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Il ruolo internazionale dell'Unione europea |
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Con una popolazione di 450
milioni di abitanti – più degli Stati Uniti e della Russia messi insieme – l’Unione
europea è la prima potenza commerciale del mondo e genera un quarto della
ricchezza totale. Offre ai Paesi poveri più aiuti di qualsiasi altro donatore.
La sua valuta, l’euro, è secondaria soltanto al dollaro sui mercati finanziari
internazionali. Nata a seguito della seconda
guerra mondiale, l’Unione europea non aspirava certo a diventare una potenza
mondiale: il suo interesse primario era infatti di unire le nazioni e i popoli
d’Europa. Ma con la sua espansione e l’acquisizione di nuove responsabilità,
l’Unione ha dovuto definire i suoi rapporti con il resto del mondo. Proprio
come si sta adoperando per eliminare le barriere commerciali, sviluppare le
regioni più povere e promuovere una collaborazione pacifica all’interno dei
suoi confini, così l’Unione collabora con altri Paesi e organizzazioni
internazionali per portare a tutti i benefici dell’apertura dei mercati, della
crescita economica e della stabilità in un mondo sempre più indipendente. Al
tempo stesso, l’UE provvede a difendere i suoi legittimi interessi economici e
commerciali in ambito internazionale. L’assistenza e la cooperazione allo
sviluppo, in origine concentrate in Africa, sono state estese nella metà degli
anni Settanta all’Asia, all’America latina e ai paesi del Mediterraneo
meridionale ed orientale. L’obiettivo fondamentale resta sempre quello di
favorire una crescita e uno sviluppo sostenibili nei Paesi destinatari, in modo
che possano disporre delle risorse necessarie per combattere e vincere la
povertà. L’Unione ha tutto l’interesse a sostenere i propri partner,
incoraggiandoli nel loro cammino di sviluppo e prosperità. Non
solo scambi e aiuti
Gli accordi conclusi dall’UE con i partner di tutto il
mondo non riguardano soltanto il commercio e la tradizionale assistenza
finanziaria e tecnica, ma anche le riforme, specie in campo economico, il sostegno
alle infrastrutture e programmi in materia di salute e istruzione. Forniscono
anche un quadro per il dialogo politico e contengono una clausola che consente
all’Unione di sospendere o annullare gli scambi o gli aiuti se il paese partner
viola i diritti umani. Inoltre nel 2003 l’UE ha deciso di inserire in tutti i
nuovi accordi una clausola in cui la controparte si impegna a non favorire la
proliferazione delle armi di distruzione di massa. L’UE deve accertare che i diversi aspetti delle sue
politiche esterne siano coerenti e producano un messaggio complessivamente
chiaro. A tal fine, nel 1999 ha nominato un Atto rappresentante per la politica
estera e di sicurezza comune. Nel giugno 2004 i leader europei si sono espressi
sostanzialmente a favore della creazione della figura di “ministro degli Esteri
dell’Unione europea”. Si tratta di una delle novità previste dal trattato
costituzionale dell’UE. Da quando ha visto la luce,
negli anni Cinquanta, l’Unione europea ha cercato di sviluppare relazioni con il
resto del mondo attraverso la politica commerciale comune, l’assistenza allo
sviluppo e accordi formali sugli scambi e sulla cooperazione con singoli paesi
o gruppi regionali. Negli anni Settanta l’UE ha
iniziato a fornire aiuti umanitari alle popolazioni bisognose di tutto il
mondo. Dal 1993, con il trattato di Maastricht, ha avviato una politica estera
e di sicurezza comune (PESC) che le consente di intraprendere azioni comuni
laddove gli interessi dell’Unione nel suo insieme sono in pericolo. La difesa
sta diventando un aspetto importante della PESC, essendo l’UE impegnata a
promuovere e mantenere la stabilità nel mondo. Nell’affrontare i problemi del
terrorismo, della criminalità internazionale, del traffico di droga,
dell’immigrazione clandestina e questioni globali, come l’ambiente, l’Unione si
avvale anche della collaborazione di altri Paesi e organizzazioni
internazionali. La politica commerciale comune
dell’UE opera a due livelli. In primo luogo, nell’ambito dell’Organizzazione
mondiale del commercio (OMC) l’Unione europea partecipa attivamente alla
determinazione delle norme che regolano il sistema multilaterale del commercio
globale. In secondo luogo, l’UE negozia i propri accordi commerciali bilaterali
con singoli Stati e raggruppamenti di Paesi a livello regionale. Attualmente l’Unione europea è
chiamata ad affrontare l’importante sfida di diffondere la pace e la sicurezza
al di là delle sue frontiere. A tal fine, l’UE sta definendo una politica
estera e di sicurezza comune per poter promuovere la stabilità, la cooperazione
e la comprensione reciproca a livello mondiale. Per oltre 40 anni la guerra
fredda ha diviso gran parte del mondo in due blocchi contrapposti. La sua fine
ha prodotto un ordine mondiale più complesso e fragile, che richiede un
maggiore impegno da parte dell’UE nella prevenzione dei conflitti, nel
mantenimento della pace e nella lotta al terrorismo. L’Unione europea
contribuisce a finanziare l’amministrazione civile delle Nazioni Unite in
Kosovo, fornisce un costante sostegno economico all’Autorità palestinese e
partecipa con un miliardo di euro alla ricostruzione dell’Afghanistan. Nei
Balcani occidentali e in Africa centrale l’UE ha avviato nel 2003 le sue prime
missioni nel quadro della nuova politica europea di difesa e sicurezza, e altri
interventi seguiranno in futuro. Promuovendo la sicurezza e la stabilità in
ambito mondiale, l’UE concorre peraltro a rendere più sicura la vita
all’interno dei suoi confini. Infine, l’Unione europea è un
esempio di come diversi Paesi possano validamente mettere insieme risorse
economiche e politiche nell’interesse comune. Essa serve da modello per
l’integrazione di più paesi in altre regioni del mondo.
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