elenco articoli 

MESAGNE/ La vecchia novità
  
di Giuseppe FLORIO

LA VECCHIA NOVITA’

A pochi mesi dalla sfida elettorale per il Palazzo di Città, Mesagne assiste ad uno di quei fenomeni prodigiosi tipici della politica che spesso, da epifanie insolite del genoma nazionale, assurgono mirabilmente a luoghi letterari, a occasioni topiche: così succede in questo caso da manuale, la cui clamorosa risultanza è la concrezione di un ossimoro, che essa stessa è la datità di un’impossibilità, la realizzazione di un’irrealizzazione. Si configura, cioè, l’avvenimento di una vecchia novità, ovvero accade per la prima volta ciò che è gia accaduto. Per dirla cinematograficamente: la prima assoluta di un film di seconda visione. Per dirla eroticamente: la prima volta con la madre dei propri figli. Per dirla in breve: l’inedito refrain, il ritornello originale che già canticchiavano tutti.

Per spiegarne la portata, occorre fare un passo indietro. Il centrodestra locale, o meglio i brandelli di centrodestra che rimangono nell’agone dopo le scissioni, le fughe di consiglieri, le defezioni personali o di gruppi, i suicidi politici dovuti alla depressione inarrestabile causata dalle molteplici sconfitte consecutive, ha fatto il colpo grosso. Fin dagli anni in cui la stella della Casa delle Libertà rifulgeva nell’empireo dell’arco costituzionale, ed esprimeva finanche una specie di deputato di riferimento, con puntualità kantiana ricorreva a scadenze regolari la vox populi, spesso artatamente manipolata, della candidatura a Sindaco di un galantuomo di razza, di uno dei migliori esponenti della tradizione democratico-cristiana, gemma di biancofiore dunque, che però ostentava solenne riluttanza ad accettare di bere l’amaro calice: ed ogni volta non se ne faceva niente, ogni volta che l’eccitazione collettiva di una fetta del popolo liberale montava, la vicenda si concludeva in miseria, mandando in bianco i sempre eleganti eppur frementi moderati. Oggi, anno domini 2006, nel momento in cui massima è l’implosione del rassemblement delle destre, nel pieno del vuoto diremmo allora con un altro degli ossimori che così bene calza alla nostra politica, il tanto ambito candidabile Enzo Incalza cede infine dinanzi alle lusinghe e a così durevole insistenza e scioglie una riserva in piedi da quasi tre lustri, dichiarandosi disponibile a battersi contro il candidato del centrosinistra, alleanza vincente – ricordiamolo – da quindici anni. Non ci chiederemo il perché di una scelta che appare tatticamente e strategicamente sciagurata. Una chiosa tuttavia ci sia consentita. Lo stimabilissimo concittadino, degno quanto non smetteremmo mai di dire, è sì, come abbiamo con qualche facezia puntualizzato, in vistoso ritardo rispetto al treno annunciato; è inoltre e più gravemente in ritardo rispetto alla qualità (e forse alla quantità) dello schieramento che dovrebbe rappresentare. Anziché adeguarsi ad un necessario contesto di gente animata da volontà costruenti, magari imprestata alla politica dalle professioni, dai settori produttivi più avanzati, dai cunei culturali, egli rischia di trovarsi in compagnia di spenti individui demotivati da secoli di lotte impari, o addirittura di combriccole scalcagnate e di vecchi arnesi che già la storia nostrana, pur minuscola, aveva riallocato nei polverosi abbaini. Noi plauderemmo alla civiltà del posizionamento di quest’uomo, Assessore democristiano vent’anni fa e poi nessun incarico pubblico fino alla nomina – dell’avverso centrosinistra! – a Difensore Civico se il milieu fosse radicalmente diverso.

Se la sua decisione consentirà a taluni di guadagnare migliori patenti o tiepide verginità, e solo per aver saputo scegliere e pure in ritardo un simbolo, allora noi penseremo alla sostanza delle cose, alla dura madre della questione, continuando a votare centrosinistra purchessia.

 

 


elenco articoli