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Brindisi sulla via del mare
Il recupero dell’identità marittima come occasione di rilancio economico   
di Giovanni CONGEDO

Cardiochirurgia: quando

Brindisi sembra voler volgere ormai le spalle al proprio recente passato, che nelle sue estreme contraddizioni ne ha frenato lo sviluppo economico, sociale e culturale. La nuova scelta della città si muove all’insegna del recupero della sua storia gloriosa e della sua più pura identità, quella di una città fortemente legata al mare. Brindisi, quindi, non più intesa come città “sul” mare, con mera accezione geografica, ma come città “di” mare, cioè come realtà che, interloquendo con esso, ha la capacità di definire le linee fondamentali del proprio sviluppo economico ed urbanistico. La sfida ormai consiste nel riappropriarsi del fronte del mare, ripensando gli spazi urbani in funzione di un rinnovato rapporto tra la città e il suo porto e attraverso la creazione di un “fronte marittimo cittadino”.

Su tutto questo e sulle nuove prospettive di sviluppo territoriale si è discusso in occasione dell’importante convegno organizzato a Brindisi tra il 23 e il 24 giugno u.s. intitolato “Città d’acqua. Il modello Brindisi” al quale hanno preso parte rappresentanti delle Istituzioni locali, regionali e nazionali, rappresentanti istituzionali di altre realtà territoriali vicine, docenti universitari ed esperti, architetti ed ingegneri nazionali ed internazionali, operatori provenienti dalla Grecia, dalla Turchia e dagli Stati Uniti, rappresentanti dei più grandi istituti di credito.

“Tra i porti e le città – ha affermato il prof. Rosario Pavia, ordinario di Urbanistica presso la facoltà di Architettura di Chieti e Pescara - non c’è più una forte integrazione. Un tempo la piazza commerciale di una città marittima coincideva col suo porto. Oggi il porto ha assunto una propria identità separandosi dal resto della città e funzionando solo come una macchina logistica”. I porti italiani si sono ritrovati impreparati di fronte alla forte crescita dei traffici marittimi internazionali a causa di strutture portuali fortemente arretrate “rischiando – come sottolineato da Tommaso Affinita, Presidente dell’Autorità Portuale di Bari e Presidente dell’Assoporti – di uscire fuori mercato”. Da qui la necessità di nuovi investimenti, di nuove infrastrutture, di integrare il porto con il territorio e allo stesso tempo liberare le città dagli ingombri portuali attraverso processi di decentramento. La L. 84/1994, che ha istituito le autorità portuali e i comitati portuali, può rappresentare un’occasione di ammodernamento dell’intero settore se il piano regolatore portuale verrà integrato, d’intesa con le amministrazioni locali, con quello urbanistico e se l’economia del porto sarà intesa come economia della città. Comunque bisogna intervenire anche sui meccanismi di pianificazione per una maggiore intesa tra autorità portuali e amministrazioni e per una maggiore semplificazione dei processi decisionali. Ed è per questo che l’Assoporti – secondo quanto annunciato dal presidente Affinita – ha avviato una proposta di riforma della legge 84.

Investire sul waterfront, inoltre, conviene e crea sviluppo. Secondo il Censis ogni euro investito in iniziative e interventi portuali produce un incremento di produzione di 2.80 euro (0.90 diretto e 1.90 indiretto), un dato significativo se si considera che attualmente sono 142 mila i posti barca esistenti a fronte di una domanda potenziale di 420 mila. Inoltre ci sono casi di città, come Savona, che investendo, ad esempio, nel traffico croceristico hanno conosciuto una fase di forte sviluppo.

Tra i vari casi internazionali che si possono citare, significativo è quello di Barcellona, una città che fino agli anni ‘70 era in una situazione di grande declino economico e che, intervenendo sul porto, ha messo in moto, negli ultimi 25 anni un forte meccanismo di sviluppo. E non a caso proprio Barcellona. “Brindisi – ha detto Miguel Corominas Ayala, architetto spagnolo dello Studio CCRS Arquitectos, tra i progettisti del porto barcellonese – ci ricorda molto la Barcellona degli anni ‘70: porto urbano poco utilizzato, chiuso in molti tratti, poca attività della città vicino il porto, ritmo lento nell’attività urbana, edifici vuoti, mancanza di attività terziarie, mancanza di attività turistica, bassa attività commerciale, ecc.”.

“Brindisi – ha dichiarato il sindaco Domenico Mennitti – si è sviluppata secondo il pesante condizionamento delle servitù militari tanto nella città quanto lungo i litorali: la zona Nafta nel seno di levante, la base della Marina Militare nel seno di ponente, l’area destinata a carboniera tra il canale Pigolati ed il porto medio, immediatamente dopo l’aeroporto militare, infine le batterie nella zona Materdomini. Ai vincoli militari si sono aggiunti successivamente insediamenti civili: il deposito ex Montecatini, gru e silos eretti dal vecchio Consorzio del porto nel seno di levante. Ancora vincoli sono derivati dal processo di industrializzazione che ha occupato parti significative del perimetro portuale. Infine l’abusivismo edilizio del litorale nord, da Materdomini ad Apani”. “L’assenza – ha continuato - di una seria programmazione territoriale e di una efficiente gestione del territorio, dalle quali possono derivare scelte economiche ed urbanistiche coerenti, ha portato la città ad evolversi caoticamente, subendo progetti, localizzazioni, insediamenti decisi altrove”.

“La scelta di Brindisi come città d’acqua – secondo il sindaco - non è, quindi, un capriccio intellettuale, ma rappresenta una scelta che tiene conto della connotazione fondamentale della città, una città che ha perso ruolo e funzione ogni qualvolta nella sua storia ha ignorato il suo rapporto con il porto”. E “la riqualificazione del waterfront – ha affermato Luigi Giannini – rappresenta oggi per la città un’occasione strategica per lo sviluppo. Esaltare il porto storico e restituirne la fruibilità alla città non deve essere solo un intervento urbanistico: ci vuole un nuovo atteggiamento culturale per affrontare le nuove sfide della competitività”. “Parlare del porto – ha affermato il presidente della CCIAA di Brindisi, Salvatore Tomaselli - significa candidare questa città e il suo porto ad intercettare quei 30 milioni di container che nei prossimi dieci anni sconvolgeranno i traffici di merci nel Mediterraneo, provenienti dai Paesi asiatici. Protagonista nel Mediterraneo: è questo il ruolo che la città vuole svolgere nel futuro”.

Coniugando le esigenze urbanistiche della città con la presenza del porto e facendo del porto il collegamento con il resto del mondo si riuscirà, quindi, a delineare un nuovo modello di sviluppo che guarda a Brindisi in un recuperato ruolo internazionale. E a tal proposito il sindaco ha annunciato di voler presentare già delle idee progettuali concrete all’appuntamento del 21 settembre p.v. che vedrà i rappresentanti delle Istituzioni locali continuare le frequentazioni a New York con alcuni operatori statunitensi, grazie all’interssamento dell’Ambasciata italiana negli Usa.

Ma cosa si farà nel concreto? Innanzi tutto verrà elaborato, già a partire dalle prossime settimane, un nuovo piano regolatore portuale. Poi verrà costituita una società, secondo il sindaco “leggera nell’organizzazione, ma pesante nella capacità di rappresentare tutti gli interessi pubblici locali”, che coordinerà l’intera realizzazione del programma di interventi. “Non serve, però, una società di trasformazione urbana” – ha ammonito il prof. Massimo Lo Cicero, docente di Economia presso l’Università di Tor Vergata a Roma – “perché, intesa come semplice azienda municipalizzata, è solo una delusione amministrativa. Ci vuole un tavolo di lavoro che sappia individuare le opportunità per produrre valore e gli interventi che bisogna attuare per favorire quelle opportunità e sappia, al tempo stesso, definire un ordine di priorità degli interventi, che certamente vanno diluiti nel tempo”.

Gli interventi sui 24 “punti critici” saranno, quindi, molto graduali e ognuno con una propria autonomia progettuale e finanziaria, ma tutti inseriti in un unico disegno capace di far raggiungere risultati aggregati senza contraddizioni con il resto. E tutto avverrà secondo il principio della trasparenza attraverso la pubblicazione dello studio di fattibilità, al quale ognuno potrà apporre il suo contributo. Quindi anche una dimensione fortemente partecipativa: cittadini, ordini professionali, Istituzioni, associazioni di categoria potranno essere gli architetti del futuro cittadino.

 

 

 

 

 

Programma Waterfront: la posizione del Governo

Il nuovo modello di sviluppo lanciato da Brindisi è stato accolto con favore dai rappresentanti del Governo intervenuti al convegno “Città d’acqua. Il modello di Brindisi”.

“La piastra logistica del Salento e della Puglia – ha scritto il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Pietro Lunari, in un comunicato – di cui Brindisi è  elemento portante si è arricchita di un nuovo sistema di opportunità e di nuove potenzialità che rappresentano nuove occasioni di sviluppo e di rilancio non di un’economia locale, ma di un intero sistema comunitario. Brindisi, quindi, deve considerare la risorsa mare come leva di un progetto di rilancio e, poiché, la movimentazione dei porti mediterranei è fortemente cresciuta, essa non può perdere un’occasione così importante”.

Quanto al finanziamento del programma d’interventi, il Ministro per lo Sviluppo e la Coesione Territoriale, Gianfranco Micciché, ha rassicurato sulla disponibilità delle risorse. “I soldi ci sono – ha detto -, sono i progetti che mancano. La gente del Sud deve sapere che la mancanza di risorse è solo un alibi. La mancanza di denaro esiste quando non viene presentata un’adeguata progettualità”. “Il vostro progetto – ha aggiunto – è uno di quelli che vorremmo ci venissero presentati. Oltre alla sinergia istituzionale c’è una sinergia di caratteri, di gente del Sud che vuole riscattarsi”. Il Ministro, però, ha anche invitato ad entrare subito nella fase operativa costituendo, quanto prima, la società che dovrà coordinarlo. “Sin da quest’anno si possono trovare le risorse finanziarie e, subito dopo, si può mettere in piedi un tavolo istituzionale per creare uno specifico accordo di programma”. “Ma – ha voluto sottolineare – bisogna stare attenti a due elementi: occorrono tempi di programmazione molto precisi e bisogna evitare le ingerenze della Sovrintendenza ai Beni Culturali, spesso insopportabili”.

“Brindisi – ha affermato il Vice Ministro alle Attività Produttive, Adolfo Urso - è al centro di un mondo che sta cambiando molto velocemente. L’allargamento europeo verso l’est, i processi di integrazione euromediterranea, la crescita dei flussi di traffico internazionali, la crescita vertiginosa dei Paesi asiatici, sono tutti fattori che pongono Brindisi, sinora città marginale, come nodo centrale del continente eurasiatico”. “All’interno dell’Europa – ha continuato – la parte continentale langue, la parte marittima è in forte crescita. L’Italia deve abbandonare l’asse franco-tedesco-olandese e collegarsi allo sviluppo dell’Europa dell’acqua”. “Brindisi ha scelto in maniera intelligente un progetto strategico che la porta al centro di questo sviluppo, ma deve operare in una logica di sistema, in una piena sinergia col territorio, tra le Istituzioni, col Governo nazionale. Il Governo, inoltre, non deve essere visto solo come erogatore di risorse finanziarie. Esso può e deve fornire anche un forte contributo in tema di competenze”.

Naturalmente parlando di sviluppo, di scelte future e di scelte passate errate, l’attenzione non poteva che ricadere anche sul tema dell’anno, il rigassificatore, un fantasma spesso riapparso implicitamente o esplicitamente nei discorsi dei vari relatori. Sorprendente, in un certo senso, la posizione dei rappresentanti del Governo, a dimostrazione che un tale argomento ne mina fortemente anche la coesione. Molto esplicita la posizione di Micciché. “In politica ho imparato che l’obbedienza e l’appartenenza a un progetto comune è molto importante. Ma ci sono momenti in cui per il bene della stessa squadra, delle Istituzioni e dei cittadini bisogna saper disobbedire. Le scelte del Governo hanno una logica e io le difendo, ma probabilmente quando si è detto di sì al rigassificatore non si era tenuto conto della volontà popolare. In questo caso non si può non difendere la disobbedienza, perché non si difende altro che l’autonomia. Non c’è governo al mondo che possa contrastare la volontà di un territorio. Bisogna solo cercare soluzioni alternative”.

Sulla stessa linea il Vice Ministro Urso, secondo cui “costruire il futuro non significa semplicemente dire di no, ma dire di no perché si ha un progetto diverso che si vuole. Questa città ormai ha dato tanto ora non deve dare più. Per il rigassificatore si può trovare un altro sito. Il Governo deve solo prendere atto della volontà del territorio e lo deve fare soprattutto la Casa delle Libertà!”.

Partirà una nuova stagione per Brindisi o si fermerà tutto alle solite intenzioni? Si spera che Brindisi diventi realmente una prosperosa città d’acqua e si spera, anche, che tutto quello che si è detto in questi giorni non naufraghi, poi, in una città che fa acqua!

 

 

 


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