elenco articoli 

L'inutile agonia dei Referendum
  
di Ugo TRAMACERE

L’INUTILE AGONIA DEI REFERENDUM

Ennesimo flop referendario. Il fronte del No ha vinto ancora una volta la sua battaglia, e cosi anche questa volta il famigerato quorum per la validità del referendum non è stato raggiunto, con tanti saluti agli embrioni, alle fecondazioni eterologhe e compagnia bella.

Con questo sono ormai 10 anni che un referendum fallisce e viene snobbato dagli italiani, l’ultimo valido risale infatti al 1995.

Davanti a questi dati, compresa anche la rinnovata collocazione in un periodo sicuramente allergico alle domeniche nelle urne e più confacente ad una giornata al mare, è lecito chiedersi come mai questo tipo di voto venga ancora utilizzato, anche se rimane comunque la massima forma di democrazia possibile perché in grado di sovvertire le volontà e le non volontà dei governi.

Lo sperpero continuo di denaro pubblico indurrebbe a pensare che qualcosa forse va rivisto. Così come è certamente scandaloso scegliere per un referendum date ogni volta estive e profumate di vacanze, che allontanano gli italiani dalle urne avvicinandoli invece alle spiagge, bisogna chiedersi se il ripetuto fallimento dello strumento referendario è da attribuirsi ad una totale mancanza di fiducia dell’italiano medio nelle istituzioni, nei politici che lo rappresentano, e forse, fatto ancora più grave, nella cultura della democrazia.

A metà tra queste due possibili ragioni si collocano poi le materie dei vari quesiti referendari, molto spesso sconosciute ai più e sicuramente indirizzate in campi di secondaria importanza per la vita del cittadino, o quanto meno non di primissima importanza, se pensiamo che l’ultimo referendum valido del 1995, riguardava la televisione, e possiamo sicuramente affermare che si trattava di un campo di grande leva popolare e che non poteva passare inosservato.

La stessa televisione però, che in quella circostanza si batté duramente con appelli e spot in cui invitava con forza la gente ad andare a votare, non ha garantito nelle tornate referendarie seguenti un’altrettanta informazione e conoscenza delle materie referendarie, lasciando all’oscuro di tutto i cittadini e determinando in parte il fallimento dei vari referendum.

Volendo comunque tralasciare la scorrettezza del mezzo televisivo, incolpevole forse nel referendum di quest’anno, si può tranquillamente sostenere che se i quesiti abrogativi toccassero più da vicino la realtà di ogni cittadino forse si riuscirebbe a vincere l’astensionismo, la cui pratica negli ultimi anni è sempre andata di pari passo con la propaganda politica, o comunque la sua parte conservatrice, che con i suoi continui nonché paradossalmente “antipolitici” inviti a disertare le urne è sempre riuscita nel duplice intento di invalidare i referendum e screditare questo prezioso mezzo democratico, che rischia sempre più di sparire nella più buia sfiducia generale.

Volendo inoltre non entrare nel merito di un Si o di un No, si evince ormai definitivamente e in maniera grossolana che non può essere un referendum a poter cambiare le cose o a poter entrare nel circuito della gestione del potere per riuscire a influenzarne l’andamento.

Occorrono forse ben altri strumenti, di certo ancora sconosciuti, per giungere in maniera concreta ad una vera forma di democrazia diretta.

 

 


elenco articoli