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Creatività italiana, ma il Made in Italy non basta
Intervista ad Alfredo Prete, Presidente della Camera di Commercio di Lecce   
di Valeria BRUNO

Crisi dell’economia, sofferenza di un Salento colpito nel cuore degli storici settori trainanti: tessile-abbigliamento-calzatu

Crisi dell’economia; sofferenza di un Salento colpito nel cuore; declino degli storici settori trainanti: tessile-abbigliamento-calzaturiero; “pericolo giallo”: Cina come opportunità o rischio?; turismo settore affatto “trainante”. Essere Presidente dell’Ente camerale in un periodo così delicato non è certo cosa semplice, ma a distanza di sette mesi dalla nomina, Alfredo Prete è fermo e deciso. Cosa rappresenta per lui questo incarico? “Un momento di svolta nella mia vita, una forte responsabilità ed un grandissimo onore”, ma soprattutto, aggiunge il Presidente della Camera di Commercio di Lecce, “suscita in me una carica di entusiasmo che nessuno riuscirà a far venir meno”. 41 anni, sposato e padre di una bimba di 5 anni, Alfredo Prete ha ereditato la storica attività della sua famiglia, che da tre generazioni è impegnata nel settore del turismo gestendo uno stabilimento balneare dal 1930.

Quando è stato letto Presidente, ha deciso di meglio conoscere la realtà economica della terra salentina facendo visita alle varie aziende presenti sul territorio. “Ho visto luci ed ombre. Luci rappresentate dalla determinazione degli imprenditori salentini a credere ancora nel Salento e nelle sue potenzialità. Le ombre purtroppo sono proiettate dalla profonda crisi che sta attraversando l’economia salentina”.

Nel mese di maggio è stata celebrata la giornata sull’economia ed è stato descritto un quadro  del Salento non molto rassicurante.

Abbiamo dato numeri totalmente negativi anche su determinati comparti dell’economia salentina, come il turismo,  che si pensava fossero “trainanti”; ci si è resi conto che invece non è così. Proprio sul turismo forse bisognerebbe fare mea culpa: abbiamo in troppi casi offerto servizi di scarsa qualità, molto spesso improvvisando ed applicando prezzi non concorrenziali.

In  quell’occasione si parlò di istituire un tavolo di lavoro permanente: cosa se n’è fatto?

Quell’idea è tutt’ora valida. Abbiamo ad esempio organizzato un tavolo urgente su un problema specifico come quello della patata, che ha sortito risultati positivi immediati. Ritengo che la Camera di Commercio, essendo un ente pubblico non politico, possa essere il luogo ottimale dove presentare e discutere i problemi del territorio, senza per questo andare a sovrapporsi con altre iniziative, come quelle della Provincia di Lecce, e senza avere la pretesa di gestire complessivamente le tematiche dell’economia salentina, ma certamente apportando contributi importanti.

Sono numerosissime e svariate le occasioni in cui si discute dei diversi problemi che assillano il Salento, sino ad insinuarsi l’impressione che a volte si parli tanto … ma poi?

Sì parliamo tutti troppo. Questo è il periodo ad esempio in cui si parla tantissimo di turismo. Credo che il discorso sia questo: il “malato” Salento ormai lo conosciamo, sono state fatte tutte le diagnosi, ora bisogna trovare le cure ed è qui che viene il difficile. Sicuramente un tavolo di lavoro può essere importante, ma alla fine può risultare non molto operativo. Noi, attraverso l’Azienda Speciale, che è il braccio operativo della Camera di Commercio, stiamo cercando di mettere in pratica quello che spesso e volentieri diciamo. Proprio in questi giorni abbiamo presentato dei progetti specifici per le imprese. Il servizio “Nuova impresa”, che va ad aiutare tutti quegli imprenditori che affrontano per la prima volta il mercato; lo “Sportello internazionalizzazione”, che va a sostenere le imprese che si affacciano sui mercati esteri,  il ché richiede competenza, conoscenza di norme e regolamenti, e nessuna improvvisazione; infine il “Progetto agriprom” finalizzato a valorizzare e tutelare tutti i prodotti tipici dell’agroalimentare salentino dando la possibilità di imporsi sul mercato in maniera diversa. Queste sono risposte concrete che la Camera di Commercio dà alle aziende. Un altro progetto che portiamo avanti già da qualche anno e che presto vedrà la luce è quello sui “marchi di qualità delle imprese turistiche”, strumento di altissimo utilità per migliorare la nostra offerta turistica. Dunque è vero che spesso consumiamo molte parole, ma poi facciamo seguire anche fatti concreti.

Parliamo di TAC. Lei ritiene sia ormai un settore irrecuperabile?

Quando ho cominciato a visitare le aziende salentine (ora ci siamo presi una pausa estiva) l’ho fatto partendo proprio dal TAC. Ho incontrato imprenditori che hanno ben capito come poter uscire dalla crisi: creando consorzi di più aziende, anche non dello stesso settore. Questo dà loro la possibilità di andare all’estero e di presentarsi con un marchio comune. Il marchio Melting Pot dell’azienda Romano dimostra come sia possibile affermarsi ottimamente sul mercato. Questa è una via d’uscita percorribile. Naturalmente non possiamo pensare che tutte le aziende del settore del TAC riusciranno a riposizionarsi sul mercato, una certa mortalità di azienda la avremo, è fisiologico.

Pericolo giallo: lei invita alla prudenza.

Si, io invito alla prudenza. Qualche giorno fa qui in Camera di Commercio abbiamo tenuto un convegno sulla Cina che mi ha fatto ricredere totalmente sulla convinzione che si possa sbarcare in Cina e conquistarne il mercato. Questo grazie alla relazione di una Docente dell’Università di Lecce che conosce la Cina, andandoci frequentemente, da oltre trent’anni; ebbene, la professoressa ci ha spiegato che noi Italiani pensiamo che la nostra creatività, la nostra furbizia, il nostro made in Italy siano sempre superiore agli altri e invece non è così, soprattutto nei confronti della Cina. Basti pensare che un cinese per essere definito “artista” deve riuscire a copiare alla perfezione il suo maestro. L’arte della copia ha quindi radici millenarie in Cina.

Cosa vuole dire?

Che i Cinesi in maniera molto intelligente ci stanno invitando ad andare da loro, portando la nostra conoscenza, delocalizzando le nostre imprese. Ma temo che non faranno altro che clonarci, dopo di ché ci rispediranno a casa. Penso che il mercato cinese possa essere un’ottima occasione solo in un’ottica di breve periodo; nel volgere di poco tempo essi acquisiranno quelle competenze che ancora non possiedono, e la nostra creatività a loro non servirà più.

Dunque al momento la nostra arma di difesa quale potrebbe essere? Il protezionismo?

Fa molto riflettere che alcuni economisti, come il prof. Sartori, che non è certo un personaggio vicino ad ambienti tipo la Lega, abbiano fatto delle dichiarazioni totalmente a favore dei dazi nei confronti dell’ingresso dei prodotti cinesi qui da noi. Dovremmo essere più intelligenti nello sfruttare le nostre infrastrutture. L’Italia, ed il Salento in particolare, potrebbero diventare il porto del Mediterraneo, ma ci stiamo facendo scavalcare da nazioni che si stanno adoperando in tal senso, come la Spagna.

Viviamo un periodo di incertezze e di sofferta crisi economica che fanno percepire il futuro oscuro e precario. Cosa ci aspetta realmente? È possibile fare previsioni?

È possibile nutrire speranze. Mi auguro che il Salento e l’Italia riescano al più presto a riposizionarsi sul mercato, cosa realmente sempre più difficile: ormai l’Europa ha perso il primato che aveva, così come anche gli Stati Uniti hanno perso il loro inavvicinabile potere. Immagino nel prossimo futuro un mondo globalizzato e multietnico dove ognuno di noi potrà imporsi se rispetterà le regole del mercato, soprattutto se noi Italiani riusciremo a riproporre in modo nuovo ed intelligente quella creatività che ci ha contraddistinto sino ad oggi a livello mondiale.

 

 


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