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Balcani, un tuffo nel passato per rileggere la storia
In mostra al Museo Archeologico di Adria i tesori delle antiche popolazioni della penisola balcanica

  
di Elio CASTELLANA

Il vuoto non omofobico della morte

“Balkani. Antiche civiltà tra Danubio ed Adriatico”, la mostra che ha aperto l’8 luglio scorso a Adria, in provincia di Rovigo, nel Parco Regionale Veneto del Delta del Po, è sicuramente l’appuntamento espositivo archeologico più atteso della stagione in Italia.
La città padana di origine etrusca, che ha dato il nome al Mare Adriatico, ospita, infatti, per la prima volta in Italia, circa 250 capolavori assoluti delle collezioni archeologiche del Museo Nazionale di Belgrado e di altre realtà museali dell’ex-Jugoslavia. Si tratta di reperti che vanno dall’VIII secolo a.c. al II d.c. e che testimoniano l’enorme eterogeneità delle popolazioni che già da allora abitavano la regione balcanica. Triballi, Geti, Iazygi, Scordisci, Macedoni, Dalmati, Illiri; poi anche Cimbri e Teutoni. Erano questi i popoli che abitavano i Balcani in epoca pre-romana. Dopo la conquista da parte dei latini, però, di questi popoli e delle loro tradizioni, si venne a perdere quasi ogni traccia. Come di tutti i popoli vinti, anche di questi si cominciò a tacere, scrivendo una storia adulterata dallo sguardo dei vincitori romani. Gli Illiri, ad esempio, furono ricordati come pirati e predoni solo perché conducevano una guerra corsara per evitare che l'Adriatico diventasse un mare privato di Roma.

“Balkani” rappresenta un’occasione per ridare visibilità e dignità a queste popolazioni. Riparazione tardiva ma doverosa. La maggior parte dei tesori esposti nella mostra trovò la luce durante gli scavi archeologici compiuti in Jugoslavia a partire dagli anni ‘30 del secolo scorso. Si usava scavare presso le cosiddette “tombe principesche” che spesso si rivelavano essere dei veri e propri “caveaux” sotterranei dove la gente nascondeva i propri beni durante i periodi di guerre e invasioni. Gioielli, cinturoni, maschere mortuarie e bellissimi crateri. Come quello in oro, alto 72 cm, e decorato con gorgoni e serpenti, trovato nella tomba principesca di Trabenište, nell’attuale Macedonia, dove furono trovate anche due maschere mortuarie destinate a coprire i volti di personaggi d’alto rango dell’etnia dei Triballi. Da Novi Pazar arriva invece una ricca collezione di gioielli in ambra di raffinata fattura, corredata di cinturoni e pettorali in oro.

Negli intenti del curatore, il professor Giovanni Gentili, la mostra rema contro la tradizionale storiografia latina che dipinge le popolazioni balcaniche come un ammasso informe di grezzi nomadi, dediti solo alla pastorizia o alla pirateria. Il livello sofisticato dei tesori in mostra e la natura spesso composita della loro manifattura testimonia invece a favore di una penisola balcanica abitata, nei secoli pre-romani, da un mosaico di genti evolute, con un raffinato senso del bello e una spiccata predisposizione per il commercio.
La mostra "Balkani" è aperta fino al 13 gennaio 2008 tutti i giorni con orario 9-19,30 presso il Museo archeologico nazionale di Adria, via Badini 39.

 

 

 

 


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