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La nascita del Popolo della Libertà. Per Raffaele Baldassarre sarà questo il partito del futuro |
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Roma ha vissuto un altro dei
suoi momenti storici più importanti: la nascita del Popolo della Libertà. Dopo
l’annuncio del leader Silvio Berlusconi, già in occasione della grande
manifestazione del 2 dicembre 2006, l’evento si è concretizzato nella tre giorni
romana del 27/29 marzo, portando nella Capitale migliaia di sostenitori e
simpatizzanti da ogni angolo del Paese. Il congresso, oltre che per la
fusione dei due partiti di Alleanza Nazionale e di Forza Italia, verrà di
sicuro ricordato per l’organizzazione curata nei minimi particolari e
l’interminabile flusso di persone che ha attraversato gli stand della Nuova
Fiera di Roma. La kermesse apertasi nel pomeriggio del venerdì ha visto, già
nella prima serata, gli interventi del presidente del Partito Popolare Europeo
Wilfried Martens e del leader Berlusconi cui hanno fatto seguito, nel giorno di
sabato, quello del Presidente Fini e di vari ministri, tra cui il Ministro
Raffaele Fitto, per concludersi poi domenica con l’elezione, per acclamazione,
di Presidente e organi del nuovo partito. A chiudere i lavori il discorso
finale del Presidente Berlusconi, accolto da una platea festante e gremita fino
all’inverosimile e dalle urla di coloro che, per motivi di spazio, non erano
riusciti ad entrare ma che a tutti i costi avrebbero voluto esserci. Tra i presenti ai lavori di
costituzione del neo partito anche il Consigliere Provinciale e Regionale,
nonché candidato al Parlamento Europeo, avv. Raffaele Baldassarre, cui abbiamo
chiesto di esprimerci la sua opinione in merito al futuro del PDL. “Il PDL è una grande operazione
politica, che perfino da sinistra hanno difficoltà a smontare, anche se, per la
verità, l’esperienza del PD insegna che non è facile mettere insieme storie,
tradizioni e culture diverse. Ma, mentre quella del PD fu un’operazione molto
verticistica, questo del PDL è un percorso, sancito da un risultato elettorale
avuto già lo scorso anno nelle politiche e successivamente nelle regionali di
Molise, Sardegna, Abruzzo. Ciò testimonia un processo di unificazione già in atto, pur con tutte le conseguenze e
le difficoltà che ci sono e che, sicuramente, ci saranno a livello locale. Il
respiro del partito è comunque molto ampio. Non è il partito di Berlusconi,
com’è stato indicato, può esserlo nel senso che ne è l’ideatore e colui che con maggiore tenacia ne ha perseguito il progetto, anche
realizzando una sua visione. È il partito del futuro, dei moderati, del
centrodestra italiano e si avvia ad essere un punto di riferimento non solo per
l’oggi. Il percorso di AN da partito nato sulle ceneri del MSI con radicamento profondo nella storia e nelle
ideologie della destra è di fatto esaurito, certo i valori, le idee e le
culture rimangono, c’è però un processo di maturazione che porta ad un approdo
nuovo. Anche Forza Italia, nata nel ‘94, oggi è un partito diverso. Tutto
questo fa del PDL non un’operazione affrettata, ne nata in un laboratorio,
ma grande operazione politica, con una
classe dirigente consapevole, con punti qualificanti in ordine ai programmi,
alle idee, alle prospettive. Nel congresso si è tracciata
l’idea di un centrodestra moderno, anche smarcato rispetto a certi luoghi
comuni, che affronta i temi dell’odierno in maniera scevra da preconcetti, con
un’apertura ed una modernità necessaria al rapporto fra generazioni, al patto
fra nord e sud, al tema delle immigrazioni, alla difesa dei valori della vita e
dell’uomo. Autorevole l’intervento di Fitto sulla riforma dello Stato, da cui è
scaturita grande attenzione verso i temi del Mezzogiorno e la consapevolezza
che lo sviluppo del Sud va di pari passo con quello del Paese. Nel Salento il processo PDL è
già iniziato, dopo le elezioni si potrà passare alla fase costituente eleggendo gli organi in ogni comune per
avere una strutturazione forte sul territorio, assolutamente necessaria. Mi
auguro che nel PDL possa maturare una classe dirigente nuova, che non ragioni
in termini localistici o personali, che scappi o cerchi piccoli contenitori
quando gli spazi si restringono, perseguendo scopi propri che nulla hanno di
politico. Il PDL sia un contenitore
ampio in cui si discute e ci si
confronta. Siamo tutti chiamati a lavorare in questo senso, abbandonando la
logica di destini ed approdi individuali a favore di scelte e soluzioni
positive e condivise>.
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