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Manifestare on-line
  
di Ottavio PIRELLI

Venne organizzato il 21 dicembre 1995 il primo corteo telematico della storia di Internet

Sono in molti a sostenere che il primo corteo telematico della storia di internet venne organizzato il 21 dicembre 1995. In quel periodo l’atollo di Mururoa, nel pacifico, era interessato da una serie di esperimenti nucleari tra  più contestati degli ultimi vent’anni. Colpevoli, appunto, di testare le armi atomiche nel piccolo paradiso tropicale a migliaia di chilometri dalla madrepatria, le autorità francesi furono prese di mira dagli attivisti informatici, che per ore intasarono diversi siti istituzionali, rendendoli inaccessibili. Il meccanismo escogitato era semplice ma efficace: migliaia di utenti, contemporaneamente, richiedevano di scaricare le pagine da uno stesso indirizzo, magari quello del ministero della difesa o di qualche altra istituzione coinvolta, finendo per metterne in crisi il server. Come le manifestazioni di piazza, anche i net-strike sono il risultato di un’azione collettiva che blocca un sistema, che in questo caso è informatico e virtuale, ma che provoca la stessa visibilità di un sit-in con persone in carne ed ossa.

Sono passati più di dieci anni da quel primo tentativo di attivismo mediatico. La tradizione dei net-strikers si è arricchita di tanti successi e qualche fallimento, ma nel complesso l’esperienza del dissenso via internet regge.

Anzi si moltiplicano le iniziative. È il caso di Attac, la nota associazione internazionale, che per la sua nuova battaglia contro la direttiva europea sui brevetti del software ha scelto di organizzare un’originale manifestazione via internet. Per partecipare all’adunata virtuale, Attac ha chiesto a chiunque voglia aderire all’iniziativa di fornire, attraverso l’apposito sito (http://www.softwarepatentdemo.org), una propria foto e uno slogan. Le immagini di tutti i partecipanti formeranno un immenso mosaico di facce a rappresentare un manifesto contro i brevetti del software. Il tutto verrà stampato ed esposto di fronte al Parlamento Europeo, nel giorno in cui si voterà il provvedimento contestato.

Si tratta di una protesta in cui ogni manifestante è invitato “a metterci la faccia”, una forma di espressione politica che si sta diffondendo a macchia d’olio. Anche Greenpeace, infatti, ha deciso di farsi appoggiare dagli utenti della rete per la sua lotta contro la caccia alle balene (http://whales.greenpeace.org/). Una richiesta che non è caduta nel vuoto, visto che sono quasi 18 mila coloro che hanno accettato di inviare una foto a favore dei grandi cetacei. Un ottimo risultato, soprattutto se confrontato con quello raggiunto da Attac fino ad ora: solo mille foto. Ma non c’è da disperare: in rete, si sa, le notizie corrono veloci, ed è forse questo il motivo per cui le proteste on-line non deludono mai le proprie attese.

 

 

 


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