|
|
|
|
Giacomo Balla, moderno futurista |
|
|
Da trentasette anni non è più stata organizzata nessuna grande
retrospettiva su Giacomo Balla (Torino 1871 – Roma 1958); l'ultima antologica completa
risale infatti al 1971, quando Palma Bucarelli, allora direttrice della
Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, affidò a Giorgio De Marchis la cura
di una mostra che comprendeva circa novanta opere. D’altra parte, negli ultimi
quarant’anni gli studi sull’avanguardia storica hanno conosciuto un profondo
rinnovamento, che ha portato a nuove valutazioni e a nuovi parametri di
giudizio in base ai quali l’opera di Balla appare di una modernità
straordinaria, rivendicando un’immediatezza di segno e di soluzioni
linguistiche che corrispondono perfettamente alla sensibilità contemporanea. La retrospettiva che ora, a cura di Giovanni Lista, Paolo
Baldacci e Livia Velani, viene proposta al Palazzo Reale di Milano (catalogo
edito con la ben nota cura da Skira), nasce dall’urgenza di verificare la
modernità assoluta e la fortuna di cui gode presso gli artisti contemporanei.
La mostra in particolare prende in esame il trentennio più importante della
lunga carriera dell'artista, e cioè quello che va dal 1900 al 1929,
dall’esperienza divisionista, declinata in moduli inediti e di estrema
attualità, agli anni del futurismo, vissuti nella pluridisciplinarietà
sperimentale. I curatori non hanno voluto quindi limitare il futurismo
dell’artista alla prima fase storica del movimento, che si concluse con la
guerra, ma estenderla ai pieni anni ‘20, proprio quando lo studio di Balla
divenne il punto di riferimento e il centro propulsore dell’avanguardia
italiana. L’impegno dei curatori si è concentrato sulle opere del
periodo prescelto per offrire al pubblico una mostra completa, esauriente e
analitica, capace di illustrare e spiegare le diverse fasi della ricerca
artistica di Balla. Al primo piano di Palazzo Reale sono riunite circa duecento
opere tra olii, tempere, pastelli, acquarelli, disegni, assemblaggi, sculture,
fotografie e documenti, grazie a prestiti eccezionali ottenuti da collezioni
private e musei internazionali; è possibile perciò vedere tutta l’opera più
importante di questo grande protagonista della modernità italiana ed europea,
ivi compresi i bozzetti per i costumi teatrali, la scenografia e la moda, le
opere di arte postale, le tavole parolibere e i manoscritti. Artista,
progettista, inventore di mobili, pubblicitario, attore di teatro e di cinema,
Balla esordì con notturni cittadini e quadri en plein air, avvicinandosi poi al divisionismo con grande
sensibilità verso il “sociale”; studiò, intorno agli anni 1912-14 la
scomposizione della luce in funzione dinamica e il tema del movimento. Con il famoso manifesto della Ricostruzione futurista dell’universo, firmato con Depero nel 1915,
iniziò per lui un fondamentale periodo di ricerche plastiche con materiali
diversi, che furono riprese poi dal dadaismo; dai primissimi anni ’30 tornò ai
temi figurativi degli anni prefuturisti, precedendo spesso con le sue ricerche
gli esiti dei movimenti artistici del primo Novecento. Ma, al di là dello
sperimentalismo, la sua opera possiede innegabilmente doti eccezionali di
fantasia cromatica, di dinamismo e di rigore non figurativo che la collocano
definitivamente tra le primissime espressioni dell’arte astratta italiana; come
la grande rassegna milanese ci racconta, in maniera quanto mai articolata nelle
cinque le sezioni in cui è divisa: “Divisionismo e visione fotografica”,
“Analisi del movimento”, “Ricostruzione futurista dell’universo”, “Arte-azione
futurista” e “Energie e sensazioni”. Il
divisionismo di Balla è libero da componenti mistiche o simboliste e
formalmente caratterizzato da audacissimi tagli fotografici dell’immagine
(basti guardare due capolavori, La madre
del 1901, e Agave sul mare del 1905).
Il suo ingresso nel futurismo è all’insegna di un divisionismo del colore e
della forma al servizio dei nuovi temi della modernità: la velocità, la macchina,
la vita urbana, i moti sociali. È allora che dipinge la famosissima Lampada ad arco del 1910-11 (opera
purtroppo non esposta), in cui mostra il trionfo di una lampadina elettrica sul
vecchio romantico chiaro di luna. Nascono poi i capolavori che lo rendono ancora oggi celebre,
come Bambina che corre sul balcone
del 1912. In questo come in altri dipinti, Balla mette a punto delle soluzioni
nuovissime, aprendo la strada al linguaggio astratto delle sue opere
successive. Lo studio del movimento continua su temi meno naturalistici e
nettamente incorporei, come il raggio luminoso e la velocità lineare e
repentina di un automobile in corsa, passando poi allo studio dei vortici e
delle rotazioni celesti, dipingendo capolavori come Vortice+volumi di spazio
del 1914 e, dopo aver osservato dal vero l’eclisse del 1914, la serie di
Mercurio che passa davanti al sole. Quindi, superando la bidimensionalità della
tela dipinta, la sua indagine evolve dal “quadro-oggetto” all’assemblaggio
tridimensionale, cioè al montaggio di materiali diversi, trovando anche la sua
teorizzazione nel manifesto “Ricostruzione futurista dell'universo” Nelle due sezioni successive della mostra vengono evidenziate,
con appropriata scelta di opere, sia il rapporto arte-azione, nel senso di
creazione militante (ricordiamo che per Marinetti il futurismo doveva
consolidare i nuovi valori dell’Italia post-risorgimentale), tesa ad educare lo
spettatore con opere legate alla fase patriottica della propaganda di guerra e
all’osservazione ironica del mondo borghese, sia la ricerca di Balla che si
svincola dai temi più contingenti del futurismo per assumere una vera e propria
lettura del mondo in chiave energetica, dove l’energia non è più – soltanto -
quella del mondo meccanico o tecnologico, ma assomma tutte le forme e le
espressioni di forza vitale, sia fisiche che psichiche, che pongono l’essere
umano in sintonia con la totalità cosmica.
|
|
|
|
|