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Balcani, un tuffo nel passato per rileggere la storia |
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“Balkani. Antiche civiltà tra
Danubio ed Adriatico”, la mostra che ha aperto l’8 luglio scorso a Adria, in
provincia di Rovigo, nel Parco Regionale Veneto del Delta del Po, è sicuramente
l’appuntamento espositivo archeologico più atteso della stagione in Italia. “Balkani” rappresenta
un’occasione per ridare visibilità e dignità a queste popolazioni. Riparazione
tardiva ma doverosa. La maggior parte dei tesori esposti nella mostra trovò la
luce durante gli scavi archeologici compiuti in Jugoslavia a partire dagli anni
‘30 del secolo scorso. Si usava scavare presso le cosiddette “tombe
principesche” che spesso si rivelavano essere dei veri e propri “caveaux”
sotterranei dove la gente nascondeva i propri beni durante i periodi di guerre
e invasioni. Gioielli, cinturoni, maschere mortuarie e bellissimi crateri. Come
quello in oro, alto 72 cm, e decorato con gorgoni e serpenti, trovato nella
tomba principesca di Trabenište, nell’attuale Macedonia, dove furono trovate
anche due maschere mortuarie destinate a coprire i volti di personaggi d’alto
rango dell’etnia dei Triballi. Da Novi Pazar arriva invece una ricca collezione
di gioielli in ambra di raffinata fattura, corredata di cinturoni e pettorali
in oro. Negli intenti del curatore, il professor
Giovanni Gentili, la mostra rema contro la tradizionale storiografia latina che
dipinge le popolazioni balcaniche come un ammasso informe di grezzi nomadi,
dediti solo alla pastorizia o alla pirateria. Il livello sofisticato dei tesori
in mostra e la natura spesso composita della loro manifattura testimonia invece
a favore di una penisola balcanica abitata, nei secoli pre-romani, da un
mosaico di genti evolute, con un raffinato senso del bello e una spiccata
predisposizione per il commercio.
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