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Potere giudiziario e giustizia
  
di Loris GASTALDO

POTERE GIUDIZIARIO E GIUSTIZIA

La questione giustizia nel nostro Paese è alquanto controversa, a prescindere dalla querelle tra Berlusconi e i magistrati, tanto è vero che i sondaggi danno percentuali altissime di sfiducia nell’operato della  magistratura. La gente comune percepisce il  magistrato come un alieno, come uno che vive su un altro pianeta, e le sue decisioni prese senza considerare la realtà quotidiana del cittadino, con i problemi, le paure, le insicurezze che vengono ingigantite da provvedimenti e sentenze che lasciano quantomeno perplessi, se non proprio stupefatti. Vediamo innocenti buttati in carcere senza motivazioni valide, ma solo per le convinzioni intangibili di qualche PM (il caso Pappalardi di Gravina è un esempio), mentre vediamo assassini, rapinatori, stupratori che quando arrestati, dopo due giorni sono di nuovo fuori e liberi di ridelinquere, soprattutto se extracomunitari o stranieri.

Vediamo mafiosi scarcerati per errori di procedura o per decorrenza dei termini. Vediamo casi di rei confessi di reati gravissimi, omicidi, per i quali sono in carcere da anni altri evidentemente innocenti, ma non vediamo nei confronti di questi ultimi riaperture di processi con rapida loro scarcerazione. Vediamo sentenze emesse con anni di ritardo e un uso vergognoso per una democrazia delle intercettazioni. Si intercetta più in Italia che negli Stati Uniti o nel resto d’Europa. Possibile che solo da noi non si riesca a fare indagini senza intercettare metà delle comunicazioni telefoniche dei cittadini? Possib

ile che nel resto del mondo, i delinquenti siano così sprovveduti da farsi prendere senza essere intercettati? Le nostre Forze di Polizia svolgono lavori eccellenti nella lotta alla delinquenza anche senza le intercettazioni. Che spesso vengono solo strumentalizzate per creare casi di grande impatto mediatico, ma con risultati assolutamente negativi, sia sul piano giudiziario che sul piano umano per i coinvolti. E per tutte queste situazioni, che mettono alla gogna centinaia di persone, innocenti o colpevoli magari solo di avere qualche tresca personale o di essere amici di amici di delinquenti, nessuno paga mai, nessuno viene mai punito o perseguito. E l’organo di autogoverno della magistratura al massimo tira le orecchie, in privato e senza clamore, a qualche esponente che ha sforato un po’ troppo. Anche questa è una situazione che non può essere molto condivisa, possibile che di tanti casi di “errori giudiziari” non ci sia mai un colpevole? Possibile che, nonostante il referendum sulla responsabilità dei magistrati, nessuno paghi per i propri errori o per la pervicace insistenza su determinate posizioni, che poi magari risultano, come nel caso Pappalardi, infondate se non proprio perverse? Come finirà il caso Pappalardi? Con un cospicuo, e giusto, risarcimento a parziale compensazione dell’ingiusta detenzione e criminalizzazione. E chi paga? Sempre Pantalone, sempre lo Stato, sempre noi, come se fossero colpa nostra le angherie giudiziarie che ha subito. Non è giusto! La cocciutaggine di chi ha insistito nel colpevolizzarlo non è da considerare come una consapevole volontà di vedere solo quello che voleva vedere?

Oggi la magistratura gode di una posizione di potere che rende subalterno chiunque, ma non lo è solo ai nostri occhi o a quelli di Berlusconi. La stampa inglese, notoriamente mai generosa nei suoi confronti, è arrivata a dire che fa bene a cercare di arginare lo strapotere dei giudici. E se questo lo dice un autorevole giornale inglese, il Financial Times, significa che anche all’estero la situazione appare non equilibrata. Quando un magistrato arriva a dire che forse è arrivato il momento di non obbedire alle leggi, non sembra che chi parla si consideri il depositario del verbo? O la democrazia è tale solo quando fa comodo? Molti magistrati sono critici su questi comportamenti e sulla mediaticità di alcuni colleghi, ma poi non cambia niente. È vero che moltissimi fanno il loro lavoro con equilibrio, volontà ed abnegazione, ma poi se chi ha posizioni non serene o apertamente schierate, normalmente contro qualcuno (perché se a favore, basta semplicemente non agire, come è avvenuto con tangentopoli, dove sono stati criminalizzati solo una parte dei politici, mentre il sistema era comune a tutti), non viene ridimensionato e riportato negli ambiti dovuti, è chiaro che poi si è portati a generalizzare le colpe di pochi e si parla di magistratura e non di singoli.

E ancora il caso Forleo, appare molto strano, un magistrato capace ed apprezzato che si mette a sparare su colleghi e superiori, lanciando accuse dure come pietre: possibile che le abbia dato di volta il cervello? Possibile che abbia le idee così confuse? Possibile che dica cose senza avere basi di appoggio? Strano, molto strano. Ma il CSM lava i panni sporchi in casa e chi punisce? La Forleo. Questo non ridà fiducia nell’istituzione. Come non la danno le parole di chi dice che forse è arrivato il momento di disobbedire alle leggi o di chi ritiene che i magistrati abbiano osato troppo poco e che il loro “dovere” sia di praticare “giardinaggio”, ove per giardinaggio è da intendere l’estirpare le erbacce con ogni mezzo, “democratico” duro ed intransigente, fino alla resistenza. Essenza di democrazia. O, forse, convinzione di onnipotenza?

 

 

 


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