elenco articoli 

ARTE/ Picasso e i suoi "eredi"
Il genio catalano al centro di una affascinante mostra a Civitanova Marche

  
di Michele DE LUCA

COMUNE DI CIVITANOVA MARCHE CIVITANOVarte

Di fronte alla “fucina di immane creatività” che è stata la lunga ed intensa esperienza artistica di Pablo Picasso, “tutti gli altri artisti, coetanei o venuti dopo lungo il filo delle generazioni, sostano rapiti, interdetti, comprendendo che nessuno di loro è in grado di raccogliere in toto un’eredità così vasta; bisognerà, in qualche modo, specializzarsi, tentare di ricavarne, ciascuno, quella parte di storia o di proposte che si rivelino congeniali al proprio destino. Come dire che ciascun artista venuto a contatto con quella smisurata centrale dovrà condurne una propria selezione, riportarla a una frammentazione specifica. In termini venatori, se la preda abbattuta è troppo grande, ogni animale della foresta va a strapparne i lembi che si adattano alle proprie forze e ai propri appetiti, tanto ce n’è per tutti, il tesoro appare pressoché inesauribile”.

Sono parole di Renato Barilli che suggestivamente ci introducono alla mostra "Omaggio a Picasso", allestita negli spazi della Pinacoteca Moretti e dell’Ex Chiesa di Sant’Agostino a Civitanova Marche Alta, in uno degli angoli più suggestivi della regione, a due passi dalla casa dove nacque Annibal Caro, il celebrato traduttore dell’Eneide. Organizzata dal Comune in collaborazione con la Fondazione Mazzotta e con il contributo di Cesare Paciotti, sponsor unico, la mostra  presenta (nella Pinacoteca) quasi ottanta opere del maestro catalano, tra cui spiccano parecchi "pezzi unici" tra dipinti su tela o su terracotta, disegni a matita o a pastello, sculture in bronzo. A questi si aggiungono numerose incisioni tra le quali Il pasto frugale del 1904, cinque Saltimbanchi del 1905, una dozzina di tavole  del Tricorne (1920), le serie complete di "Le cocu magnifique" (12 tavole), "Sables mouvants" (10) e "Célestine" (12), oltre ad alcune litografie e linoleografie.

Tra gli stucchi barocchi della settecentesca Sant´Agostino vengono invece esposte altrettante opere dedicate da grandi artisti internazionali a Picasso subito dopo la sua morte: tra questi Miró, Masson, Bellmer, Matta, Lam, Dalí, Moore, Hartung, Nevelson, Tàpies, Kolár, Warhol, Lichtenstein, Oldenburg, Rauschenberg, Rosenquist, Rivers, Stella, Indiana, Jones, Tilson, Hamilton, Hockney, De Maria, Vasarely, Guttuso, Baj, Pistoletto, Beuys, Christo ecc., e infine, più recentemente, il Gruppo Cracking Art.

Da una parte, quindi, viene fatta ripercorrere l’eccezionale carriera artistica di  Picasso (Malaga 1888 - Mougins 1973), che si può dividere grosso modo in due parti: prima e dopo il 1930. Prima di tale data egli crea e sviluppa uno stile dopo l´altro, talora cambiando bruscamente direzione di marcia: così avviene nei celeberrimi periodi blu e rosa dei primi anni del Novecento, caratterizzati da un malinconico simbolismo postimpressionista, seguiti verso il 1907-10 da un deciso mutamento di orizzonte che dà vita alla innovativa produzione cubista, in cui spiccano le Demoiselles d´Avignon che segnano una vera e propria rivoluzione nella storia dell’arte. Ma già negli anni a cavallo della prima guerra mondiale il maestro spagnolo, che sembra essersi stancato di tanto furore creativo, opera un "ritorno all’ordine" e trova ispirazione nell´arte del passato con una ripresa di figuratività classicista. Nei primi anni Venti, tuttavia, ecco una nuova impennata "sovversiva" con un recupero stilizzato del cubismo e l´avvicinamento al movimento surrealista di Breton, Dalí e Miró.

Dopo il 1930 sembra invece che l’artista non sappia o non voglia più inventare uno stile radicalmente nuovo, come quelli precedenti, e che quindi si dia a ripercorrerli tutti circolarmente con una ibridazione incessante tra una serie e l’altra, per cui, come scrive ancora Barilli nel catalogo edito da Mazzotta, "il segno scheggiato e rigido di derivazione cubista coesiste accanto al profilo smussato e dolce proveniente dai periodi blu e rosa; e, accanto ai tracciati esili condotti in punta di pennello, rotondeggiano gonfiori plastici affidati a un pesante chiaroscuro; il tutto ripreso, agitato, rimescolato con una energia sovrumana che accorpa, unisce, aggrega in un gigantesco melting pot". E così il grande maestro spagnolo proseguirà, dando vita a capolavori straordinari come Guernica, fino agli ultimi anni della sua vita.

Al genio picassiano non potevano fare a meno di “abbeverarsi” gli artisti suoi coetanei, ma anche quelli delle generazioni successive, ognuno adottandone un qualche particolare più congeniale alla propria personalità e poi sviluppandolo secondo il proprio stile, quasi a testimoniare l’inesauribilità dell’eredità picassiana. Come in varie opere di Picasso presenti in mostra, anche in alcuni di questi “omaggi” uno dei temi predominanti è la raffigurazione della donna, considerata una forza vitale dell’umanità in particolare dai surrealisti (Bellmer, Matta, Lam, Masson ecc.) ma anche da taluni artisti più giovani (Guttuso, Manzù, Moore, Hrdlicka ecc.) e persino da certi esponenti della pop art (Hamilton, Jones, Rivers). In altre opere di Picasso c’è però anche una vena di rigore formale e di severità compositiva che nei suoi epigoni trova espressione in movenze rigide o persino acuminate (Wotruba, Chadwick, Mack, Uecker, Wewerka ecc.) o addirittura in modulazioni geometriche (Bill, Stella, Vasarely, D´Arcangelo) che sembrano quasi porsi in antitesi rispetto alle scelte del Grande Vecchio.

Ma tante altre ancora possono essere le chiavi di lettura con cui gli "eredi" di Picasso ne interpretano le suggestioni: ed ecco allora quelli che, riprendendo i suoi collages di oggetti trovati, assemblano con grande disinvoltura le immagini più disparate, come fanno i nouveaux réalistes Arman, Tinguely e Niki de Saint-Phalle e poi gli artisti pop Rauschenberg, Rosenquist, Oldenburg, Tilson e Télémaque; quelli che ne portano avanti le scomposizioni e deformazioni dei corpi e dei volti (Baj, Schultze, Paolozzi, De Maria ecc.); fino a quelli che gli rendono omaggio rielaborando in chiave più o meno ironica o seria le sue stesse opere: come fanno Pol Bury e Jiri Kolár con le Demoiselles d´Avignon, Lichtenstein in una natura morta accostata a un viso femminile, Pistoletto con la celebre colomba della pace e infine Warhol ritraendo un’altra "creatura" del grande spagnolo: la figlia Paloma.

 

 


elenco articoli