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Paesaggi dell'anima, volti agghiaccianti
Christian Montagna, pittore dell'esistenza

  
di Cesare PETTINATI

INTERVISTA CRISTIAN MONTAGNA

Ci sono paesaggi nell’animo, a volte agghiaccianti.  Ci sono inquietudini, paure e lati oscuri che l’uomo non vuole percorrere, indagare o semplicemente guardare. L’arte ha il dovere di portare alla luce quanto di più nascosto c’è nell’uomo.

I quadri di Christian Montagna, giovane pittore salentino che presentiamo questo mese, assolvono perfettamente a questo compito: le sue tele squarciano il velo che ricopre l’esistenza, indagano nell’abisso dell’io e attraverso la rappresentazione di ciò che ci fa più paura, cercano di liberare l’anima umana, riportando alla luce il mistero che l’attanaglia.

Lo incontro in un bar di Casarano, alla vigilia della sua prima personale dal titolo “Introspettivo” che si terrà a Bologna, dal 14 gennaio al 3 febbraio presso il Golem art cafè e curata da Mariarosa Baladelli. Lì si svolge la nostra conversazione.

Perché hai scelto la pittura come forma d’espressione? “Amavo disegnare, sempre con una biro nera o una matita perché il nero lo sento mio. Sin da piccolissimo disegnavo volti, occhi, parti del corpo. Una cosa inconscia”.

Come hai cominciato? “La pittura è sempre stata la mia compagna. Non pensavo al futuro, dopo la scuola d’arte e prima dell’Accademia. In quel periodo ho raggiunto la consapevolezza che tutto ciò che esprimevo sulla tela era quello che sentivo e ho cominciato a credere nelle mie possibilità”.

Come ti definiresti? “Mi sento un narratore visivo, di realtà surreali. Attraverso le immagini cerco di raccontare delle storie, compresa la mia, vista da un’ottica speculare. Col tempo ho imparato a riconoscermi nelle mie tele. Devo molto alla pittura, con la quale ho un rapporto spirituale. Quando dipingo divento un tutt’uno con la materia. Io non mi considero un mezzo, ma parte di quello che verrà fuori”.

Cosa vogliono rappresentare i tuoi quadri? “Faccio fatica a svelare o a spiegare i miei lavori, semplicemente perché preferisco che sia lo spettatore a farsi delle domande e a darsi delle spiegazioni. È quella la giusta chiave di lettura. Mi piace che si crei un rapporto intimo tra le persone e le mie opere, che la loro immaginazione si dilati. Posso dire però che la mia pittura traccia il sottile filo che seziona la psiche umana più repressa. Analizza nel suo alone cicatrici come la pedofilia, omicidi efferati, solitudine, simboli. La personificazione di quanto c’è di irrazionale, di ferito e di primordiale nella nostra vita apparentemente logica e ordinata. Il mostro che aspetta in agguato nelle nostre menti, nella nostra esistenza”.

Dove nascono i tuoi lavori?  “Prima di partire per Bologna, avevo un piccolo studio, un garage in cui mi sono ricavato gli spazi per dipingere negli ultimi anni. Lì c’era la mia solitudine e la mia creatività”.

Parliamo di ispirazione… “Ho imparato da subito a osservare altri artisti, in altri campi: cinema e fotografia per l’uso della luce e delle inquadrature. Un ruolo importante lo hanno avuto registi come Dario Argento, Lucio Fulci, Stanley Kubrick e quasi tutti i film tratti dai romanzi di Stephen King. Un’importanza rilevante ha la musica perché ispira i sentimenti, ti libera. Pink Floyd, Massive attack, Black Rebel Motorcycle, Club: nel momento in cui mi ritrovo ad interagire con una nuova superficie da riempire sceglierò la colonna sonora che mi accompagnerà”.

Che rapporto hai con il Salento? “Amo la mia terra, la sua cultura, perché so da dove vengo, ma vorrei che la gente non vedesse nel Salento solo lu sule, lu mare, lu ientu“.

E con il Salento artistico? “Dovrebbero essere più attenti all’arte contemporanea. Io sono andato via per mie esigenze, qui non c’era spazio per me, tutto è molto limitato. Quando sei lontano dalla tua terra ne cogli lo splendore ma quando ritorni provi un senso di insofferenza perché ti accorgi che la tua mente è chiusa in una scatola vuota. Qui da noi ci sono poche gallerie, anche a Lecce. E anche se ci fossero, proporrebbero sempre le stesse cose. Non siamo preparati a cogliere la realtà dell’arte contemporanea anche perché io stesso faccio parte della contemporaneità artistica, ma non mi identifico nell’arte contemporanea. Io sono un pittore. Non amo le codifiche. Per me l’arte è qualcosa di elevato, non codificabile”.

Quali sono le emergenze che secondo te un artista salentino deve affrontare? “Nella mia carriera artistica sono stati molti gli ostacoli incontrati, perché voglio fare ciò che voglio e non quello che gli altri vogliono, ma gli ostacoli sono stati sempre la mia forza. Essi sono il maggior imput. Io non ho mai seguito la scena salentina, ho viaggiato sul mio binario. Purtroppo siamo ancora indietro, anche perché la posizione geografica ci penalizza”.

Come si può emergere? “Le opportunità vanno ricercate, bisogna essere caparbi, fortunati certo, incontrare le persone giuste”.

Il tuo incontro più importante? “Quello con me stesso. Ringrazio chi mi è stato vicino, la mia famiglia e la mia ristretta cerchia di persone che mi hanno voluto bene. Mi auguro che le mie opere siano apprezzate, anche all’estero affinché sia il Salento che il resto del mondo si accorgano della mia creatività”.

 

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Christian Montagna è nato a Poggiardo nel 1979. Cresciuto a Botrugno, nel 1996 consegue il diploma di Maestro d’Arte sezione disegnatori di architettura e arredamento presso l’istituto d’arte di Poggiardo e nel 2003 il diploma di pittura presso l’Accademia della Belle Arti di Lecce. Ha partecipato alle collettive “Inedito 2002” e “Indicazioni provvisorie”, alla terza biennale di pittura “Felice Casorati” e alla mostra d’arte contemporanea “Di-visioni Contemporanee”.

 

 

 

 

 


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