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DONNE nella STORIA d'ITALIA
Grazia Deledda, regionalismo e intimismo

  
di Martina VOGRIC

Immaginate una grande casa nel cuore della Sardegna di fine ottocento, una solida casa il cuore, come molte delle case di un t

Immaginate una grande casa nel cuore della Sardegna di fine ottocento, una solida casa il cui cuore, come molte delle case di un tempo, era una cucina colma di profumi e di pentole perennemente sul fuoco, una cucina abitata per gran parte della giornata dalle donne della casa, impegnate a cucinare e a parlare del mondo che le circondava; Grazia Deledda nacque e visse la sua infanzia in questo mondo femminile, fatto di pettegolezzi e fonte di infinita conoscenza delle tradizioni popolari, di un mondo chiuso e provinciale, ma affascinante e ricco di poesia quotidiana.

Grazia frequenta solo le scuole elementari e prosegue la sua formazione culturale grazie a un istitutore, ma le sue profonde conoscenze della letteratura provengono dalle sue instancabili letture segrete; l’ambiente familiare le fa sviluppare fin da piccola una acutissima capacità di osservazione dei fatti, quanto, più marcatamente, di introspezione dell’animo umano; Grazia era infatti sempre venuta a contatto con una infinita varietà di personalità, da quella eccentrica di un padre amante della poesia, a quella popolana ma solida della madre, dalle nevrosi di un fratello alcolista a quella misteriosa di un nonno stravagante. È dalla magica e speziata atmosfera della sua casa che Grazia riceve i primi impulsi artistici, ma dalla mentalità gretta e ristretta di quella stessa casa e della sua città, Nuoro, vorrà presto scappare. Grazia Deledda scrive la sua prima novella a 15 anni e in breve tempo comincia a pubblicare i suoi scritti su una celebre rivista di moda romana, ma è già abbastanza inserita nel mondo intellettuale, grazie a una continua ricerca di contatti per via epistolare, da capire che la società sarda non le avrebbe mai offerto le possibilità di cui aveva bisogno. Nel 1895 riesce comunque a pubblicare il suo primo romanzo importante, “ Anime oneste”, romanzo familiare e di spiccata impostazione regionalistica, ma la conferma della sua scrittura avviene quando l’anno seguente, con il suo secondo romanzo, “ La via del male”, si conquista una recensione elogiativa di Luigi Capuana. Il suo nome è dunque già conosciuto e apprezzato dai salotti della capitale quando, dopo aver sposato Palmiro Madesani nel 1900, si trasferisce con soddisfazione a Roma, dove trascorrerà tutta la sua esistenza con la serenità datale dagli apprezzamenti che ricevevano i suoi libri e dalle fortunate amicizie con molti degli intellettuali del tempo, tra i quali spiccavano D’Annunzio, Pirandello, Fogazzaro e Mascagni.

Le linee principali che attraversano i suoi romanzi sono sempre pressappoco le stesse, i luoghi della sua infanzia si accostano e si antepongono ai dissidi intimi dei personaggi, creando uno stretto vincolo tra i sentimenti umani e la natura, caratteristica, quest’ultima, della corrente del Verismo, al quale spesso la Deledda era stata accostata, ma l’irrequietezza e il travaglio dei personaggi la allontana dal Verismo per avvicinarla, semmai, al Decadentismo; tuttavia i caratteri nuovi del suo regionalismo e l’attenzione rivolta all’introspezione dell’animo umano collocano la poetica di Grazia Deledda in una dimensione originale rispetto alle correnti dell’epoca, una dimensione attraverso la quale è tutt’oggi possibile sentirsi parte di quel mondo carico di tradizione delle città e delle campagne sarde e vivere in prima persona le sensazioni e le emozioni di quei personaggi, sempre moderni. Pochi temi di base, dunque, ma approfonditi nel corso di tutta la sua opera con capacità straordinarie che la portarono, nel 1926, alla vincita del premio Nobel per la letteratura.

Una carriera e una vita fondamentalmente serene e fortunate, dunque, quelle di Grazia Deledda, alle quali non corrisponde uno stato d’animo ugualmente sereno, anzi, come traspare con evidenza da tutti i suoi romanzi, permeati da un senso di tragicità insito nella vita stessa, la personalità di Grazia doveva essere ben lontana dalla riconosciuta immagine che la descriveva come “ massaia primitiva che scrive per un sorprendente talento naturale”; la sua continua e assidua ricerca delle condizioni psicologiche dei suoi personaggi rivelano un bisogno di andare oltre, di superare le barriere dei fatti e della narrazione descrittiva, raggiungendo il delicato e impalpabile mondo delle voglie, delle paure e delle necessità proprie di ognuno di noi; come non verrebbe mai da aspettarsi a causa della sua educazione rigidamente razionale, Grazia Deledda era una coraggiosissima studiosa di se stessa e, di riflesso, di tutte le persone con cui veniva a contatto, per cui riusciva a svelare le più intime caratteristiche della gente, pur continuando a trattare, nei suoi romanzi, i medesimi modelli comportamentali. Questa illustre scrittrice morì nella città che l’aveva resa la Grazia Deledda che noi tutti noi oggi conosciamo nel 1936, all’età di 65 anni, dopo aver lasciato un profondo segno nella storia della letteratura italiana e mondiale.

 

 


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