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Soldati italiani in Irak, soldati di pace |
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Poche parole, ma due
“botti” di capodanno da ascriversi tra i più fragorosi che hanno salutato
l’avvento del 2006. Li ha procurati Carlo Azeglio Ciampi. Due schiaffoni che
definire storici è sempre poco. Perché lo schiocco è partito da Napoli e l’eco
è risalito verso il Nord, sino a confondersi con il fragore delle lastre di
ghiaccio cadenti dalle Alpi a valle. Ed è sceso al Sud, finendo con il
misturarsi con l’infrangersi delle onde “mare agitato” sui bagnasciuga di
Pantelleria. «Noi
italiani siamo andati in missione in Irak quando la guerra guerreggiata era
finita. Questo dobbiamo ricordarcelo sempre». Così il primo monito–schiaffo
uscito dalla bocca del Presidente degli Italiani. E
così il secondo: «Le nostre truppe sono arrivate in Irak nel giugno 2003,
quando gli eventi bellici veri e propri erano terminati alla fine del marzo del
2003». Con
tanti “vaffa” (lo dico io) a tutta la ciurmaglia dei “talebani italioti” e dei
“pacifisti falsi” che per lunghissimi mesi ci hanno rotto gli zebedei,
invitando gli “utili idioti” a pianger con loro sulla Costituzione italiana
violata. Perché i nostri soldati - dicevano - sono stati inviati a far la
guerra. Tanto da non volere, i più malsani di esso pattume, neppure intitolare
vie o piazze o Monumenti ai Caduti di Nassirija. CADUTI PER LA PACE! Ciampi
ha parlato. I bugiardi sono stati ufficialmente smascherati. Quel che rimane è
il “Vergogna!” per loro e per chi continuasse nella menzogna “iridata”.
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