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Il quartierino Italia, breve manaule di come sfasciare il Paese |
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dovrà ancora accadere in Italia per renderci maggiormente edotti sul nostro
futuro? Una cosa è certa, note di cronaca, di politica, pettegolezzi, gole
profonde, voci di corridoio, note di agenzia, tutte orientate ad una
illustrazione del tipo: chi più ne ha più ne metta, cosa altro dovrà succedere?
Uno scenario per molti versi inverosimile. Cosa succede dunque nel nostro
quartierino? Di tutto e di più. Forse molto, forse poco. Da un lato liti,
lotte, scandali, divisioni e dall’altro uno scorrere lento e stagnante, quasi
ripetitivo. Un rincorrersi di cose già viste. La sensazione ultima non è
incoraggiante. Si sta scrivendo con la solerzia di cui siamo capaci e con la
pervicacia che ci contraddistingue un vero e proprio manuale di come sfasciare
un Paese. Un
manuale pratico, rapido e semplice di autodistruzione. E non c’è così giorno
che il puzzle Italia non trovi il suo tassello, perfetto nella forma e nei contenuti,
che si incastra mirabilmente nel disegno che non sai più se definire naif,
moderno, postmoderno o neoclassico. Una cosa è certa: non c’è ostacolo alla
fantasia e lo sconcerto aumenta. E così abbiamo appreso delle intercettazioni.
Milioni di parole, milioni di registrazioni, flussi di nomi, giunti, dopo una
disarmante disputa giuridica, etica e culturale, alla nostra attenzione
attraverso una perfetta rete giornalistica che sforna con sapienza, con sadico
piacere, a puntate, il menù del giorno, del periodo, della settimana, del mese.
Una impressionante mole di dati che arriva così alla vasta platea italiana per
rallegrare ed informare sulle amene conversazioni di furbi, furbetti e
furbastri di antico lignaggio con il fior fiore politico di casa nostra, da
quello rigorosamente politicamente corretto a quello scorretto o non
conveniente. Conversazioni bipartisan si dirà, una sfida sul bilancino del
compra e vendi, una partita tutta giocata sul filo del rasoio. Così,
segretamente, sui cavi telefonici e all’orecchio dei nostri spioni, si è
ridisegnata in questi ultimi anni la mappa del potere che conta, del potere
vero che tace ed agisce, che occupa, dispone e condiziona. Il potere alto,
fascinoso ed elegante, superbo ed altero. Sarà la magistratura, sarà la storia,
ad individuare i reati ed i colpevoli, a giudicare, a capire. Un film purtroppo
già visto ma che di sicuro continua a disorientare. Fa riemergere contatti non
sempre chiari, parole allusive, disegni politici ed economici, manifestazioni
di interesse, ammiccamenti e mezze parole che non fanno onore di sicuro al
mondo economico, a quello politico, a quello finanziario. Che non fanno onore a
tutta la nostra classe dirigente, comunque la si voglia chiamare. Perché da
qualsiasi angolatura si guardi, l’intero affair rilancia la domanda su quali
debbano essere i rapporti fra mondo degli affari, industria, capitale e
politica. Riporta in auge la tesi del conflitto di interessi che da oggi, dopo
la lenzuolata di intercettazioni, non è solo quello televisivo, ma è ben altra
cosa. Più seria, più subdola, più lungimirante. Riporta alla domanda su quale
sia oggi la rete sotterranea del potere finanziario in Italia, le sue
derivazioni, i suoi luoghi di incontro, la sua camera di compensazione. Sono
allora giustificate le intercettazioni, così numerose, così estese, così
durature? È giusta la loro divulgazione? E a questo punto sono state riportate
tutte le intercettazioni, o solo alcune? Anche queste domande di rilievo a cui
bisognerà rispondere. Ruolo della magistratura dunque, ruolo del giornalismo,
del mondo della informazione, ruolo della politica, ruolo dei cosiddetti poteri
forti, ruolo delle istituzioni. E’ questo così il conto finale di tutte queste
argomentazioni attraverso cui si ritorna nel tempo passato, di una Repubblica
morta per indegnità ma che in fondo non
sembra sepolta. Non lascia dunque trasecolato nessuno se riemerge il conflitto
fra istituzioni. Ed in questi giorni un’altra pagina poco decorosa si è scritta,
in Parlamento e sui giornali. Uno scontro deleterio per tutti, per la
credibilità delle istituzioni e dei suoi uomini, per l’equilibrio fisiologico
fra corpi dello Stato. È la storia, anche questa al vaglio della magistratura,
di pressioni politiche, presunte o reali, vere o travisate, di proposte di
trasferimento di alti ufficiali della Guardia di Finanza. E’ ciò che c’è dietro
al siluramento del generale Speciale avvenuto con toni e forme inusuali e con
uno strascico velenosissimo di precisazioni, di puntualizzazioni. Cosa rimane
di tutto ciò? Anche in questo caso molto e poco se a seguire vi è stato il
segnale in tempi immediati di fine mandato per il Capo della Polizia. Una
sequenza di fatti, di nomi, di circostanze che la storia dei prossimi anni
potrà mettere nella giusta cornice, ma che oggi pone innumerevoli
interrogativi. E torna così la domanda iniziale. Cosa succede nel quartierino
Italia? E se poi sorge o torna lo
spauracchio ed il fascino dell’antipolitica c’è qualcuno pronto a scandalizzarsi?
Così la giostra continua sulla manovra fiscale, sulle pensioni, sull’ICI, sul
DPEF, sugli interventi per la famiglia, per i giovani. Si riporta in
discussione il famigerato buco, la sua entità, la sua reale esistenza, la
natura e l’ammontare del cosiddetto tesoretto in una guerra di cifre, di numeri
e di intenzioni che è ancora tutto da scrivere. Si manifesta su tutto e contro
tutti. Si manifesta per l’orgoglio omosessuale e per la famiglia, per le
Brigate rosse ed on line su internet per l’orgoglio pedofilo. Di tutto e di
più, lacerandosi e dividendosi. Si manifesta per strada o sui binari noncuranti
del caldo, dei diritti dell’individuo, della società nel suo insieme. Si
manifesta fra i rifiuti e per i rifiuti, per l’egoismo e l’ignoranza. Si litiga
e si pontifica, si cuce e si ricuce, con affanno e con pazienza. E’ questa
purtroppo la vita di ogni giorni nel quartierino Italia.
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