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L'inutile agonia dei Referendum |
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Ennesimo flop referendario. Il
fronte del No ha vinto ancora una volta la sua battaglia, e cosi anche questa
volta il famigerato quorum per la validità del referendum non è stato
raggiunto, con tanti saluti agli embrioni, alle fecondazioni eterologhe e
compagnia bella. Con questo sono ormai 10 anni
che un referendum fallisce e viene snobbato dagli italiani, l’ultimo valido
risale infatti al 1995. Davanti a questi dati, compresa
anche la rinnovata collocazione in un periodo sicuramente allergico alle
domeniche nelle urne e più confacente ad una giornata al mare, è lecito
chiedersi come mai questo tipo di voto venga ancora utilizzato, anche se rimane
comunque la massima forma di democrazia possibile perché in grado di sovvertire
le volontà e le non volontà dei governi. Lo sperpero continuo di denaro
pubblico indurrebbe a pensare che qualcosa forse va rivisto. Così come è
certamente scandaloso scegliere per un referendum date ogni volta estive e
profumate di vacanze, che allontanano gli italiani dalle urne avvicinandoli
invece alle spiagge, bisogna chiedersi se il ripetuto fallimento dello
strumento referendario è da attribuirsi ad una totale mancanza di fiducia
dell’italiano medio nelle istituzioni, nei politici che lo rappresentano, e
forse, fatto ancora più grave, nella cultura della democrazia. A metà tra queste due possibili
ragioni si collocano poi le materie dei vari quesiti referendari, molto spesso
sconosciute ai più e sicuramente indirizzate in campi di secondaria importanza
per la vita del cittadino, o quanto meno non di primissima importanza, se
pensiamo che l’ultimo referendum valido del 1995, riguardava la televisione, e
possiamo sicuramente affermare che si trattava di un campo di grande leva popolare
e che non poteva passare inosservato. La stessa televisione però, che
in quella circostanza si batté duramente con appelli e spot in cui invitava con
forza la gente ad andare a votare, non ha garantito nelle tornate referendarie
seguenti un’altrettanta informazione e conoscenza delle materie referendarie,
lasciando all’oscuro di tutto i cittadini e determinando in parte il fallimento
dei vari referendum. Volendo comunque tralasciare la
scorrettezza del mezzo televisivo, incolpevole forse nel referendum di
quest’anno, si può tranquillamente sostenere che se i quesiti abrogativi
toccassero più da vicino la realtà di ogni cittadino forse si riuscirebbe a
vincere l’astensionismo, la cui pratica negli ultimi anni è sempre andata di
pari passo con la propaganda politica, o comunque la sua parte conservatrice,
che con i suoi continui nonché paradossalmente “antipolitici” inviti a
disertare le urne è sempre riuscita nel duplice intento di invalidare i
referendum e screditare questo prezioso mezzo democratico, che rischia sempre
più di sparire nella più buia sfiducia generale. Volendo inoltre non entrare nel
merito di un Si o di un No, si evince ormai definitivamente e in maniera
grossolana che non può essere un referendum a poter cambiare le cose o a poter
entrare nel circuito della gestione del potere per riuscire a influenzarne
l’andamento. Occorrono forse ben altri
strumenti, di certo ancora sconosciuti, per giungere in maniera concreta ad una
vera forma di democrazia diretta.
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