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Globalizzazione nefasta: tutti giù per terra
  
di Carlo SAVINI

La nuova concezione e veste tipografica di EUROMEDITERRANEO non ci fanno cambiare rotta né linea editoriale rispetto agli otto anni passati, ma ci conferma, grazie all’interesse costante ed il consenso di tanti lettori, che siamo sulla linea giusta nel rispecchiare il pensiero, le valutazioni critiche, le attese e richieste del mondo salentino, pugliese e meridionale, oltre che nell’intento di una corretta informazione di quanto avviene sul territorio e dei suoi problemi. Chi scrive intende perciò continuare a fare le sue note sulla panoramica di situazioni generali o specifiche dall’alto del ponte (non di comando ma di osservazione) della nostra nave editoriale.

Puntando l’obiettivo sul quadro globale emergono due dati di fatto. Primo, la constatazione che il cataclisma economico-finanziario con effetti devastanti di recessione, aumento del costo della vita, crescita esponenziale della disoccupazione, arresto dello sviluppo, diminuzione degli aiuti per far emergere i Paesi più poveri dal loro stato di arretratezza, incertezza sul futuro globale, è stato indotto da una gestione irresponsabile, senza regole e senza controlli degli Istituti di Credito. La tanto esaltata “globalizzazione” all’inizio degli anni 2000, si è rivelata la globalizzazione dello sfacelo. Ad essa si aggiungano una guerra politicamente indotta dall’industria degli armamenti, insieme allo scatenarsi di un terrorismo islamico estremista, una concorrenza improvvisa sui mercati da parte delle due nuove grandi potenze di Cina e India, l’alternarsi di aumenti e cali del petrolio a fronte di inadeguati impegni per la creazione di fonti energetiche alternative, i cambiamenti climatici cui non si riesce ad adeguarsi e farvi fronte con strategie preventive perché non ci si vuole rendere conto della loro prevedibilità dovuta ai cicli ritmici della Terra, come avviene da milioni di anni. E se a ciò si aggiunge il mancato  o troppo dilazionato impegno di tanti Paesi a diminuire l’inquinamento atmosferico, per interessi economici interni dominanti, i fenomeni rischiano di accentuarsi. A fronte di tutto ciò non esiste di fatto una linea di intervento comune a tutti ed ancor meno una forza capace di controllare le cause e le fonti di una belligeranza che scuote i vari componenti, essendo l’attuale impostazione dell’ONU ormai impotente ed inefficace, mentre si moltiplicano formule alternative (dai G5 ai G20 e così via ) che si occupano di tutto ma senza una loro veste giuridica internazionale cogente e senza poi trovare tutti concordi nelle azioni da intraprendere.

Dal canto suo, la grande potenza occidentale degli USA che progressivamente è andata ad identificarsi sul dominante valore ideologico dell’economicismo, è stata la prima ad essere travolta dalla recessione, trascinando con sé il mondo intero. Il secondo elemento del quadro globale parte sempre dagli Stati Uniti con l’elezione rivoluzionaria di un afro-americano: Obama, il quale intende rivedere tutta la concezione e strategia di politica estera, economica ed ambientale (oltre che quella interna) per un rinnovamento che contribuisca alla pace mondiale ed al superamento del cataclisma finanziario. Cosa non facile e non certamente rapida. Una ultima annotazione su questo quadro mondiale riguarda il pericolo della fine dell’Occidente, per una progressiva islamizzazione demografica dell’Europa e per il sempre più labile fondamento dei valori storici, religiosi, culturali, sociali, etici, giuridici e democratici. Se al momento ciò che sembra più urgente è il superamento della crisi economica, per il futuro dobbiamo ritrovare il senso delle nostre radici che sono la nostra stessa identità.

 

 

 


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