguente miglioramento del sistema elettorale italiano si intrecciano, dunque, con il percorso politico che stanno intraprendendo due dei maggiori esponenti della politica italiana per la conquista della leadership nei rispettivi schieramenti: dalle scelte compiute dai due leaders oggi non potranno non dipendere i futuri esiti dei governi di domani. L’atteggiamento più prudente di Veltroni (definito dall’opposizione ambiguo) e quello più audace di Fini dimostrano quanto questo sia vero.

 

 

 


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