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Etica, politica e nuova Italia |
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Non
servono davvero molte parole o
articolati ragionamenti per descrivere il disagio suscitato dalle recenti
notizie che provengono dal mondo economico-finanziario e politico italiano. Non
servono sicuramente allarmismi, inutili distinguo o peggio ancora perentorie
condanne ma non possiamo far finta di niente, non possiamo continuare a voltare
la testa all’indietro come se nulla sia successo. È
giunto il momento di fare piena chiarezza, di alzare il livello di attenzione
su uomini ed ambienti che ancora una volta hanno portato discredito alle nostre
istituzioni, che hanno reso un enorme danno all’immagine del sistema Italia.
Non serve e non è utile rapportare il tutto ad un naturale avvelenamento del
dialogo politico in vista delle prossime elezioni, non bisogna minimizzare o
peggio ancora assumere posizioni di basso profilo per far decantare le
cose perchè è riprovevole assistere nuovamente, a distanza di pochi anni, al
carosello di avvisi di garanzia, di carcerazioni, di ammonimenti, di sussurri,
di intercettazioni, di velenose insinuazioni che emergono ogni giorno, e
purtroppo da qualche mese, dal cuore politico e finanziario italiano. Un
miscuglio di affari, di spericolate operazioni finanziarie, di movimenti
bancari, di assetti societari che ci lasciano sgomenti. È
una nuova Tangentopoli o peggio ancora è un malcostume che non si è mai
fermato? È una prova di forza fra poteri forti e nuovi bilanciamenti politici?
Cosa c’è dietro tutto ciò? Come e quando e da chi è stato dato il via a questa
difficilissima partita d’azzardo e soprattutto quali le finalità di primo
impatto, quali quelle nascoste, quali quelle più prossime ad un disegno
strategico diverso dal solo indirizzo economico e finanziario? Torniamo così
quasi improvvisamente a parlare di itinerari sotterranei, di accordi e di
scalate, di conti all’estero, di operazioni finanziarie oltre il lecito, di
verità che si intrecciano nei fili del telefono, di verità che si dipanano fra
frasi sussurrate, fra ammiccamenti e toni di intesa. Torniamo indietro in
quell’Italia che avevamo condannato, che credevamo di avere alle spalle e ci
troviamo invece ancora una volta di fronte ad una realtà che risulta nascosta e
distante anni luce dalla portata del comune cittadino, del lavoratore, del
pensionato, dello studente. Riemerge
più prepotente e subdolo il malcostume dei nuovi furbetti, dei nuovi potenti, e
che oggi investe il mondo delle cooperative, il mondo delle banche, che porta
alla ribalta delle cronache segmenti importanti dei partiti e che arriva al
cuore dell’economia italiana, che travolge la Banca d’Italia, che appanna la
nostra credibilità a livello internazionale. Ritornano i tesori nascosti, i
quadri di valore, i palazzi, i favori, le operazioni bancarie, le cordate,
ritornano gli uomini visibili e quelli nascosti. Ma non è solo questo. Riemerge
in maniera forse ancora più forte la domanda sulla opportunità e sulla legalità
delle intercettazioni telefoniche, sull’uso che se ne fa, sulla
spregiudicatezza con la quale vengono girate ai giornali e pubblicate in
maniera ossessiva. E si ripropone nuovamente la diatriba, ancora irrisolta, sul
diritto di cronaca, sulla protezione della riservatezza delle comunicazioni
private, sul rispetto della dignità del cittadino, sulla gogna mediatica. E
torna prepotentemente la commistione, non sempre chiara e limpida, fra mondo
dell’economia e della finanza e mondo della politica, fra sistema delle imprese
e sistema bancario italiano. Viene travolto il mondo delle cooperative, il
mondo economico alternativo e solidale che doveva sfidare e vincere le ragioni
e le regole del capitalismo. Esce
allo scoperto tutto un sistema fatto di protezioni e di agevolazioni, di aiuti
e di facilitazioni, di attenzioni per il suo ruolo sociale e produttivo e che
si rivela enormemente presente nel mondo del lavoro e dell’economia italiana
fino ad aspirare oggi a lanciare le sue mire sul sistema bancario primario, ad
entrare in competizione con significativi gruppi economici europei. Escono allo
scoperto trame finanziarie e protezioni politiche ed istituzionali,
fiancheggiatori e supporter, amici e confidenti, disegni e progetti finanziari,
mire ed egemonie nei settori più importanti e delicati del Paese. Si arriva
così a ripensare il ruolo delle istituzioni, i rapporti fra politica, fra potere
legiferante e mondo delle imprese, si torna a parlare di deontologia degli
uomini politici. Si torna a parlare di moralità della politica, di
imperdonabili leggerezze, di piccoli e particolari opportunismi politici, di
liceità della finanza e della economia. Si torna a parlare di conflitto di
interessi, ma in maniera diversa. Riemerge il pericolo di forti aggregati di
potere, di apparati che fra loro costituiscono roccaforti protette. Riemerge il
disagio del cittadino, del semplice risparmiatore che oggi è ancora più
indifeso, che ha perso sicuramente la credibilità nel risparmio e
nell’investimento. Tutto ciò è accaduto in questi mesi. Altro sicuramente
seguirà. Ed è questo il disagio, è questa la preoccupazione profonda. Da un
lato l’arroganza del potere, il decisionismo a volte spregiudicato di uomini
importanti del Paese, la sicumera di alcuni apparati del potere economico,
finanziario e politico italiano e dall’altro la mancanza di forti contrappesi
istituzionali a difesa del cittadino, la fin troppo vacanza della politica.
Ritorna prepotente la domanda di etica della politica, ritorna prepotente
l’esigenza di uomini nuovi, di partiti che facciano politica, che diano seguito
alla politica, che riconoscano alla politica il primato sulla economia. Ritorna
prepotente la richiesta di una nuova Italia.
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