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Globalizzazione nefasta: tutti giù per terra |
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La nuova concezione e veste
tipografica di EUROMEDITERRANEO non ci fanno cambiare rotta né linea editoriale
rispetto agli otto anni passati, ma ci conferma, grazie all’interesse costante
ed il consenso di tanti lettori, che siamo sulla linea giusta nel rispecchiare
il pensiero, le valutazioni critiche, le attese e richieste del mondo
salentino, pugliese e meridionale, oltre che nell’intento di una corretta
informazione di quanto avviene sul territorio e dei suoi problemi. Chi scrive
intende perciò continuare a fare le sue note sulla panoramica di situazioni
generali o specifiche dall’alto del ponte (non di comando ma di osservazione)
della nostra nave editoriale. Puntando l’obiettivo sul quadro
globale emergono due dati di fatto. Primo, la constatazione che il cataclisma
economico-finanziario con effetti devastanti di recessione, aumento del costo
della vita, crescita esponenziale della disoccupazione, arresto dello sviluppo,
diminuzione degli aiuti per far emergere i Paesi più poveri dal loro stato di
arretratezza, incertezza sul futuro globale, è stato indotto da una gestione
irresponsabile, senza regole e senza controlli degli Istituti di Credito. La
tanto esaltata “globalizzazione” all’inizio degli anni 2000, si è rivelata la
globalizzazione dello sfacelo. Ad essa si aggiungano una guerra politicamente
indotta dall’industria degli armamenti, insieme allo scatenarsi di un
terrorismo islamico estremista, una concorrenza improvvisa sui mercati da parte
delle due nuove grandi potenze di Cina e India, l’alternarsi di aumenti e cali
del petrolio a fronte di inadeguati impegni per la creazione di fonti
energetiche alternative, i cambiamenti climatici cui non si riesce ad adeguarsi
e farvi fronte con strategie preventive perché non ci si vuole rendere conto
della loro prevedibilità dovuta ai cicli ritmici della Terra, come avviene da
milioni di anni. E se a ciò si aggiunge il mancato o troppo dilazionato impegno di tanti Paesi a diminuire l’inquinamento
atmosferico, per interessi economici interni dominanti, i fenomeni rischiano di
accentuarsi. A fronte di tutto ciò non esiste di fatto una linea di intervento
comune a tutti ed ancor meno una forza capace di controllare le cause e le
fonti di una belligeranza che scuote i vari componenti, essendo l’attuale
impostazione dell’ONU ormai impotente ed inefficace, mentre si moltiplicano
formule alternative (dai G5 ai G20 e così via ) che si occupano di tutto ma
senza una loro veste giuridica internazionale cogente e senza poi trovare tutti
concordi nelle azioni da intraprendere. Dal canto suo, la grande potenza
occidentale degli USA che progressivamente è andata ad identificarsi sul
dominante valore ideologico dell’economicismo, è stata la prima ad essere
travolta dalla recessione, trascinando con sé il mondo intero. Il secondo
elemento del quadro globale parte sempre dagli Stati Uniti con l’elezione
rivoluzionaria di un afro-americano: Obama, il quale intende rivedere tutta la
concezione e strategia di politica estera, economica ed ambientale (oltre che
quella interna) per un rinnovamento che contribuisca alla pace mondiale ed al
superamento del cataclisma finanziario. Cosa non facile e non certamente
rapida. Una ultima annotazione su questo quadro mondiale riguarda il pericolo
della fine dell’Occidente, per una progressiva islamizzazione demografica
dell’Europa e per il sempre più labile fondamento dei valori storici,
religiosi, culturali, sociali, etici, giuridici e democratici. Se al momento
ciò che sembra più urgente è il superamento della crisi economica, per il
futuro dobbiamo ritrovare il senso delle nostre radici che sono la nostra
stessa identità.
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