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Il quartierino Italia, breve manaule di come sfasciare il Paese
  
di Francesco CACCETTA

Il quartierino Italia

Cosa dovrà ancora accadere in Italia per renderci maggiormente edotti sul nostro futuro? Una cosa è certa, note di cronaca, di politica, pettegolezzi, gole profonde, voci di corridoio, note di agenzia, tutte orientate ad una illustrazione del tipo: chi più ne ha più ne metta, cosa altro dovrà succedere? Uno scenario per molti versi inverosimile. Cosa succede dunque nel nostro quartierino? Di tutto e di più. Forse molto, forse poco. Da un lato liti, lotte, scandali, divisioni e dall’altro uno scorrere lento e stagnante, quasi ripetitivo. Un rincorrersi di cose già viste. La sensazione ultima non è incoraggiante. Si sta scrivendo con la solerzia di cui siamo capaci e con la pervicacia che ci contraddistingue un vero e proprio manuale di come sfasciare un Paese.

Un manuale pratico, rapido e semplice di autodistruzione. E non c’è così giorno che il puzzle Italia non trovi il suo tassello, perfetto nella forma e nei contenuti, che si incastra mirabilmente nel disegno che non sai più se definire naif, moderno, postmoderno o neoclassico. Una cosa è certa: non c’è ostacolo alla fantasia e lo sconcerto aumenta. E così abbiamo appreso delle intercettazioni. Milioni di parole, milioni di registrazioni, flussi di nomi, giunti, dopo una disarmante disputa giuridica, etica e culturale, alla nostra attenzione attraverso una perfetta rete giornalistica che sforna con sapienza, con sadico piacere, a puntate, il menù del giorno, del periodo, della settimana, del mese. Una impressionante mole di dati che arriva così alla vasta platea italiana per rallegrare ed informare sulle amene conversazioni di furbi, furbetti e furbastri di antico lignaggio con il fior fiore politico di casa nostra, da quello rigorosamente politicamente corretto a quello scorretto o non conveniente. Conversazioni bipartisan si dirà, una sfida sul bilancino del compra e vendi, una partita tutta giocata sul filo del rasoio. Così, segretamente, sui cavi telefonici e all’orecchio dei nostri spioni, si è ridisegnata in questi ultimi anni la mappa del potere che conta, del potere vero che tace ed agisce, che occupa, dispone e condiziona. Il potere alto, fascinoso ed elegante, superbo ed altero. Sarà la magistratura, sarà la storia, ad individuare i reati ed i colpevoli, a giudicare, a capire. Un film purtroppo già visto ma che di sicuro continua a disorientare. Fa riemergere contatti non sempre chiari, parole allusive, disegni politici ed economici, manifestazioni di interesse, ammiccamenti e mezze parole che non fanno onore di sicuro al mondo economico, a quello politico, a quello finanziario. Che non fanno onore a tutta la nostra classe dirigente, comunque la si voglia chiamare. Perché da qualsiasi angolatura si guardi, l’intero affair rilancia la domanda su quali debbano essere i rapporti fra mondo degli affari, industria, capitale e politica. Riporta in auge la tesi del conflitto di interessi che da oggi, dopo la lenzuolata di intercettazioni, non è solo quello televisivo, ma è ben altra cosa. Più seria, più subdola, più lungimirante. Riporta alla domanda su quale sia oggi la rete sotterranea del potere finanziario in Italia, le sue derivazioni, i suoi luoghi di incontro, la sua camera di compensazione. Sono allora giustificate le intercettazioni, così numerose, così estese, così durature? È giusta la loro divulgazione? E a questo punto sono state riportate tutte le intercettazioni, o solo alcune? Anche queste domande di rilievo a cui bisognerà rispondere. Ruolo della magistratura dunque, ruolo del giornalismo, del mondo della informazione, ruolo della politica, ruolo dei cosiddetti poteri forti, ruolo delle istituzioni. E’ questo così il conto finale di tutte queste argomentazioni attraverso cui si ritorna nel tempo passato, di una Repubblica morta  per indegnità ma che in fondo non sembra sepolta. Non lascia dunque trasecolato nessuno se riemerge il conflitto fra istituzioni. Ed in questi giorni un’altra pagina poco decorosa si è scritta, in Parlamento e sui giornali. Uno scontro deleterio per tutti, per la credibilità delle istituzioni e dei suoi uomini, per l’equilibrio fisiologico fra corpi dello Stato. È la storia, anche questa al vaglio della magistratura, di pressioni politiche, presunte o reali, vere o travisate, di proposte di trasferimento di alti ufficiali della Guardia di Finanza. E’ ciò che c’è dietro al siluramento del generale Speciale avvenuto con toni e forme inusuali e con uno strascico velenosissimo di precisazioni, di puntualizzazioni. Cosa rimane di tutto ciò? Anche in questo caso molto e poco se a seguire vi è stato il segnale in tempi immediati di fine mandato per il Capo della Polizia. Una sequenza di fatti, di nomi, di circostanze che la storia dei prossimi anni potrà mettere nella giusta cornice, ma che oggi pone innumerevoli interrogativi. E torna così la domanda iniziale. Cosa succede nel quartierino Italia?  E se poi sorge o torna lo spauracchio ed il fascino dell’antipolitica c’è qualcuno pronto a scandalizzarsi? Così la giostra continua sulla manovra fiscale, sulle pensioni, sull’ICI, sul DPEF, sugli interventi per la famiglia, per i giovani. Si riporta in discussione il famigerato buco, la sua entità, la sua reale esistenza, la natura e l’ammontare del cosiddetto tesoretto in una guerra di cifre, di numeri e di intenzioni che è ancora tutto da scrivere. Si manifesta su tutto e contro tutti. Si manifesta per l’orgoglio omosessuale e per la famiglia, per le Brigate rosse ed on line su internet per l’orgoglio pedofilo. Di tutto e di più, lacerandosi e dividendosi. Si manifesta per strada o sui binari noncuranti del caldo, dei diritti dell’individuo, della società nel suo insieme. Si manifesta fra i rifiuti e per i rifiuti, per l’egoismo e l’ignoranza. Si litiga e si pontifica, si cuce e si ricuce, con affanno e con pazienza. E’ questa purtroppo la vita di ogni giorni nel quartierino Italia.

 

 

 


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