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Antonio Quarta. Nel tempio del caffè salentino
"Quarta caffè, una piccola leggenda di periferia"   
di Valeria BRUNO

Benvenuti nella tempio del Caffé

Benvenuti nel tempio del Caffè. Qui dove il profumo è inebriante, aromi intensi ti avvolgono e tutto ricorda la storia di questa azienda salentina. Gli antichi macinini, vecchie caffettiere che oggi fanno epoca, foto in bianco e nero dei tempi andati ma certo non dimenticati. Questa è Quarta Caffè, memoria dei suoi antenati e voglia di futuro. Il suo condottiero ha lo sguardo risoluto e fiero. Lui che lo ha ereditato, di questo piccolo impero ne ha fatto una ragione di vita. Che coincide con la sua, sì, ma anche con quella della terra del Salento. Fin quasi a diventarne sinonimo. Dici Caffé Quarta e senti il profumo del barocco, intriso di una forza tutta salentina. Stessa forza, quella di Antonio Quarta. Sembra un guerriero, con la sua voglia di riscatto, le sue battaglie combattute per questo Salento. È orgoglioso d’essere stato antesignano di una cultura ambientalista avviata quando ancora neppure se ne parlava, mentre oggi a volte se ne fa moda vacua che dimentica la sua vera essenza. Lui è da trent’anni che ci crede. Con il Progetto Natura Quarta Caffè ha realizzato l’autosufficienza energetica dell’azienda con fonti rinnovabili e pulite: fotovoltaico, solare, eolico. Ma non solo. Antonio Quarta è impegnato in prima persona in interventi nel sociale, nel campo della solidarietà, nel settore del commercio e del turismo. E proprio non ci sta a vedere il Salento deturpato e depredato. <Il nostro territorio è saccheggiato da decenni ed è sempre più a rischio. È arrivato il momento di riappropriarci delle nostre ricchezze, riscoprire le origini e difendere la nostra economia>: questo afferma Antonio Quarta, la cui ricetta è creare un “local-marketing” <tra aziende salentine aperte tra loro, capaci di dialogare, di essere in osmosi con il mercato socio-economico di riferimento, coinvolgendo gli stessi consumatori>. Per il patron del caffè salentino, si rende indispensabile porre in essere una strategia di comunicazione che porti la gente a consumare il più possibile prodotti locali. Soprattutto oggi che il settore agroalimentare, composto per il 95% di piccole aziende, rappresenta una risorsa importante per l’economia del territorio. Ma la politica non aiuta. <Siamo stati danneggiati dai politici in una maniera drammatica>, afferma Antonio Quarta, facendo riferimento all’apertura selvaggia dei grandi insediamenti commerciali: <è stata un’assurdità dare mano libera a tutti quegli ipermercati che non hanno fatto altro che esportare la nostra ricchezza ed escludere i prodotti locali dai loro scaffali. Gli amministratori avrebbe dovuto creare regole ed equilibrio, dando spazio soprattutto al piccolo e medio commercio, che è sbocco naturale delle nostre aziende. Immettere ancora grandi insediamenti significa far chiudere centinaia di piccoli commercianti e decine e decine di aziende>.

L’analisi socio-economica dell’imprenditore salentino è spietata: <Lo sanno tutti che questo Paese affonderà sempre più perché ormai non si produce niente. Da molto tempo si fa solo una attività: esportare ricchezza. La delocalizzazione di tante aziende è un fenomeno in continua crescita, in compenso si importa di tutto e non si difende né il territorio, né i suoi marchi e prodotti>. <Pessimista io? No, la mia è una analisi oggettiva. Si vive solo con la speranza che prima o poi si prenda coscienza della situazione: quando si sarà toccato il fondo sapremo che così non si può più andare avanti. E la colpa è anche di una classe politica mediocre. Beati gli ottimisti, ma dovrebbero spigarci perché lo sono!>. Niente peli sulla lingua, Antonio Quarta sa essere duro e pungente. <Mi sono spesso esposto anche contro i miei interessi parlando degli ipermercati, con i quali peraltro io lavoro. Sono talmente tanti anni che ripeto le stesse cose che quasi mi scoraggio a continuare. Quel che dico è: ben vengano anche gli ipermercati, ma con regole ed equilibrio. Qui manca il buon senso. Nella nostra provincia il 90% del commercio è costituito da piccoli imprenditori e artigiani. Ma noi siamo stati capaci di tradire, tagliare, estirpare le nostre radici innescando un virus distruttivo delle nostre tradizioni. Se non ripartiamo dalla realtà produttiva del territorio, hai voglia a fare fiere e ad andare avanti cu li balli e cu li scherzi … qui va tutto a rotoli>.

E la stoccata è diretta alle amministrazioni locali <da decenni impegnate in eventi ed inutili manifestazioni. Il metro di misura degli enti pubblici non è più in termini di risposte date ai cittadini, ma in termini di eventi organizzati. Viviamo in una follia generale!>.

Forse proprio perché così critico, e dunque credibile agli occhi della gente, la politica lo ha solleticato. Partiti in fila per offrirgli candidature. Ma lui non ci sta. Difende la sua azienda, il suo essere puro imprenditore. È la storia della sua vita, infondo segnata fin dalla nascita. Unico figlio maschio, cresciuto nella casa del nonno, attigua alla vecchia torrefazione in San Lazzaro. Predestinato a seguire il padre e le sue orme. Tanto da volerne ancora portare il vessillo: innovazione tecnologia nella continuità di un solco già tracciato da don Gaetano, <pieno di valori e ideali rappresentati anche nel modo di lavorare. La nostra azienda è come una famiglia allargata, dove non ci sono “dipendenti” ma “collaboratori”>.

Il suo augurio è che la storia si ripeta. <Spero che almeno uno dei miei due figli possa in futuro appassionarsi a questa ‘missione’. Non è facile oggi portare avanti un’azienda, si è avviliti da tanti problemi, ci si scontra a volte con le stesse istituzioni che anziché premiarti ti mortificano. Tuttavia, desidero che questa “piccola leggenda di periferia”, come è stata definita da un esimio professiore, possa proseguire il suo percorso storico con la stessa forza e determinazione che mi è stata tramandata. Il segreto di tutto è avere passione>.

 

 


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