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Brindisi, "città d'acqua" … piovana! |
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Proseguono,
lungo il canale Patri, i lavori di “sistemazione idrogeologica”, del costo di
circa un milione e cinquecentomila euro, per la costruzione di una vasca a
cielo aperto di circa 20.000 metri cubi, che, secondo le intenzioni del Comune
di Brindisi, dovrebbe scongiurare in futuro nuovi allagamenti della zona della
Questura. La
costruzione ha suscitato commenti negativi, in quanto opere idrauliche del
genere hanno una logica e una giustificazione in zone interne, lontano dalla
foce di fiumi e canali. Dal punto di vista tecnico è un controsenso aver
realizzato le sponde del canale con un rivestimento “molto scabroso” (ovvero
con pareti molto ruvide), che rallenta, invece di aumentare, la velocità
dell’acqua a pochi metri dalla foce. Inoltre il livello dell’acqua nella vasca
sale con il livello dell’acqua nel canale, per effetto del principio dei vasi
comunicanti; di conseguenza, nel caso di esondazione, la vasca risulta già
piena e non è in grado di scongiurare un nuovo disastro. È stata demolita la copertura del canale in
prossimità di via Porta Lecce, contrariamente ai progetti del passato. È stato
realizzato un marciapiede per una passeggiata lungo l’argine, ma manca un
lampione a cui agganciare i lucchetti degli innamorati, come su ponte Milvio a
Roma. Adesso
Brindisi si dovrà tenere questa bruttura, orrenda da vedere e sporca; basti
pensare alla spazzatura trasportata dal vento. Come è a
tutti noto, l’acqua va dove incontra meno resistenza e apprendere “che è stato
rimossa l’ostruzione alla foce del canale” è la dimostrazione che l’allagamento
della Questura nel 2005 è stato causato dalla mancanza di manutenzione del
canale e, di conseguenza, dalla sporcizia e dalle ostruzioni esistenti. Ma
sconcertano la sicurezza e il compiacimento dell’assessore ai lavori Pubblici,
Cosimo Elmo, per “le opere realizzate con grande preveggenza poco a monte della
foce del canale” e le affermazioni che, durante le recenti piogge, la vasca “ha
fatto il suo dovere” e che va tutto bene malgrado si sia già in parte sfaldata.
Creano perplessità le affermazioni di tecnici, che ritengono insufficiente la
capienza della inutile vasca (di ben 20.000 metri cubi): è bene ricordare che,
con questa logica, è stata vincolata con la caratterizzazione ambientale (ossia
la verifica e il disinquinamento dei terreni) la zona industriale brindisina
(bloccando, in pratica, ogni iniziativa di sviluppo), con un’area di ben 5
volte più ampia della corrispondente zona di Porto Marghera, a Venezia. Ed è
tutto dire. Purtroppo
il pubblico denaro non sempre viene speso in maniera oculata; infatti sarebbe
bastato adeguare e pulire l’alveo del canale. Se invece l’intenzione era di
fare un’opera originale, nel rispetto dell’ambiente, utile e dilettevole per la
città (vista l’abbondanza di denaro da spendere, malgrado la crisi economica),
si poteva scavare e allargare il canale stesso per far avanzare il mare verso
il ponte ferroviario, creando un assetto urbanistico caratteristico, con “il
mare nella città” e realizzare un unico grande parco con il Parco Magrone.
Nell’antichità, infatti, il mare si inoltrava lungo la vallata del canale
Patri; in seguito la zona è diventata, a causa di varie vicissitudini storiche,
prima paludosa e poi, nel tempo, è stata interrata e bonificata. Un ritorno
alle origini del porto, così come creato da madre natura, avrebbe contribuito a
migliorare il progetto “Brindisi città d’acqua …… di mare”, senza trasformarlo
in “Brindisi città d’acqua …..piovana”.
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