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ARTE/ Picasso e i suoi "eredi" |
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Di fronte alla “fucina di immane
creatività” che è stata la lunga ed intensa esperienza artistica di Pablo
Picasso, “tutti gli altri artisti, coetanei o venuti dopo lungo il filo delle
generazioni, sostano rapiti, interdetti, comprendendo che nessuno di loro è in
grado di raccogliere in toto
un’eredità così vasta; bisognerà, in qualche modo, specializzarsi, tentare di
ricavarne, ciascuno, quella parte di storia o di proposte che si rivelino
congeniali al proprio destino. Come dire che ciascun artista venuto a contatto
con quella smisurata centrale dovrà condurne una propria selezione, riportarla
a una frammentazione specifica. In termini venatori, se la preda abbattuta è
troppo grande, ogni animale della foresta va a strapparne i lembi che si
adattano alle proprie forze e ai propri appetiti, tanto ce n’è per tutti, il
tesoro appare pressoché inesauribile”. Sono parole di Renato Barilli
che suggestivamente ci introducono alla mostra "Omaggio a Picasso",
allestita negli spazi della Pinacoteca Moretti e dell’Ex Chiesa di
Sant’Agostino a Civitanova Marche Alta, in uno degli angoli più suggestivi
della regione, a due passi dalla casa dove nacque Annibal Caro, il celebrato
traduttore dell’Eneide. Organizzata dal Comune in collaborazione con la
Fondazione Mazzotta e con il contributo di Cesare Paciotti, sponsor unico, la
mostra presenta (nella Pinacoteca)
quasi ottanta opere del maestro catalano, tra cui spiccano parecchi "pezzi
unici" tra dipinti su tela o su terracotta, disegni a matita o a pastello,
sculture in bronzo. A questi si aggiungono numerose incisioni tra le quali Il pasto frugale del 1904, cinque Saltimbanchi del 1905, una dozzina di
tavole del Tricorne (1920), le serie complete di "Le cocu magnifique" (12 tavole), "Sables mouvants" (10) e "Célestine" (12), oltre ad
alcune litografie e linoleografie. Tra gli stucchi barocchi della
settecentesca Sant´Agostino vengono invece esposte altrettante opere dedicate
da grandi artisti internazionali a Picasso subito dopo la sua morte: tra questi
Miró, Masson, Bellmer, Matta, Lam, Dalí, Moore, Hartung, Nevelson, Tàpies,
Kolár, Warhol, Lichtenstein, Oldenburg, Rauschenberg, Rosenquist, Rivers,
Stella, Indiana, Jones, Tilson, Hamilton, Hockney, De Maria, Vasarely, Guttuso,
Baj, Pistoletto, Beuys, Christo ecc., e infine, più recentemente, il Gruppo
Cracking Art. Da una parte, quindi, viene
fatta ripercorrere l’eccezionale carriera artistica di Picasso (Malaga 1888 - Mougins 1973), che si
può dividere grosso modo in due parti: prima e dopo il 1930. Prima di tale data
egli crea e sviluppa uno stile dopo l´altro, talora cambiando bruscamente
direzione di marcia: così avviene nei celeberrimi periodi blu e rosa dei primi
anni del Novecento, caratterizzati da un malinconico simbolismo
postimpressionista, seguiti verso il 1907-10 da un deciso mutamento di
orizzonte che dà vita alla innovativa produzione cubista, in cui spiccano le Demoiselles d´Avignon che segnano una
vera e propria rivoluzione nella storia dell’arte. Ma già negli anni a cavallo
della prima guerra mondiale il maestro spagnolo, che sembra essersi stancato di
tanto furore creativo, opera un "ritorno all’ordine" e trova
ispirazione nell´arte del passato con una ripresa di figuratività classicista.
Nei primi anni Venti, tuttavia, ecco una nuova impennata "sovversiva"
con un recupero stilizzato del cubismo e l´avvicinamento al movimento
surrealista di Breton, Dalí e Miró. Dopo il 1930 sembra invece che l’artista
non sappia o non voglia più inventare uno stile radicalmente nuovo, come quelli
precedenti, e che quindi si dia a ripercorrerli tutti circolarmente con una
ibridazione incessante tra una serie e l’altra, per cui, come scrive ancora
Barilli nel catalogo edito da Mazzotta, "il segno scheggiato e rigido di
derivazione cubista coesiste accanto al profilo smussato e dolce proveniente
dai periodi blu e rosa; e, accanto ai tracciati esili condotti in punta di
pennello, rotondeggiano gonfiori plastici affidati a un pesante chiaroscuro; il
tutto ripreso, agitato, rimescolato con una energia sovrumana che accorpa,
unisce, aggrega in un gigantesco melting
pot". E così il grande maestro spagnolo proseguirà, dando vita a
capolavori straordinari come Guernica, fino agli ultimi anni della sua vita. Al genio picassiano non potevano
fare a meno di “abbeverarsi” gli artisti suoi coetanei, ma anche quelli delle
generazioni successive, ognuno adottandone un qualche particolare più
congeniale alla propria personalità e poi sviluppandolo secondo il proprio
stile, quasi a testimoniare l’inesauribilità dell’eredità picassiana. Come in
varie opere di Picasso presenti in mostra, anche in alcuni di questi “omaggi”
uno dei temi predominanti è la raffigurazione della donna, considerata una forza
vitale dell’umanità in particolare dai surrealisti (Bellmer, Matta, Lam, Masson
ecc.) ma anche da taluni artisti più giovani (Guttuso, Manzù, Moore, Hrdlicka
ecc.) e persino da certi esponenti della pop art (Hamilton, Jones, Rivers). In
altre opere di Picasso c’è però anche una vena di rigore formale e di severità
compositiva che nei suoi epigoni trova espressione in movenze rigide o persino
acuminate (Wotruba, Chadwick, Mack, Uecker, Wewerka ecc.) o addirittura in
modulazioni geometriche (Bill, Stella, Vasarely, D´Arcangelo) che sembrano
quasi porsi in antitesi rispetto alle scelte del Grande Vecchio. Ma tante altre ancora possono
essere le chiavi di lettura con cui gli "eredi" di Picasso ne
interpretano le suggestioni: ed ecco allora quelli che, riprendendo i suoi
collages di oggetti trovati, assemblano con grande disinvoltura le immagini più
disparate, come fanno i nouveaux réalistes Arman, Tinguely e Niki de
Saint-Phalle e poi gli artisti pop Rauschenberg, Rosenquist, Oldenburg, Tilson
e Télémaque; quelli che ne portano avanti le scomposizioni e deformazioni dei
corpi e dei volti (Baj, Schultze, Paolozzi, De Maria ecc.); fino a quelli che
gli rendono omaggio rielaborando in chiave più o meno ironica o seria le sue
stesse opere: come fanno Pol Bury e Jiri Kolár con le Demoiselles d´Avignon,
Lichtenstein in una natura morta accostata a un viso femminile, Pistoletto con
la celebre colomba della pace e infine Warhol ritraendo un’altra
"creatura" del grande spagnolo: la figlia Paloma.
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